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Si è spento sabato a Roma all'età di 81 anni Ezio Radaelli, celebre per aver inventato negli anni '60 la formula itinerante del "Cantagiro".
Per gentile concessione degli autori Francesco Donadio e Marcello Giannotti, pubblichiamo di seguito un estratto dal loro libro "Teddy Boys Rockettari & Cyberpunk" pubblicato nel 1996 per Editori Riuniti.
[...] E intorno al 1962 cominciano a spuntare come funghi i "festival musicali", che sono solo un altro modo per proporre ai giovanissimi nuove canzoni di personaggi inediti e già conosciuti. Dal 1951 esiste il festival di Sanremo, è vero, ma i suoi "habituès", almeno fino all'epoca "beat", sono vecchi leoni della melodia come Luciano Tajoli, Claudio Villa o Gino Latilla, amati dalle casalinghe, dalle nonne e, in generale, dal pubblico più attempato.
E' tempo di lanciare delle manifestazioni canore che siano più vicine ai gusti dei teenagers, i quali, fatti i dovuti conti, sono anche diventati i maggiori compratori di dischi; il primo ad accorgersene è Teddy Reno, cantante e "talent scout", che nel 1962 dà vita al "Festival degli sconosciuti" di Ariccia (vicino Roma), ideato per scoprire nuovi talenti; di lì a poco è la volta del "Cantagiro" di Ezio Radaelli, basato su una formula originale che riscuote subito un enorme successo. La gara, infatti, si svolge a tappe, con una sorta di carovana vagante che porta gli artisti ad esibirsi nei vari paesi e città italiane. E' prevista una serie di scontri diretti tra i partecipanti, fino a che ogni cantante non si sia misurato con tutti gli altri. Alla finale, da disputare in un centro medio-grande, hanno accesso gli otto vincitori delle semifinali, più i primi otto in classifica.
Ma il vero successo del Cantagiro consiste nell'affidare i giudizi a delle vere giurie "popolari" composte dal pubblico, il che fuga ogni sospetto di "combine". I ragazzi rispondono a questo circo della canzone con grande entusiasmo: fin dalle prime tappe folle oceaniche di adolescenti urlanti si accalcano intorno ai loro idoli come accadeva ai tempi di Coppi e Bartali. Questa prima edizione del Cantagiro segna il trionfo del divismo musicale e di quelli che gli adulti continuano a definire "urlatori": infatti è proprio uno di loro, Adriano Celentano, ad aggiudicarsi la palma del vincitore con un pezzo twist dal titolo "Stai lontana da me". E l'anno successivo è la volta del re del "twist" all'italiana, Peppino di Capri, con "Non ti credo".
Cresce, con la febbre della musica leggera, anche l'importanza del juke-box: ai teenagers basta introdurre cinquanta lire (il cosiddetto "gettone") per godersi il proprio cantante preferito visto la sera prima in tv, imponendo l'ascolto anche a tutti quelli dotati di buon udito in un raggio di centinaia di metri. L'effetto, dicono gli esperti, è che anche gli ascoltatori passivi, a furia di sentire la canzone nelle orecchie, finiscono per comperarsi il disco.
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Il punto più alto del fenomeno è il Cantagiro del 1966, che prende il via da Biella alla fine di luglio, e che per la prima volta è stato suddiviso in tre competizioni distinte: girone A per i "big"; girone B per gli esordienti; girone C per i nuovi idoli dei teenagers, quei "complessi" che stanno cominciando a far parlare di sè. All'arrivo dei cantanti è un pandemonio: i fans "arrivano con i manifesti-inserto dei settimanali, con quaderni, cartoline, pezzi di carta. Molte le ragazzine che portano l'album dei ricordi, quello con le scritte del genere 'la rose pour un jour, toi pour toujours'", scrive Sandro Mayer su "Novella 2000", "il fan autentico e provveduto va all'assalto con un programma che è una regola: raccogliere gli autografi di tutti i componenti della carovana: girone A, girone B, i complessi, il direttore di gara Mario Carotenuto, il regista televisivo Stefano Canzio, Ugo Gregoretti, Gigi Cichellero, Silvio Gigli, il presentatore Nuccio Costa, , naturalmente Ezio Radaelli; i fans più meticolosi hanno voluto anche l'autografo dell'amministratore del Cantagiro".
Su questa ondata di follia adolescenziale collettiva, i giornali un pò "ci marciano": durante gli spostamenti tra le varie tappe del Cantagiro, si parla di fans feriti, svenuti e contusi. Esagerare è di prammatica; e il "patron" Ezio Radaelli può affermare baldanzoso che "chi non ama il Cantagiro non è amico dei giovani". Comunque, quella che viene definita "la guerra del Cantagiro" si conclude a Fiuggi il 16 luglio: tra i "big" vince il giovanissimo Gianni Morandi con "Notte di ferragosto", tra gli esordienti Mariolino Barberis con la balneare "Spiaggia d'argento", e tra i complessi l'Equipe 84 con un pezzo ritmato che diventerà un classico, "Io ho in mente te".
Scandali e scandaletti sono il succo dei festival degli anni sessanta: affascinano le tensioni tra complessi di "capelloni" e cantanti tradizionali. Pupo, dei New Dada, afferma polemicamente che "loro stanno un pò alla larga da noi, per via dei capelli lunghi e del nostro modo di vestire. I big sono ancora tradizionalisti ed evidentemente non ci stimano", e prosegue, "ma non importa, perchè ci sentiamo superiori a loro. Bobby Solo, Morandi, Modugno hanno avuto il successo per caso..."
Durante l'edizione 1967 del Cantagiro, i ragazzi si appassionano alla notizia di una lite furibonda tra Adriano Celentano e il fratello di Milena Cantù. I giornali scandalistici ci sguazzano: Milena è ancora la ragazza del Clan o è stata sostituita da Claudia Mori o da qualcun'altra? La rivalità e l'antipatia tra la Mori e la Cantù è appurata, ma qualcuno insinua che Celentano non abbia ancora licenziato Milena a causa di un figlio segreto avuto da lei, e che il molleggiato abbia comprato il silenzio di Milena regalandole un appartamento da diciotto milioni (!). Milena smentisce: "Adriano è quello che è, ma adora i bambini e non si sarebbe mai sognato di sposare un'altra se avesse avuto un figlio da me"; ma le polemiche continuano fino alla serata finale del festival, che lancia lo "scugnizzo" napoletano Massimo Ranieri, vincitore nella categoria esordienti con "Pietà per chi ti ama". Il "cantante-ragazzino" Ranieri si confermerà nel "gotha" dei divi adolescenziali vincendo, stavolta nella categoria dei "big", nel 1969, con la canzone melodica "Rose rosse". I "ragazzi del juke-box", ovvero il Festivalbar, decretano anch'essi la nascita di un nuovo divo: è il cantautore laziale Lucio Battisti, che vince per due volte di seguito, nel '69 e nel '70, con "Acqua azzurra acqua chiara" e "Fiori rosa fiori di pesco".
Per i vari Cantagiro, Disco per l'Estate e Festivalbar passano proprio tutti i divi. E, rispetto a Sanremo (oltre al diverso meccanismo delle gare), c'è minore seriosità; i cantanti possono permettersi dichiarazioni e atteggiamenti che a Sanremo troverebbero mille ostacoli. E' nel corso di un Cantagiro che la reginetta dei "beat" Caterina Caselli, che si è nascosta il celebre casco d'oro con un toupè di finti capelli neri, mette in piazza il suo amore estivo con Mike Shepstone, batterista londinese del gruppo dei Rokes; ed è sempre durante la serata finale di un Cantagiro che i teenagers possono sfogarsi contro quello che, a torto o ragione. considerano il loro nemico numero uno: il romano Claudio Villa, alfiere della tradizionale melodia italiana. Il "reuccio", che si presenta vestito in modo distintissimo, giacchetta abbottonata e cravatta dai colori sfolgoranti, viene accolto da un fitto lancio di bucce di cocomero e fischiato fino alla fine dell'esibizione.
Sono le ultime fiammate dei festival musicali divistici: già nel 1971 il Cantagiro diventa una sorta di tribuna politica in cui si affaccia una nuova figura di cantante: il cantautore. Bandite le rime cuore-amore, sono molti a parlare di Vietnam e di questioni razziali, e a protestare contro la civiltà dei consumi. Anche Gianni Morandi, convertito all'impegno, prova a cavalcare la nuova onda con una canzone ispirata dal film "Sacco e Vanzetti" intitolata "Ho visto un film". "Canto per la libertà", spiega Morandi, "il pubblico non può più chiedermi roba come 'In ginocchio da te'".
E l'anno dopo il carrozzone vagante chiamato Cantagiro comincia a dare inequivocabili segni di logorio. Sono finiti i tempi in cui i teenagers italiani seguivano lungo la strada il passaggio dei loro idoli: adesso i reporters segnalano che la carovana viaggia tranquilla, con personaggi che appaiono tristi e disincantati. Tanto più che molti degli artisti in gara hanno i capelli brizzolati: è il caso dell'ex-socio di Celentano Don Backy, ma anche quello del cantante greco Demis Roussos, che in più sfoggia anche una incipiente calvizie. A elettrizzare l'atmosfera non ci riescono nemmeno i comici scritturati per lo spettacolo: Franco Rosi e i fratelli Santoanastaso, che lasciano il pubblico freddino con le loro imitazioni di Ugo Zatterin e di Mike Bongiorno. I trionfatori dell'estate, alla fine, sono due: il cantante tradizionale Gianni Nazzaro, che vince il Disco per l'Estate; e la "femminista" Mia Martini, vincitrice del Festivalbar. L'estate '73, per il Cantagiro, è il colpo di grazia: gli artisti si esibiscono di fronte a un pubblico giovanile che, forse per gli strascichi del sessantotto, è ormai dichiaratamente ostile. E Gianni Magni, ex del gruppo dei Gufi e re del cabaret dell'alta Italia, sintetizza amaramente la fine del divismo musicale adolescenziale: "Radaelli è in realtà Nerone, i posti dove ci esibiamo il Circo Massimo e noi i leoni da sacrificare. Lo spettatore-tipo viene a vederci armato di mattoni e ce li lancia contro. E fa bene! La frutta costa così cara..."[...]
Articolo del
16/10/2005 -
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