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Juno MacGuff (Ellen Page) ha sedici anni. Fissa una poltrona abbandonata in giardino, ingollando litri di succo di frutta, chiedendosi come è possibile che sia rimasta incinta. Già, perché è precisamente sulla poltrona in questione che lei e Bleeker (Michael Cera) hanno fatto sesso. Per noia, per amore, perché era quello che volevano. Il risultato non cambia. Come va affrontata ora la vita? Juno si confessa ai genitori. Ha il supporto della sua migliore amica. Decide di dare in adozione il bambino e la scelta ricade su di una coppia ricca (Bateman e Garner), con una bella casa e una bellissima vita da offrire al nascituro. Juno cresce, non solo fisicamente, e con il passare delle stagioni, si rende conto di che cosa significa maturare, diventare grandi. Un bel cambiamento.
Jason Reitman traduce in film la sceneggiatura di Diablo Cody (spero sia semplicemente uno pseudonimo). I due trionfano alla scorsa festa del cinema di Roma e conquistano l’Oscar (per la miglior sceneggiatura) in quel di Los Angeles. Cominciano a girare recensioni più che entusiastiche e si crea un’aspettativa enorme. La pellicola incassa più di 140 milioni di dollari solo negli Stati Uniti, polverizzando il budget irrisorio e rivelandosi il vero successo di questo 2008, ripercorrendo la strada battuta da Little Miss Sunshine solo un anno fa. Mi siedo in sala conscio che nella maggior parte dei casi, una grande aspettativa si traduce in grossa delusione. Bastano i titoli di testa (splendidi) a farmi capire che probabilmente tanto entusiasmo era ed è più che giustificato. Juno non è un film fracassone o scandaloso. Non ha una mega produzione alle spalle e nemmeno un regista famosissimo (Reitman ha esordito con Thank you for smoking). Eppure è un grandissimo film. Il perché sta tutto nella storia e nella protagonista. La prima è semplice, lineare e “qualunque”. Lo sviluppo la rende irresistibile. Ironia e imprevedibilità sono il filo conduttore. Le emozioni semplici sono le più difficili da spiegare, da trasmettere. Ellen Page incarna perfettamente la ragazza speciale, l’outsider interessante. E lo fa con una dolcezza incredibile, non si può non amarla, con i suoi pregi e le sue contraddizioni da adolescente in crisi. La gravidanza, la maturità, la società critica, la pedofilia e l’aborto sono tematiche che in qualsiasi film italiano verrebbero affrontate con il piglio della serietà a tutti i costi, con famiglie che si sfasciano e trentenni in crisi che ansimano. Juno ribalta le regole, sovverte il sistema. Siamo partecipi della crescita di una ragazza che, cosciente di quello che le sta accadendo, deve per prima cosa capire se stessa. La gravidanza e il passare del tempo e delle stagioni la renderanno sempre più cosciente che il mondo è fatto da tante persone, i ricchi, i poveri, quelli che ti amano e quelli imbranati e che si impara a vivere un pochino per volta. Vedere la vita attraverso la prospettiva di chi la vive (in questo caso una sedicenne) e saper trasmettere le stesse sensazioni è un compito decisamente arduo che Reitman sa gestire nel migliore dei modi. Avanti allora con una colonna che spazia da Cat Power a Belle and Sebastian, musica indie per un film indie. Il cast regge i personaggi in modo credibile ed efficace e dà spessore. Ottimi Bateman e Simmons, perfetto Cera, ma l’attenzione è tutta rivolta a miss Page, meravigliosa ragazza di periferia.
Come per Paranoid Park di Gus Van Sant, vale il discorso che non bastano tanti soldi per fare grandi film, basta una storia in cui si crede, basta avere le idee chiare su cosa si vuole dire e serve veramente tanta passione nel farlo. Il risultato in questo caso è un lavoro semplice eppure estremamente stratificato, un fumetto che riesce a entrare nell’immaginario adolescenziale in punta di piedi per restituirne tutta la splendida complessità. Divertente e commovente. Triste e irriverente, che non giudica, ma cerca di far pensare. Uno di quelli che non ci si smette mai di vedere e rivedere.
Articolo del
07/04/2008 -
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