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Un'escursione termica attraverso un genere che ha lambito la cultura pop e lasciato "segni" profondi in quella giovanile. Non sono un razzista musicale. Ordunque avvicinatevi all'ignoto... togliete quei maleodoranti stivali da merdallaro, frullate fuori dalla finestra la collezione di celebro progressive da scuola cattolica, buttate i fumetti di Dylan Dog, basta canne e lavatevi! Letteralmente traducibile come "vaneggiamento", la parola Rave da oltre un decennio ha assunto ormai il significato ben preciso di enorme fenomeno di massa, riconducibile alla nascita di feste illegali che inizialmente dovevano avere come caratteristica principale quella di essere totalmente estranee ai circuiti ufficiali. L'idea che ha cambiato una parte della cultura giovanile degli ultimi anni, nasce in Inghilterra sul finire degli anni '80 ed è un movimento strettamente british fino agli inizi dei 90's, quando il tam tam corre veloce e si espande a macchia d'olio in tutta Europa (Olanda e Germania i paesi più ricettivi) parallelamente all'avvento della droga che "deve" accompagnare ogni rave che si rispetti, ovverosia la dannosa ecstasy che provoca euforia e amplifica le sensazioni alterate dalla veloce musica hardcore. I luoghi prescelti e sicuramente più indicati all'happening, sono da sempre capannoni in disuso, stabili diroccati o spazi all'aperto in piena campagna. I ravers dal canto loro è bene chiarire subito, non considerano pericolosa e dannosa l'ecstasy se non in quantità abusata, così come il vasto campionario di pastiglie e droghe allucinogene che viene fatto conoscere sempre tramite un fitto e capillare passaparola. Tutto questo si accompagna all'assunzione di bevande eccitanti ed energetiche, create su misura per rigenerare il fisico e recuperare forze utili per protrarre nel tempo la permanenza nel rave, ecco allora i cosiddetti "smart drinks" completi di caffeina, vitamine varie, efedrina e stimolanti. Anche se sono passati più di quindici anni dalle prime feste illegali che avevano inizio a mezzanotte, a locali già ampiamente serrati e dunque senza possibilità di acquistare bevande alcoliche, i rave continuano ad essere un richiamo fortissimo tra i giovani di tutta europa, che da recenti sondaggi risultano essere integrati socialmente e responsabili dei loro limiti nel prendere droghe e nello stabilire quanto tempo possano fisicamente resistere sotto i colpi dei devastanti bpm (battiti per minuto). Tutto dunque appare sensorialmente accellerato, stimolato oltre che dalla musica e dall'assunzione di sostanze chimiche, anche da fendenti di luci stroboscopiche e ipnotiche immagini proiettate in sincro al flusso sonoro. Uno stato di trance che ha però nel ritorno alla normalità il suo punto peggiore, la coscienza ritrovata può essere operazione semplice da compiere ma altrettanto difficile se si è perduto il controllo di se stessi. Per arginare quest'ultimo effetto, nei rave organizzati in maniera molto più professionale di altri, sono nate le camere di decompressione, ambienti insonorizzati che permettono al raver di poter prendere fiato e riposarsi prima di riprendere il viaggio intrapreso e fondersi nuovamente alla massa. Grande l'ascesa anche per la musica "hardcore" nata in Olanda intorno al 1992 per accompagnare i rave ormai usciti dai confini inglesi, che erano stati accompagnati invece da quella underground. Tracimata dalle curve dei tifosi del Feyenoord tra i primi ad apprezzare questo sound riottoso, in breve tempo da Rotterdam al resto d'Europa il passo è stato breve, da musica per hooligans a musica per gente di periferia. Un preciso stile di vita per i "gabbers" che continua ancora oggi ad essere seguito ed emulato.
Vostro "XTC" Sensei
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
30/09/2005 -
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