|
BENVENUTO SU EXTRA! MUSIC MAGAZINE - La prima rivista musicale on line, articoli, recensioni, programmazione, musicale, eventi, rock, jazz, musica live
|
|
|
|
|
|
Black Rebel Motorcycle Club
"Howl" dei BRMC, ovvero la fine di un trend
11/08/2005
di
Morrisensei <
|
|
E' arrivata la conferma definitiva. L'aspettavo paziente sulla riva del fiume. Un'altra scommessa vinta. Un'altra previsione illuminata che si aggiunge all'invidiabile collezione in bella mostra a casa Sensei. Di cosa parlo? Per Diana! Della fine conclamata, dopo circa un triennio di scialbo furore, della scena "neo rock" (?!?) o "new wave of new wave" se preferite. Il verdetto arriva dall'aula d'ascolto che ha visto sfilare il nuovo (terzo) album dei californiani Black Rebel Motorcycle Club: "Howl". E' il capro espiatorio. E' tutta l'erba del fascio. L'acme. L'ultima strada senza ritorno. Dal primo molecolare disco dei figli di papà Strokes a oggi, siamo stati sempre scettici. Dubbiosi con cognizione di causa. Altro che "grande truffa del rock'n'roll"! Il punk dovrebbe chiedere i danni. Costituirsi parte civile. I ragazzini hanno fatto [già] BOOM. Le avvisaglie c'erano già state. Le prime macchie d'umidità erano uscite subito dopo gli esordi. Creatività zero. Originalità non pervenuta. Idee, talento e muscoli per i live quasi nulli. Il disco dei BRMC è una mostruosità. Come si fa a passare (nel giro di un paio d'anni) da adoratori/cloni/plagitaori del sound velvettiano traslato dai fratelli Reid (J&MC) ad un ridicolo piattume fatto di pseudo ballad country folk tutte eguali l'una all'altra? COME CAZZO SI FA? La confusione. Il terzo album, del resto, non MENTE mai. Spaesati, obnubilati dalla (non) consapevolezza dell'aver terminato già la carriera. Il bandwagon è al capolinea: scendere prego. Gli stessi Strokes hanno venduto un clichè che per loro si è già sbiadito al secondo appuntamento, quello nel quale devi metterti le scarpe giuste ed avere l'alito profumato. Quindi l'annuncio di un live poi saggiamente cancellato. Gli Interpol idem. Dal vivo poi fanno ridere. Malesseri da perdita dell'orientamento. I figliocci sono ancor più risibili dei cinque newyorchesi. Dai Walkmen ai recenti Rakes: una penosa sfilata senza mutande. Molti di questi non li sentirete più o non li avete mai sentiti. Persi prima di poter ambire ad una vagina bagnata. Altri sono pronti a far la fine dei fan del "selvaggio". Tutti in fila ad aspettare il proprio turno. Discorso che vale anche per il "new Detroit sound", pionierizzato da Dirtbombs e White Stripes, giunto altresì al capolinea. Tutte coppie incapaci che navigano il trend. I Kills dal vivo, ad esempio, fanno pena ed annoiano. Qualcosa si salva, ma è solo l'euforia del primo album, del video vintage, delle cravatte e le mossette giuste che eccitano i neofiti pieni di pus epidermico e stuzzicano i cassetti mnemonici di chi ha superato i 30 e vissuto la vera NEW WAVE. Non sperate nel nuovo Franz Ferdinand. Non sperate nel futuro Arcade Fire (dov'è la bravura nel copiare i Talking Heads?) o in quello dei Bloc Party. Men meno che nei teenager arrapati made in UK. Non preoccupatevi però. Perchè ci sarà sempre l'hype creata da quel magazine, quello che vive sul "nome" e sul suo passato, che vi dirà che le 5 stelle per The Ordinary Boys, Maximo Park, The Rakes, The Che, The Testa, The Meno... sono più che giustificate perchè sono gruppi sghici e divertenti. Se non crederete a queste favole sarete salvi. Al contrario non avrete capito un CAZZO.
Vostro "This Is The End" Sensei.
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
11/08/2005 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|
|
|
|
|
|
|
|
|
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|