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Ho sempre amato un certo post-rock, di quello che si sospende e che non trova pace e un equilibrio finale. Ho sempre pensato doveroso lasciar da parte ogni didattica e abbandonarmi al suono che qui, come in tutti quei casi in cui la scrittura cerca didascalie classiche e scuole “alte” del genere, sembra tornare sempre dentro circolarità lisergiche e psichedeliche. Si intitola “Impulse, Surrender!” Il nuovo EP - un 45 giri digitale (che avrei voluto su un 7 pollici per davvero) - del nuovo futuro dei Northway, progetto che sembrava accantonato e che invece, in una nuova line-up, ha ritrovato il vigore e la forza necessaria. Ed eccoci qui a due passi dell’infinito, dalla resa, e dall’impulso di rinascere…
Si torna a dar voce ad un progetto che rischiava la deriva. Perché riportarlo in vita e non cambiare identità vista la nuova formazione? TEO: Ero convinto che i Northway avessero ancora qualcosa da dire e pur restando una piccola realtà negli anni ci siamo costruiti un gruppetto di estimatori e seguaci, quindi per me il NOME e il PROGETTO meritavano un proseguimento. Abbiamo avuto un lungo momento di stallo e la resa è stata una tentazione. Ma quando ho chiamato e proposto a Labo di tornare, tutto si è rimesso in moto come per magia e i nuovi innesti hanno ridato forza, energia e aperto a un nuovo immaginario. Io sono membro fondatore di questa band e amo quello che facciamo, non vorrei fare altro.
LABO: I due nuovi musicisti, Brambo alla batteria e Simone alla chitarra, avevano molto apprezzato i nostri lavori precedenti. E’ stato naturale anche per loro proseguire il discorso musicale già esistente, discorso che in futuro andrà di sicuro ad ampliarsi grazie al loro bagaglio musicale, stilistico e umano.
Quanto le due nuove maestranze hanno alterato e quanto invece hanno rispettato il suono originario dei Northway? TEO: Fino a qui abbiamo rispettato il suono originale dei Northway portandolo a un’evoluzione, abbiamo aperto alle influenze dei nuovi componenti e ci siamo lasciati andare inserendo suoni e parti dove in passato ci saremmo limitati per rimanere più coerente al genere e al “classicismo” del post rock. Secondo me però l’impronta dei nuovi arrivati non si è ancora espressa del tutto e solo nei pezzi che stiamo componendo ora verrà fuori il vero potenziale di questa nuova formazione.
Lunghe strutture visionarie tra psichedelia e post-rock: sembra che il futuro non intervenga dentro questo presente dei Northway o sbaglio? Ci sono ampie radici ai classici di questo stile… SIMONE - Capisco l’osservazione: negli ultimi anni il post-rock non ha fatto grandi passi avanti e spesso le strutture si somigliano, rendendo difficile trovare una forte identità o veri scarti creativi. Io stesso ho ascoltato molto post-rock tra il 2000 e il 2010, quando il genere era in pieno fermento, ma oggi lo ascolto pochissimo e vengo da percorsi musicali molto diversi. La nostra scelta non nasce dal voler innovare a tutti i costi il genere, ma dal piacere di suonarlo. È, in parte, una scelta egoistica: suoniamo questa musica perché ci diverte e perché è un linguaggio comune che ci permette di esprimere emozioni che ci rappresentano. Forse a volte è più divertente suonare un disco post-rock che ascoltarlo, ma per noi è una sorta di “giostra” in cui far confluire i nostri mondi personali. Ognuno porta influenze diverse: dal pop italiano allo shoegaze, dalla new wave più scura allo stoner, fino a suggestioni più glam. Magari nella totalità della canzone non si percepisce subito una distanza netta dal genere, ma nelle microstrutture, nei dettagli, nelle sfumature degli arrangiamenti emergono le nostre personalità. La vera sfida, ora, è rendere questi micro-mondi ancora più evidenti, farli arrivare all’ascoltatore in modo più diretto e immediato, senza perdere la coerenza del nostro suono (o forse sì, non importerà).
LABO: Attualmente siamo e rimaniamo prevalentemente un gruppo post-rock ma, rispetto ai lavori passati, abbiamo attinto meno al classico post-rock per aggiungere tocchi più personali derivanti dai nostri ascolti. Oltre ai già citati new wave, shoegeaze, aggiungerei anche un po’ di dark, grunge, dreampop, psichedelia, drone, ambient….
Se invece intendi dire che non stiamo inventando nulla di nuovo ti do pienamente ragione. Ma non siamo i Radiohead, i Talking Heads nè facciamo parte delle avanguardie sperimenti alla Cage, La Monte Young, Terry Riley… Siamo una band che sta suonando la musica che ci piacerebbe sentire. E poi in fondo, c’è davvero la necessità di inventare sempre qualcosa di nuovo? Di cercare di inventare qualcosa di meglio? In fondo "Il meglio è nemico del bene"
Visionario il suono e la forma… ma un video? Ce lo saremmo attesi… TEO: Sì ci abbiamo pensato non lo nego, ma la spesa non è indifferente e in un auto produzione come la nostra ogni spesa va misura e ponderata. Oltre tutto facendo pezzi non certo “cortissimi” come i nostri c’è tanto video da girare e riempire. Però abbiamo preparato delle visual da utilizzare come sfondo nei nostri live, cosa molto importante nel nostro genere. Questo ultimo upgrade è merito di Simone che si diletta ed è molto bravo anche in questo campo.
SIMONE - La nostra musica nasce per evocare immagini, soprattutto quelle che ognuno si costruisce dentro mentre ascolta. In questo senso ci piace pensare che possa avere anche una dimensione cinematografica. Personalmente amo lavorare con immagini e video, ma sono consapevole che quello del videomaker è un mestiere complesso (io sono un amatore ma ringrazio Teo e gli altri per la stima e la fiducia). Sto cercando di curare delle visual per i nostri live, e magari da lì potrà nascere qualcosa da sviluppare. Però per un brano di otto minuti realizzare un video all’altezza non è semplice, quindi vogliamo prenderci il tempo giusto.
Due brani così starebbero bene dentro i solchi di un vinile. Ci avete pensato?
LABO: Il desiderio di realizzare un vinile alberga sempre dentro di noi. Per questo ultimo lavoro però, data la lunghezza dei pezzi, avremmo dovuto optare per un 33 giri.. ma un 33 giri per due soli brani è uno spreco di materiale fossile oltre che ad avere un costo molto alto e che avremmo dovuto fare gravare sulle tasche dei nostri ascoltatori. Però in futuro, un LP da 33 giri con 5 o brani.. perché no?
Articolo del
16/02/2026 -
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