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Blind Melon
La tristezza dei Sex Pistols, i ricordi dei Blind Melon
27/02/2006
di
Morrisensei <
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"Non veniamo siete urina nel vino". Così ciò che rimane dei Sex Pistols nei confronti dell'istituzione Rock And Roll Hall Of Fame. Così inizia un weekend velato di tristezza e ricordi. I Pistols appartengono alla tristezza. I Blind Melon ai ricordi. Purtroppo sono due i fattori che non hanno reso giustizia in vita alla band di Los Angeles. L'approccio hippie e fortemente seventies della loro musica e della loro attitudine (non è un caso che i cinque provenissero da stati come Indiana, Mississippi e Pennsylvania) e quella sciagurata partecipazione di Shannon Hoon ad "Use Your Illusion" e conseguentemente al videoclip dei Guns N'Roses (si quello sul grattacielo..."Don't Cry"). I Blind Melon sono stati un gruppo enorme. Da riscoprire nella brevità di due splendidi album. Ma questo editoriale (serio) vuole essere un tributo ad Hoon. L'occasione mi viene data da un DVD. Uno speciale americano dedicato alla band e soprattutto a Shannon, ragazzo di Lafayette (riuscite a capire da dove nasce l'amicizia con Axl e compagni?) nato nel 1967, che agli inizi degli anni '90 decide di provare a vivere nella città degli angeli. Una mecca luccicante che durerà lo spazio di qualche anno. Los Angeles non è Seattle. Ma i Blind Melon vengono accorpati al movimento grunge anche se nelle vene scorre la tradizione che si chiama Lynyrd Skynyrd, Grateful Dead, Led Zeppelin e Neil Young. Del resto sono coordinate care anche ai più celebrati Pearl Jam. In questo straordinario speciale - in Italia li facciamo ancora su Little Tony, sui favolosi anni '60 e su Alex Britti che dice che va a Sanremo perchè gli piacciono le città di mare!!! - scorre la vita artistica del quintetto e quella di un ragazzo tormentato. Un simpatico e carismatico hippie all'epoca del platinato debutto omonimo (1992) trainato dall'ormai celebre video di "No Rain" (ricordate la paffuta ragazzina vestita da ape?). Ma c'è di più. In quel disco è compresa una canzone profetica: "Change". Un campanello d'allarme che Shannon scrive così: "I know we all can't stay here forever so I want to write my words on the face of today and they'll paint it". Profetico e toccante come prima di lui era stato Andrew Wood e come dopo di lui sarà Layne Staley. Un destino strettissimo. Legato dalla fragilità e dall'alienazione. Tra il 1994 ed il 1995 Hoon viene arrestato per vari reati, i problemi con la droga si fanno sempre più pesanti, entra in un centro di riabilitazione, completa il secondo (bellissimo) album "Soup". E' un disco oscuro. Liricamente dark. Hoon affronta in maniera vivida e tagliente i temi della mortalità. Della sua dipendenza. Della violenza. Della disperazione. In questo filmato spiccano le immagini di un concerto (siamo nel 1995) del settembre di quell'anno. E' appena nata Nico Blue, la figlia di Shannon, che appare sul palco con i capelli corti con la riga da una parte ed un ciuffetto sulla fronte. E' l'unico richiamo alla sua giovinezza che non c'è più. Camicia bianca, aspetto spettrale, occhi cerchiati dalla matita nera, trucco che ben presto (con il sudore) scivolerà come lacrime sul viso di un Pierrot. La voce si è fatta roca, il sound ha perso la vocazione psych ed è assolutamente alternative. Shannon commuove. Non si risparmia. Salta e vola tra il pubblico. E' l'ultima rappresentazione di una vita compressa e bruciata. Viene infatti ritrovato morto nel tour bus un mese dopo a New Orleans (11 ottobre). Il referto parla di overdose accidentale di cocaina. Shannon aveva 28 anni. "I don't know what I've gotten into but I'm glad that it's now instead of sooner".
Grazie.
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
27/02/2006 -
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