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Il 20 maggio scorso era uscito "Collaborations", album che riportava alla luce la pelata di Sinead O'Connor, dopo un proclama di qualche tempo fa che annunciava la sua dipartita dal mondo musicale. Artista controversa, evocativa, coerente in ogni passo artistico, la vera faccia dell'Irlanda tosta e combattiva. Cosa sia successo da quella decisione ad oggi non è dato sapere. Rimane il fatto che la O'Connor ha già schedulato un altro disco per il prossimo 3 ottobre: "Throw Down Your Arms". Sarà un disco di cover, brani che hanno ispirato la cantante, soprattutto di matrice reggae come Bob Marley, Burning Spear, Peter Tosh e Lee Perry. Nulla di nuovo dunque. Due dischi di materiale non inedito che testimoniano in maniera inequivocabile come nella musica non esistano più "bandiere". La stessa PJ Harvey aveva sentenziato da un palco parigino che quello sarebbe stato l'ultimo concerto live... mosse furbe da carrozzone circense. La storia ultra 50enne del "rock" ci ha regalato colpi di scena, reunion, riappacificazioni, resurrezioni, ritorni dal coma, riunioni only for money, imbalsamazioni e quant'altro. Sinead O'Connor è l'ultimo caso in ordine di apparizione ma certamente non sarà l'ultimo. A lei irlandese mi piace legare altre storie dalla verde terra. Il 19 corrente mese a Dublino - nella centralissima Grafton Street - verrà inaugurata la statua in bronzo di Phil Lynott, lui si, autentico eroe di una nazione intera. Poeta, bassista straordinario, romantico personaggio d'altri tempi, Lynott con i suoi Thin Lizzy è stato (per chi scrive e per altre centinania di migliaia di estimatori) artisticamente alla pari dei gruppi hard rock più celebrati degli anni '70 ed autentica fonte d'ispirazione per decine di artisti a venire. Viene da sorridere pensando alle smargiassate di Mr.Bono Vox. Mister miliardo sponsorizzato che si erge da anni a paladino politico contro gli oppressi e le ingiustizie. Philip Lynott era un ragazzo schivo, timido, tormentato, solo, che ha pagato con la vita l'incontro personale con l'inferno della droga. Non è stato necessario gridare, annunciare, farsi sponsorizzare, griffare copertine o riempire colonne di giornali con gossip e puttanate. La sua semplicità e la sua grandezza lo hanno, però, relegato nell'olimpo dell'immortalità. Phil Lynott è il vero eroe della vera Irlanda. La sua musica è la più ascoltata dalle truppe britanniche in Iraq. Continuamente tributato, coverizzato, ricordato ed oggi omaggiato con una statua nel centro della "sua" Dublino. Bono, per il suo popolo, non conta un cazzo. Forse è per questo che gira con un rosario. Noi invece la statua l'abbiamo fatta all'Arcuri. Tra Bono e la Arcuri non v'è differenza. Tra Phil Lynott e gli altri davvero tanta.
Vostro "Baby Face" Sensei.
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
01/08/2005 -
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