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I numeri del ragionier Luciano parlano chiaro: due film, qualche libro, due calci ad un pallone, sei milioni di dischi venduti, quattro palchi, un poggipollini, una laurea honoris causa, una squadra sfigata cui tenere, una cosa in comune con gli U2 (Campovolo), dieci schermi giganti ed un'amicizia con Guccini. Numeri da capogiro. Numeri da rockstar autentica. "Ho capito di essere una rockstar nel 1990 durante un concerto ad Alessandria, il pubblico conosceva a memoria le mie canzoni. Un miracolo!". Un vero miracolo aggiungiamo noi. Un miracolo tra i più importanti della storia musicale italiota. Mick Jagger ad esempio capì di essere una rockstar nel 1960, durante un concerto nel cortile di casa sua, quando stranamente il pubblico femminile faceva la fila per prendersi un posto di privilegio davanti alla patta dei suoi calzoni. Differenze di mentalità direte. Certamente. Differenze abissali di mentalità. "Il sesso è come il rock, per farlo bene non si devono avere impegni e preoccupazioni". Questa si candida a cazzata del secolo. Peccato, infatti, che la storia del rock ci abbia finora raccontato il contrario. Tutte le pietre miliari sono state figlie di ossessioni, turbamenti, stati di alterazione fisica e mentale, malattie, manie, vizi, abusi e soprattutto figlie del TALENTO PURO. Da circa un mese il concerto del secolo del prossimo 10 settembre, è stato pubblicizzato a pagina intera (ogni giorno) sul più noto quotidiano nazionale. C'è addirittura un gioco interattivo per vincere un LIGA KIT (parente del Papa Kit venduto nel fango divino di Colonia) con la raccolta di BOLLINI quotidiani. I benzinai, si dice, siano in rivolta. Il martellante condizionamente mediatico sta proseguendo in queste ore con l'uscita di allegati, magazine, settimanali e similaria che si stanno occupando dell'omonimo del grande pittore naif (purtroppo). Il suo bel faccione da rocker sguaiato e casereccio sta facendo il giro della penisola terzomondista. Si diceva agli albori del fandango che il sound richiamava la chitarrina made in The Edge (così è sempre stato) e l'attitudine dell'amato Springsteen (dichiaratamente scimmiottato negli anni). La verità è che non si può far passare per ORO un'artista costruito come il 98,5 % di quelli che calcano lo stivale. Più che mandare saluti da Asbury Park, il nostro paladino, li ha sempre inviati da Graceland. Il liga è un Elvis italiano molto più kitsch e veritiero degli epigoni da balera nati negli anni '60. I suoi video saturi di simbolismi e colore, le mosse e quell'aura di santità, ne fanno il più accanito degli imitatori. A tutto questo ci aggiungiamo il vezzo tutto nostrano di lenta trasformazione verso lo status di PROFETA. I nostri benemeriti artisti, infatti, dopo qualche anno e qualche miliardo in banca, divengono vittime della profetizzazione a tutto tondo. Un fatto che accade solo in ITALIA. Ecco allora prediche, opere di bene, lungometraggi, poesie, diari, romanzi, opere pittoriche, barbe lunghe, concept e folle oceaniche al seguito. Potendo. Ve lo giuro. Rinascerei in Islanda. Tra i silenzi di un mondo che non ammette brutture, grida, tifo e ligaBUI.
Vostro "A che ora è la fine del mondo?" Sensei
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
26/08/2005 -
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