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Dopo quattro anni di gavetta, sperimentazione e partecipazione a diversi festival (tre dei quali vinti), nel 2010 è uscito ”Scrivere Il Cielo”, il primo album de Le Hibou subito definito dalla critica un “concept-album” proprio per la particolarità dei testi, la ricercatezza delle melodie e la sapiente mescolanza della strumentistica. Sei i brani proposti nei quali la morbidezza degli strumenti classici (pianoforte e chitarra), si mescola a vorticosità elettroniche che non permettono di classificare l'album in un unico genere musicale. Si passa, infatti, da rassicuranti atmosfere anni '70, a sonorità psichedelico-elettroniche che simboleggiano l'epoca contemporanea, quel mondo di tutti i giorni nel quale siamo costretti a vivere con tutte le contraddizioni che quotidianamente, direttamente o indirettamente, ci impone, per poi ritornare al punto di partenza in una spirale spazio-temporale, oltre che sonora, che stupisce ad ogni ascolto. Il disco inizia con un'overture sonora nella quale si avvertono nitidamente rumori domestici (una porta che si apre, un mazzo di chiavi che viene buttato sul tavolo e il gorgoglìo di una bevanda che viene versata in un bicchiere) che annunciano all'ascoltatore le fasi di preparazione del musicista in procinto di mettersi all'opera lasciando campo libero all'immaginazione di chi ascolta su cosa aspettarsi in seguito. Il mistero viene subito svelato da ”Allucinazione Reale”, il brano d'apertura, nel quale l'alternarsi soffuso delle voci di Azzurra Suraci e Simone Napolitano accompagnate da un sound che va in crescendo, creano un'atmosfera simile al sogno presto in grado di trasformare i suoni in immagini. Segue ”Primo Movimento”, pezzo nel quale si avverte con particolare forza l'inconfondibile impronta del poeta e scrittore Renato Spaventa, principale fonte d'ispirazione del gruppo nella produzione di questo loro primo lavoro. L'inquietante monologo di un'assassina e di un scrittore si trasforma rapidamente in un fitto dialogo tra i due personaggi, entrambi consapevoli della propria infelicità e del ruolo che sono costretti ad interpretare come un bravo attore sulla scena. E' la degna continuazione dell'allucinazione precedente che, lungi dall'abbandonare l'ascoltatore, lo rende partecipe della molteplici forme nelle quali è in grado di trasformarsi. Si continua con il dittico Incontro I-Incontro II , nel quale il malessere dei personaggi narrati è rafforzato da aspre schitarrate e colpi di batteria terminando nella rassicurante dolcezza del piano forte quasi fosse l'unico rimedio per placare la furia dei sentimenti precedentemente svelati. Ne ”Il Ciclo Incredibile Della Vita”, invece, la voce di Azzurra svela tutta la sua potenza diventando essa stessa strumento tra gli strumenti ed evidenziando in maniera esponenziale l'intento di protesta di cui questa canzone si fa carico. S'inserisce perfettamente nel contesto la title track ”Scrivere Il Cielo”, intermezzo unicamente musicale che sfocia senza staccare nell'ultimo pezzo, ”Nell'Attesa Dell'Alba”, blues psichedelico ricco di arrangiamenti black. A chiudere un'”Underture”, velocissimo rewind di tutto ciò che si è appena ascoltato riportandoci al punto di partenza. Un disco altamente sperimentale, insomma, la cui bravura dei componenti è riscontrabile sin dal primo brano. Non a caso, proprio in una recente intervista al gruppo, la cantante Azzurra Suraci ha dichiarato che, fin dal loro primo incontro, lo scopo principale de Le Hibou è sempre stato quello di fare “una musica non convenzionale e aperta alle contaminazioni”. E se vi sembrano troppo criptici o misteriosi, non dimenticate che dietro il suo sguardo il Gufo nasconde sempre qualche segreto.
Articolo del
27/06/2011 -
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