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Il regista Robert Luketic conferma la sua specializzazione nella commedia romantica ma quella sottogenere “rosa confetto”, dopo La rivincita delle bionde, ne ripete la formula con il suo secondo lungometraggio Win a date with Tad Hamilton (t.i. Un appuntamento da Sogno). Una teenager-commedy, cucita a dosso ai fichetti di turno: Kate Bosworth (Rosalee), Josh Duhamel (Tad) e Topher Grace (Pete) che ricalca i cliché della commedia per adolescenti con tutti gli ingredienti al posto giusto e le gag – inutili e prevedibili (la sequenza più banale è quella in cui Pete, solo, a casa, pensa a Rosalee che sta con Tad, fa zapping per distrarsi, ma s’imbatte su tutti i canali nella figura dell’attore) – tipiche del genere. Classico appuntamento che si fa ammirare solamente come un filmetto estivo con un target mirato, calcolato con matematica precisione dai nostri distributori, che fanno man bassa dell’infinita e copiosissima immondizia, robaccia dozzinale che Hollywood ri/propone al nostro paese soprattutto alla fine della stagione. Il Luketic mestierante/regista di turno del cinema medio made in Usa, affronta qui una sceneggiatura, di un certo Victor Levin che procede a strappi, sia nella fabula che nei dialoghi. Il risultato è un film che purtroppo non concede novità o emozioni allo/a spettatore/spettatrice. “Cambiando l’ordine dei fattori il prodotto non cambia” dice una nota regola matematica, che a noi sembra calzare a pennello anche per questa plurima storia di Cenerentola contemporanea: cambiati gli attori la storia risulta la stessa. Rosalee giovane commessa in un negozio della provincia rurale americana del West Virginia sogna ad occhi aperti di incontrare il suo attore preferito Tad Hamilton. La fantasia diventa realtà quando Rosalee vince, in occasione di un concorso di beneficenza, una serata da impiegare con lui in un ristorante hollywoodiano. Tra l’invidia dell’amica e la disperazione di Pete collega/spasimante/amico segretamente innamorato di lei - che farà di tutto per mandare a monte la loro unione -, la storia procede in una crescente ascesa dell’“american dream”. I due innamorati di turno avranno la meglio come da copione, tra situazioni strampalate e prevedibili? L’innocente, brava americana quale dei due spasimanti sceglierà: quello ricco, forte e famoso o l’altro il ragazzo della porta accanto? Naturalmente, non celiamo il mistero, anche se l’opera gioca la carta prevedibile del lieto fine, il prodotto finale, omologo a tanto cinema superficiale, più che di contenuti, produce in fondo solo un crescente stato di noia. Il film rispetta le regole classiche della commedia: un’inizio e una fine circolari come nella miglior tradizione, un prologo equilibrato, interrotto da una serie di equivoci che complicano la vicenda per arrivare ad un epilogo a lieto fine. Se vogliamo – a tutti i costi - rinverdire Un appuntamento ci sembra che quest’ultimi aspetti lasciano affiorare alla lontana, una parentela con il film di Luketic, rimandandoci a una delle principali tipologie di personaggi femminili della commedia romantica americana degli anni Trenta, come le Cenerentole che emergevano dalla penna di Ben Hetch e dalla macchina da presa di Billy Wilder. In quelle vecchie pellicole come in questo film le virtù venivano premiate dalla promozione sociale e il modello narrativo è appunto la fiaba di Cenerentola (p.e. dicotomia tra la semplicità di Rosalee e la classe di Tad). I milionari annoiati che facevano gli scemi per passare il tempo vengono qui sostituiti dalla più moderna star del cinema. Le Cenerentole - oggi come allora - sono fornite in partenza delle virtù necessarie, assistono senza grandi sforzi al verificarsi di una serie di circostanze fortuite che le vedono realizzate e trionfanti. Autentico omaggio a tutti quei film che più che alla realtà si ispirano alle favole in versione contemporanea, ma questo buonismo è davvero stucchevole. Insomma sarà anche una favola contemporanea ma è soprattutto un film noioso! Rammaricati del fatto che, nel ruolo del protagonista, sciupi il proprio talento Topher Grace, il quale già si era distinto nel cast di Traffic (2000), speriamo almeno nei migliori fasti del personaggio femminile Kate Bosworth (vista nel L’uomo che sussurrava ai cavalli) che vestirà i panni della moglie del rivale di Frank Sinatra, il grande cantante degli anni ’50/’60 Bobby Darin, con la regia di Kevin Spacey. Un consiglio spassionato, se proprio volete andare al cinema di questi tempi: andate a vedere l’hi-tech-horror One Missed Call (t.i. The Call. Non rispondere), inserito sfortunatamente, ma consapevolmente all’interno delle strane e estive strategie di palinsesto della nostra industria cinematografica, che rischia ahimé di essere sottovalutato.
Articolo del
27/07/2004 -
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