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Avete voglia di gustarvi una splendida favola? Con la musica nel cuore, statene certi, non rimarrete delusi. Non c’è termine più adeguato per descrivere questa bella pellicola, tutta intrisa di sentimenti ed emozioni: una fiaba, buonista ma commovente, che riesce a non suscitare nello spettatore quella sensazione di “già visto” nonostante alcuni passi della sceneggiatura siano di fatto triti e ritriti.
La storia si articola tra un grande amore distrutto dagli eventi, un bambino rimasto orfano e alla disperata ricerca dei genitori e il suo grandissimo talento musicale celato dietro i soli undici anni anagrafici.
La regia di Kirsten Sheridan ci propone una romantica e indissolubile storia nata una notte qualsiasi su un tetto qualunque tra due giovani musicisti. Lui, il bel Louis Connelly (interpretato dall’algido Johnatan Rhys Meyers, già visto in Match Point e in Mission Impossible III) è un chitarrista rock solitario e sognatore. Lei, l’angelica Lyla Novacek (Keri Russell), è una violoncellista di successo, con le ali tarpate da un padre padrone che cura la sua carriera e la sua vita privata. Da questa fugace unione nascerà (guarda un po’…) un vero e proprio genio della musica, allontanato da un destino crudele dai genitori che, oltre ad essere ignari della sua esistenza, saranno costretti a rinunciare al loro amore.
Ribattezzato August Rush (Freddie Highmore) da un poliedrico Robin Williams, pappone e patrigno di una schiera di giovanissimi musicisti di strada, il piccolo orfanello tenterà il tutto per tutto per ritrovare i suoi genitori. E contemporaneamente scoprirà, prepotenti e incontrollabili, le sue straordinarie capacità artistiche.
Nonostante la prevedibilità dell’evolversi degli eventi La musica nel cuore non manca di alcuni guizzi di originalità. La combinazione tra lo scorrere cronologico del tempo e i continui flashback mantengono un dinamismo della scena armonico e coerente. Ottima, poi, la colonna sonora di Mark Mancina e la dorata fotografia di John Mathieson, che mettono in stretta relazione una bellezza che può venire dai suoni dalla più rude vita di strada come dal più sofisticato concerto di musica classica.
E se l’amore vince su qualsiasi cosa, è più forte dello spazio e del tempo, dell’odio e del pregiudizio, questa ingenua morale rende il finale un po’ troppo melenso. Ma ai più sognatori consigliamo, comunque, di tenere sotto mano un soffice fazzoletto.
Articolo del
17/12/2007 -
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