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Ho tenuto da parte, per farla debuttare con l'anno nuovo, un'interessante e ricca riflessione sulla musica del passato. E' nata in automobile. Durante un viaggio a medio raggio (due ore) accompagnato dal tempo cupo e minaccioso. Una riflessione servita su un piatto d'oro dal mio interlocutore, nonchè amico e consigliori, Francis. Tutto è scaturito dall'ascolto di una delle tante compilazio (la numero 67 per la precisione) create per le lunghe escursioni a quattro ruote, per l'intrattenimento radiofonico e quello festaiolo. Una manciata di CD presi a caso. A sorpresa e senza ricordare minimamente la track list (anche perchè lasciata nella monolitica custodia da lavoro). La protagonista della nostra storia è composta da 21 pezzi. Solo 3 appartengono al passato (anni '60 per la precisione). Il resto è un puzzle contemporaneo a tema. Semi ballate, canzoni romantiche, storie d'amore, archi, fiati, orchestre, parole dolci e chitarre acustiche. Sorpesi dal caldo torpore del riscaldamento simile a quello di una vecchia bianchina ci avviciniamo alla canzone regina. Un sobbalzo d'umore e d'atmosfera quando il display segna "07". E' il raggio di sole che aspettavamo fin dalla partenza. Ci sono canzoni, dischi, artisti che riusciamo ad odiare solo perchè suonano attorno a noi da anni, da sempre, in ogni attimo e passo della nostra vita. Bisognerebbe per un tempo abbastanza lungo riporre quella musica per poterla apprezzare in pieno solo successivamente. I Beatles sono il caso più eclatante. Alzi la mano chi tra di voi al solo sentire quella parola non ha avuto uno spasmo. Alzi la mano chi tra di voi preferirebbe farsi sodomizzare dal capo ufficio per la trentesima volta in due mesi, piuttosto che ascoltare un'altra volta alla radio "Yesterday", "Michelle", "Penny Lane" o "Strawberry Fields Forever". Ci sono persone (tante) inette (obnubilate da ferree prese di posizione come personaggi dei cartoon) che nel 2005 dichiarano di provare "schifo" per i quattro Beatles, che preferiscono l'elettricità e la rozzezza alle melodie "sdolcinate" dei liverpooliani. Il brano numero 7 era "And I Love Her". Una canzone maccartiana di 42 anni fa. Una perla inestimabile che ha, in quel momento preciso del nostro viaggio, rovesciato la regola dell'ascolto. I sei brani precedentemente suonati dallo stereo, improvvisamente facevano una figura meschina, travolti da due minuti e mezzo (2' e 28" per la precisione) di strabiliante poesia. Ad avere oltre 40 anni erano proprio loro così giovani e d'incanto così datati. Cosa c'è che non va in voi? Il punto di osservazione. Questa non vuole essere un'elegia ai Beatles. Perchè in quel CD on the road figuravano anche Neil Young e Velvet Underground. Ed il magico stravolgimento uditivo si è materializzato anche nel momento della loro canzone. Bisogna saper guardare il QUADRO. Bisogna constatare e poi giudicare. In quel caso si constata come quei musicisti abbiano sovvertito le regole della musica, siano passati alla storia, scrivendo tra le cose più belle mai scritte su di uno spartito in questo secolo, a soli 22 anni di media d'età. Rileggete quest'ultime due righe. Ci siamo? Bene. Oggi purtroppo la maggior parte di quelli che si professano grandi appassionati, grandi conoscitori della musica, grandi teste di cazzo...riescono solo a guardare la CORNICE. Ma il quadro dei Beatles, il quadro di Neil Young, il quadro dei Velvet Underground... è il QUADRO dei SOGNI.
Vostro "I know this love of mine will never die" Sensei
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
02/01/2006 -
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