|
Vedendo i film di Muccino non posso fare a meno di pensare ad Andrea De Carlo. Talento sicuro stile perfetto, mestiere consolidato: entrambi ottimi narratori, insomma, ciascuno a proprio agio con il proprio mezzo di comunicazione, rispettivamente la pellicola e la carta stampata. Lo standard di qualità, poi, resta buono nel tempo, nonostante produzioni non proprio parsimoniose. Gli slanci, tuttavia, sono radi, le illuminazioni poco frequenti: la vita sta lì per essere raccontata e non vale la pena elaborarla troppo. “Ricordati di me” consolida questa sensazione: interno villetta medio borghese ai Parioli (è credibile la Morante che afferma “…passata la paura di non arrivare a fine mese con i soldi”?), famiglia standard (papà in giacca e cravatta, mamma in classe, figlia “piaciona” e figlio “cannarolo” in crisi di crescita), tradimento standard (amante quarantenne coraggiosa e affascinante, perfetta la Bellucci), critica standard alla televisione (Taricone è capace anche di recitare….), finale mesto standard. Basta affacciarsi alla finestra di casa, scambiare due chiacchiere con il collega o la collega di stanza in ufficio, raccogliere le confidenze del barbiere o del fruttivendolo sotto casa, e la trama è fatta, la vita si racconta da sé con i suoi falsi drammi, le sue pretestuose svolte, le piccolezze di tutte le comunità di questo sfavillante occidente. Il vero senso delle cose, il fluire ininterrotto di azioni e pensieri scorre accanto a quei personaggi, li sfiora solamente, così impegnati come sono a recitare una parte omologata come i panini di McDonald’s. Intendiamoci, andando al cinema non vorrei vedere solo drammi o parabole impegnate, vorrei solo che si facessero scelte precise: da qualche parte ho letto che chi si prende l’onere di raccontare la vita agli altri dovrebbe farlo per paradossi, raccontando vicende straordinarie o quanto meno di esemplare unicità. Lo scrittore svedese Bjorn Larsson, ad esempio, nel suo ultimo libro “L’occhio del male” fa dire ad un personaggio che leggere romanzi serve per imparare a vivere, per conoscere della vita anche ciò che direttamente non si sperimenta. Con i film di Muccino questo non mi sembra che accada, tanto meno con “Ricordati di me”. Il minimalismo narrativo andava bene negli anni ottenta, come risposta per l’appunto minimale alla società del boom economico e degli yuppies con la Golf; oggi stanca e neanche diverte. Opinione personale…
Articolo del
06/03/2003 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|