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Formicaio Sanremo: un centro gremito, caotico, adrenalinico, elettrizzante. La città dei fiori, durante la settimana del festival, si trasforma in un reticolo di eventi, iniziative, piazze piene. Una faticaccia anche per gli inviati chiamati a documentare la kermesse più seguita d’Italia. Non a caso, tra gli addetti ai lavori, la settimana sanremese è chiamata anche settimana santa. In effetti la via crucis c’è, soprattutto per arrivare nelle sedi di lavoro, nonostante l’ambito pass. Code, controlli continui di sicurezza, tese sfiancanti, spintoni e qualche parolaccia. Per giungere a destinazione è un vero percorso ostacoli.
Quest’anno, per fortuna, la zona di via Palazzo, una delle arterie nevralgiche che conducono al Teatro Ariston, ha subìto una riduzione della stretta controlli, che negli ultimi anni, sia per l’antiterrorismo che con i nuovi afflussi post-pandemia, era diventata impraticabile, con code anche di oltre un’ora per percorrere pochi metri. Restano controlli ferrati e metal detector nelle zone nevralgiche: l’accesso a via Matteotti (dove c’è appunto il teatro), piazza Colombo con i concerti gratuiti del Suzuki Stage, la zona del Palafiori (dove sorge una delle sale stampa ma anche Casa Sanremo, l’hospitality con tanti eventi collaterali).
Anche quest’anno sono due le Sale Stampa allestite: la prima al Roof del Teatro Ariston, riservata a testate cartacee o a grossi gruppi mediatici, che vota il Premio della Critica Mia Martini. La seconda al Palafiori, anche sede di Casa Sanremo (il salotto delle celebrità con diversi eventi collaterali), formata dalle testate radio, tv e web che vota il Premio Lucio Dalla (artista a cui è stata dedicata la seconda sala stampa).
Uno dei momenti più gettonati dai giornalisti è quello delle prove aperte alla Stampa del lunedì pomeriggio, il giorno precedente l’inizio del Festival. Ma anche in questo caso, ogni anno si crea un certo caos, perché i posti sono limitati e non tutti riescono ad accedere; per esempio, anche nel caso delle prove duetti-cover molti sono rimasti fuori a causa della ridotta capienza e della scelta - hanno comunicato da parte delle discografiche - di aprire solo la Galleria, con una capienza ancora più limitata.
Quest’anno il Festival è stato più diffuso di qualsiasi annata precedente: lo dimostrano le migliaia di richieste da parte di aziende e sponsor alla ricerca di spazi dove presentare i propri prodotti. A molti è stato detto di no, mentre chi è riuscito a conquistarne uno, ha dato spazio alla fantasia montando in un attimo vetrine e palchi a tema.
Folla ovunque per acciuffare qualsiasi tipo di gadget: fiori, make up, portachiavi, cappellini, pupazzi e chi più ne ha più ne metta: l’obiettivo è anche quello di “beccare” qualche vip per farselo autografare al volo.
Tanti anche i corner nati per dialogare tra pubblico e artisti: sia nelle caratteristiche piazzette del centro, sia sul lungomare, con gli stabilimenti balneari trasformati ad hoc. Uno di questi si è trasformato in Casa Vessicchio, per omaggiare il compianto maestro scomparso prematuramente da poco.
C’è poi l’hotel-tour, ovvero la caccia a dove alloggiano i cantanti, con veri e propri appostamenti di ore per cercare di vedere affacciare dai balconi i propri beniamini: non solo tra le location del centro, ma anche negli alberghi più defilati.
Tornando alla vita del giornalista a Sanremo, non è di certo una passeggiata: chi è a casa immagina una settimana glamour all’insegna di vita mondana e feste (certo, ci sono anche quelle per chi ha ancora energia notturna), ma la verità è che gli alloggi costano sempre di più (e spesso sono introvabili), si corre da mattina a sera e non si ha tempo di tirare il fiato.
La giornata parte con le conferenze stampa mattutine, seguite da quella giornaliera istituzionale; nel pomeriggio altre conferenze con gli artisti (ma ci si deve mettere in coda ore prima per riuscire a prenotare una domanda) e poi la diretta (e per i giornalisti accreditati ulteriormente, la votazione).
Anche i giornalisti sognano di entrare in Ariston durante la puntata, ma devono sperare nell’estrazione quotidiana di un fortunato biglietto. Naturalmente, oltre a tutto questo ci sono le corse alla ricerca dei vip fuori dai ristoranti, intorno all’Ariston e un po’ ovunque, la forsennata ricerca telefonica di contatti inseguendo gli uffici stampa e, sempre se avanza tempo, un panino al volo sperando in qualche evento-aperitivo che, oltre alla fame di cronaca, colmi, almeno, i morsi dello stomaco
Articolo del
01/03/2026 -
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