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Premiata Forneria Marconi
“Dracula” Opera Rock
7/02/2006
di
Claudio Biffi
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Presentazione atipica, quella di ieri al Gran Teatro di Roma, dell’Opera Rock “Dracula”, presenziata da David Zard in persona con la partecipazione di tutti gli attori, ballerini ed addetti ai lavori che hanno dato un assaggio di quello che si presenta come un vero e proprio evento sullo stile della produzione del “Notre Dame de Paris” musicato da Cocciante. Qui i protagonisti musicali sono i terribili “vecchietti” della PFM, ed in particolare Premoli e Mussida, che si sono divertiti dall’alto del loro trascorso “progressive rock” a tracciare le linee musicali dell’intera opera. Nell’attesa dell’esibizione ho incontrato un paio di componenti del corpo di ballo ed uno dei cantanti, Fabio Privitera che ha il ruolo di Renfield (il matto) che per chi ha apprezzato la versione cinematografica di F.F.Coppola, era interpretato in modo straordinario da Tom Waits, e da lui ho saputo di come è giunto circa due anni fa ai provini e della sua esperienza in una band metal di Novara e della necessità di fare nuove esperienze sul campo con tutta la passione che un giovane ha nella musica ma che a volte lo obbliga a svariare su tutti i fronti, ed oggi questo delle cosiddette “opere rock” è una ottima possibilità per farsi conoscere. Nel nostro paese purtroppo la musica è ancora considerata un qualcosa di “anomalo” per poterla considerare a tutti gli effetti uno strumento culturale e non tutti hanno le possibilità finanziarie di David Zard per mettere assieme questo tipo di progetti dando spazio a giovani semi sconosciuti e definiti da lui stesso “anfore vuote da riempire con il talento” e consegnati alle sapienti mani del regista argentino Alfredo Arias (che ha nel suo curricula lavori all’Operà di Parigi) che pazientemente ne sta forgiando il carattere ormai ad un mese dal debutto. Dal primo ascolto si capisce che la PFM ha dato fondo agli sconfinamenti musicali del rock passando dalle sfumature pop a quelle heavy, senza tralasciare venature jazz e armonie melodiche mantenendo ferma però la base sinfonica supportata da orchestra e cori che guidano l’intera trama, la cui metrica è stata scritta da Vincenzo Incenzo che nelle note di presentazione del libretto dichiara del perché la scelta sia caduta su un personaggio come Dracula, personaggio immaginario creato da Bram Stoker nel 1897, ma soprattutto “perfetta metafora della complicata realtà dei nostri giorni, in cui la paura verso chi non si conosce, il frazionamento del nostro io, la paura di amare e la necessità di trovare un caprio espiatorio per liberarci dalle nostre colpe sono teatro del dialogo tra il coltello e la ferita”. Alla fine Dracula benché avvolto da un alone leggendario e dalle superstizioni popolari mostra una complessità di aspetti profondamente umani e marcatamente “fisici”, il succhiare il sangue esprime il rifiuto di ogni autorità e di ogni proibizione e si alimenta dei desideri nascosti di chi poi lo condanna e lo costringe a fuggire ed a viaggiare in continuazione fino a quando non ritrova Mina e con essa l’amore e la passione, unico strumento per riconciliarsi con il mondo che aveva incautamente lasciato, ma il ritorno è purtroppo amaro perché lo mette di fronte alla realtà che in sua assenza è profondamente mutata. Questa l’idea dello scrittore dei testi, ma forte si sentirà la presenza delle musiche della PFM e rimanendo ai numeri sappiate che la prima settimana c’è già il tutto esaurito.
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Articolo del
07/02/2006 -
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