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Durante l'estate quasi tutti vanno in ferie. Vacanza per la maggior parte dell'informazione musicale, numeri doppi-tripli, notizie vecchie, siti non aggiornati e concerti miraggio. Durante l'estate bisogna parlare poco, pensare meno, spogliarsi di più. Meglio parlare di anguria, bikini, gossip, discoteche, elettroencefalogrammi piatti, depilazioni, turisti accaldati e anziani dimenticati. Noi siamo qui a SPARLARE di tutto e di tutti. Non andiamo in ferie e analizziamo lucidamente la situazione musicale che (per fortuna) all'estero è attiva più che mai. Noi abitanti dell'italiota penisola siamo da sempre attirati dalla cultura "nera". Da quando quella hip hop ha varcato i confini - sul finire degli anni '70 grazie a pionieri quali Grandmaster Flash, Kurtis Blow e Afrika Bambaata - la black music non è stata più la stessa. Noi altri, ovviamente, abbiamo preso la parte peggiore. Ancora oggi (2005) molti confondono l'hip hop con il rap. Il rap è una delle sfaccettature dell'hip hop, che include a largo raggio anche breakdancer, graffitari, Dj etc. A questo proposito dovreste cercare i "trattati" del grande Blow divenuto ormai uno storico del periodo e del genere. La trasformazione ha portato alla nascita dell'R&B (non il rhythm & blues anni '60), sottogenere commerciale, sguaiato, adatto per le heavy rotation dei canali musicali. La convenzione è ormai la solita. Sfoggio di benessere. Rivalsa sociale e culturale. Chili d'oro neanche al Vaticano, macchine di grossa cilindrata, super strafighe, ville faraoniche e abbigliamento sportivo di 152 taglie più grande. L'ultima valida ondata black - quella degli A Tribe Called Quest, De La Soul, Arrested Development finanche Wu Tang Clan - è stata ormai spazzata via da ibridi a dir poco risibili. Ispanici, gangster, pop star, rastafari, teenager. Tutti attingono o si mischiano a ciò che di più deleterio rimane del rap e del mondo hip hop in generale. Uno dei casi più eclatanti è l'ascesa di tali Black Eyed Peas - ad esempio - un trio di bori che sta tentando di riprendere la strada lasciata libera dai Fugees (ma quanta classe di differenza c'è!). Il look è lo specchio della loro piattezza. Neri vestiti come frequentatori di concorsi ippici britannici (la moda lanciata dai sopravvalutati Outkast), improbabili cappelli, bretelle, ghette e quant'altro il tutto amalgamato da una bianca rifatta che ammicca con labbra carnose e tette siliconate. Loro sono solo il picco di un iceberg di mondezza. Su questo canovaccio si improvvisano altre decine di piccole e medie starlette dai nomi più simpatici. I soliti balletti scuoticulo, le solite pose davanti alla telecamera, i soliti bagni in piscina mostra curve, le corse in auto e muscoli tatuati come se piovesse. Un giovine adolescente con quale musica dovrebbe riuscire a crescere? Con quale background dovrebbe formarsi? I più impegnati si attaccano agli U2, ai Pink Floyd imbalsamati al Live8 che POTEVA ESSERE MIGLIORE in fatto di cast e dal quale VOLEVAMO VEDERE QUALCOSA DI NUOVO e non qualcosa riesumato dal 1985. Per questo l'invito è sempre e solo quello di CERCARE la propria musica. Come 20 anni fa. Quando internet non c'era. Quando il cd non c'era. Quando non c'erano 152 riviste in edicola. Quando si entrava nel negozio di dischi e si prendevano consigli dal commesso più arzillo o si sceglieva un disco solo in base alle bellezza della copertina. Tanti concerti, tanto passaparola. Se aspettate i network, le televisioni musicali e le rivistine trendy... rimarrete chiusi nella mera ignoranza. Pensando ancora che i rocker più fichi sono quelli italiani, che l'alternative l'abbiamo inventato noi e che il progressive in fondo non è morto. Buona settimana.
Vostro "white lines" Sensei.
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
10/08/2005 -
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