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Rolling Stones
Censura preventiva per i Rolling Stones
6/02/2006
di
Fabrizio Biffi
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Come al solito il Super Bowl fa il pieno di audience, di milioni di dollari e di polemiche. In fondo è lo spettacolo televisivo più visto negli States, l’evento degli eventi che ogni broadcaster sognerebbe di poter trasmettere. Ogni anno alla competizione sportiva, è questa la finale assoluta del campionato americano di football americano, si associa (nell’intervallo) l’esibizione di artisti di primissimo ordine, anzi di quelle grandi star del pop e del rock che nell’annata hanno raggiunto le vette più alte di popolarità. Nella serata del 5 febbraio allo stadio Ford Field di Detroit, i Seattle Seahawks hanno vinto il loro il oro 40esimo titolo a scapito dei Pittsburgh Steelers, ma i veri mattatori della serata sono stati i Rolling Stones, dopo che Aretha Franklin aveva cantato l'inno nazionale statunitense accompagnata da Dr John ed Aaron Neville. Il quadretto è di quelli perfetti a stelle e strisce, con una piccola eccezione . Gli Stones non sono stati trattati con i guanti.. Dopo il «caso» di Janet Jackson che due anni fa ha scoperto un seno davanti a un miliardo di persone facendo inorridire tutta l’america bigotta in un solo colpo, l’Abc ha deciso di filtrare lo show dei Rollinbg Stones applicando una differita di qualche secondo per poter intervenire su eventuali riferimenti di carattere sessuale o politico con abili tagli digitali. In poche parole una sorta di censura preventiva di medioevale memoria.
E così su due canzoni degli Stones, la storica «Satisfaction» e l'altro cavallo di battaglia «Start me up», sono stati fatti interventi per tagliare alcune parole troppo esplicite. In tutto 5 secondi di «censura» per le leggende del rock.
“Tagli”, che si dice siano stati concordati con lo stesso Mick Jagger o da i produttori, eccessivamente nervosi. La sostanza rimane comunque la stessa, poco spazio all’improvvisazione e annullata la storica potenza dissacratoria del rock.
Non sarebbe male vedere sul palco, per il prossimo Super Bowl, i Green Day, in fondo “American Idiot” è lo specchio fedele dell’immagine filtrata degli Stati Uniti attraverso i media in questi ultimi cinque anni.
Articolo del
06/02/2006 -
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