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The Strokes
In uscita oggi "Juicebox", l'atteso nuovo singolo degli Strokes
5/12/2005
di
Morrisensei <
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Avrei voluto scrivere ascoltando una selezione qualsiasi degli Strokes. Per fomentare il pezzo e coagulare sangue. Invece sul piatto gira un prodotto electro beat/clash/pop a firma Munk. Così per stemperare l'hype che sta agendo da qualche anno come un virulento gas nervino che presto diverrà letale. Letale per una scena che abbiamo più volte detto essere solo chiacchiere e distintivo. Fra qualche settimana uscirà il nuovo album degli Strokes. Quintetto di base a New York sospinto dalle conoscenze giuste e da un gusto sonoro legato indissolubilmente a quello estetico. Il singolo che funge da aperitivo è quel "Juicebox" che ha già ravanato il top della chart britannica. Proprio il Regno Unito è stato il maggior colpevole dell'ascesa frenetica della band, sempre alla ricerca di qualcosa su cui puntare. Puntare tanto e sicuro. Scottato storicamente dall'improvvisa deflagrazione scatenata dal fenomeno Sex Pistols (a marzo entreranno nella Rock And Roll Hall Of Fame). Julian Casablancas - come è noto - è figlio di John fondatore dell'agenzia per modelle Elite e la mamma Jeanette Christjansen è stata miss Danimarca 40 anni fa. Fabrizio Moretti è oggi al centro delle riviste dedite al gossip da strada per il suo legame con l'attrice paffuta Drew Barrymore. Albert Hammond Jr. è figlio di un grande autore/produttore che ha firmato successi planetari per Starship, Tina Turner, Leo Sayer... oltre che realizzare un celebre brano come "It Never Rains In Southern California" coverizzata anche da mio nonno. Con queste premesse "Is This It" non poteva che ambire al successo prezzolato. Così è stato. Talmente tanto successo da creare da subito pericolosissimi e scarsissimi epigoni. Copie xerox con in bocca i Velvet Underground e la New York del CBGB's, quando nè il termine new wave nè quello punk, avevano contagiato, condizionato e minato la scena. Il ritorno delle Converse, delle cravattine appena annodate su camicie con grinze e giacchette sciatte di due taglie più piccole. Aria assonnata, bohemienne e un po' fumata. Questa in sintesi la descrizione di un movimento che è stato per forza di cose etichettato come new wave of new wave o addirittura neo rock. Termini gonfi di gioia, buoni per far durare il tutto il tempo di un album, tanto è durata la pacchia per quasi tutti i nuovi eroi musicali nati sotto la cappella moscia del 2000. Il ritorno dell'articolo "THE", il ritorno degli anni '80 (con incollati al culo gran parte degli anni '70 ultima versione), il ritorno dei capelli spigolati, del termine "ART" e di tutti i VERI protagonisti che quella strada l'avevano lastricata con tanto di calli alle mani una decade e mezzo prima. Per i ragazzi della grande mela bene, il secondo album è stato un fiasco delle dimensioni di un'otre, un album live mai uscito faceva presagire al peggio (meglio) e dunque il ritorno che dovrebbe fugare ogni dubbio. Il terzo album è la prova del 9 di un'artista. Da sempre. Statisticamente provato. Materialmente provato. "Juicebox" si apre con un'introduzione acida e corrosiva - un neofita non ne riconoscerebbe l'autore - per poi aprirsi al solito giretto di chitarra sul quale i cinque borghesi hanno impalcato il conto in banca. I grandi movimenti musicali hanno sempre avuto alle spalle caratteristiche fondamentali come la rabbia, la voglia di emersione, la rivincita, la vendetta, il talento e la grandeur. Oggi, invece, tutto questo autentico piattume è spinto solamente dall'incapacità che assottiglia e rende digeribile la MERDA.
Vostro "Acid King" Sensei
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
05/12/2005 -
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