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Torna per una sola ed imperdibile data italiana al Paladozza di Bologna il 21 ottobre (venerdì) la coppia più esplosiva del rock, l’unica capace di far davvero vibrare palco e pubblico al ritmo di sola chitarra, batteria e una voce, stiamo naturalmente parlando di The White Stripes. Una formula che ha la rara e preziosa capacità di stamparsi nella mente e di non abbandonarla più quella dei The White Stripes, come del resto i loro colori, i colori che indossano, quelli che li contraddistinguono sulla scena, quelli che rivestono i loro dischi e che ormai sono diventati il loro emblema: rosso, bianco, nero. Tre colori, come tre sono gli elementi che, combinati sapientemente tra loro, danno vita ad una connessione perfetta e fanno di ogni loro album un successo sempre più affermato. Come fa una struttura tecnica e musicale così semplice a creare un sound così potente e a far materializzare una forza tanto magnetica ed accattivante è una delle tante meraviglie che costituiscono l’aura magica della coppia di Detroit, fin dalle origini circondata da un alone di mistero riguardo al legame che li unisce e al loro particolare modo di presentarsi. Quello dei The White Stripes è il rock’n’roll allo stato brado e naturale e nei loro live non manca nulla di ciò che ha originato il successo del duo, anzi si sottolinea ancora una volta il genio tecnico chitarristico di Jack White. Da "White Blood Cells" (1999) e soprattutto da "Elephant" (2003) che conteneva quell’incredibile singolo che è "Seven Nation Army", passando per il DVD live di qualche mese fa, The White Stripes hanno dimostrato che il rock non è mai morto e non ha perso la battaglia con l’elettronica, anzi è stata anche l’elettronica a piegarsi a loro, lo si è capito quando "Seven Nation Army" è divenuta anche una hit dance presente in tutti le playlist dei dj del mondo. Nel loro ultimo lavoro, "Get Behind Me Satan", il loro sound si è arricchito di qualche ingrediente in più, a voler sottolineare la loro continua voglia di sperimentare, nonostante la fedeltà alla tradizione rock, alla forza del blues e al minimalismo che li ha portati in vetta alle classifiche: qualche assolo di chitarra in meno e molto più pianoforte, qualche nuova percussione a segnare il ritmo ma la stessa armonica dissonanza a costruire un ricamo originalissimo su un telaio che si ripresenta ricco di nuove e sorprendenti potenzialità. Jack e Meg White, insomma, mai stanchi di stupire e stupirsi e per nulla sazi dell’onda di successo che li ha investiti, hanno pensato bene di non farsi travolgere, ma piuttosto traghettare verso nuovi lidi da cui trarre frutti nuovi, consapevoli che gustare più volte la stessa pietanza, anche se prelibata, non può dare la stessa soddisfazione della prima volta. E allora non c’è di meglio che inventarsi un nuovo sapore, con la stessa base dominante e delle nuove note a stuzzicare il palato: come una caramella magica, inconfondibile perché avvolta da un incarto che ha sempre gli stessi tre colori.
Articolo del
29/07/2005 -
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