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Baustelle
In uscita il 21 ottobre "Malavita" dei Baustelle, già candidato a miglior disco italiano dell'anno
15/10/2005
di
Morrisensei <
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La leggenda metropolitana è ancora dura a morire. Leggenda vuole che a Roma non arrivi la musica. Che i gruppi si fermino prima del Po. Le leggende sono fatte anche per essere smentite e smontate. Roma non appartiene più (da tempo) al terzo mondo musicale. Semmai è la scena musicale romana che lo è. Fare questa distinzione è basilare per poter comprendere e scindere il problema. Fino a 15 anni fa i luoghi deputati alle performance live si contavano sulla punta del naso, piuttosto si escogitavano piani regolatori per poter allestire un palco! I più attempati e panzuti di voi, si ricorderanno i concerti nei giardini di Castel S.Angelo, la location di Anzio, l'Eur...ecc. Oggi abbiamo un Auditorium nuovo di zecca (aldilà dei discorsi sulla musica alla quale viene destinato... Grignani come Sakamoto insomma), un Palalottomatica rinnovato, un Tendastrice new version ed un folto esercito di locali e localetti attivissimi e sensibili al LIVE. Basta gurdare le colonne di programmi sui prossimi e futuri show della capitale. La lista è davvero lunga, variegata, per tutti i gusti e prezzi. A questo vanno aggiunte le manifestazioni annuali che ormai sono diventate appuntamenti imprescindibili per il fruitore romano. Anche i Centri Sociali svolgono ormai un'intensa attività concertistica fuori dalla nicchia degli anni passati. Per chi con la musica ci lavora o quantomeno ci si appassiona, rimane davvero arduo poter seguire tutto o almeno gran parte di tutto. La sfida è aperta. Dal blues all'elettronica, dalla melodia italiota all'indie, dal metal alle cariatidi progressive, dalla new wave al dark, dal pop all'hip hop... a Roma fanno capolinea tutti i generi e anche di più. Sul fronte musica romana il discorso cambia. Per fortuna le cover band hanno sempre meno spazio. La fine lenta e dolorosa del malcostume sottoculturale di parecchi locali sta tramutandosi in presa di coscienza sui danni fatti dagli adoratori ed esecutori pedissequi di Malmsteen, piuttosto che di Ligabue, dei soliti Dire Straits, degli inflazionati Pink Floyd finanche dei soliti U2 e Vasco Rossi. Ognuno fa quel che gli pare ma che andasse a farlo il più lontano possibile. In mezzo alla triste semi realtà tributante ecco emergere finalmente un'altra pensante e autorale davvero niente male. Formazioni capitoline affermate o che si stanno affermando mietendo vittorie nelle tradizionali kermesse nazionali (Heineken, Arezzo Wave...) nella scia di un fermento che a livello italiano ha già da qualche anno espresso le sue cose più interessanti. Non è un caso che oggi mentre scriviamo il miglior disco italiano sia "La Malavita" dei Baustelle. Derivativi all'estetismo dei Pulp quanto innamorati del cinema e delle colonne sonore settantiane - il tutto immerso in aura new wave - la band è il più limpido esempio di come si possa emergere alla grande in mezzo a nekki, pauzini, antonazzi, pelosi, salentini e jovanardi. Dalla tradizione autorale sono uscite storicamente le cose migliori in ambito pop rock. Da qui, anche la nostra Roma, sta partendo per la via del successo. Le leggende lasciamole alla storia... almeno per una volta.
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
15/10/2005 -
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