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Afterglow non è solamente il nuovo capitolo discografico degli All You Can Hate, ma è anche un’opera sulla trasformazione necessaria, la rappresentazione di un momento sospeso fra la fine di un precedente stato di coscienza e l’inevitabile inizio di un nuovo.
Se il precedente lavoro Nothing Lasts Forever rappresentava musicalmente la caducità delle cose, “Afterglow”, uscito su tutte le piattaforme digitali per Vina Records a marzo 2026, esplora l'eco e il calore che sopravvive alla distruzione.
L'evoluzione della band è rilevabile anche nell'estetica visiva, che abbandona il blu netto del debutto per abbracciare tonalità riverberate e forme evanescenti, quasi a riflettere una maturità artistica più complessa.
Gli All You Can Hate si muovono con disarmante disinvoltura in un territorio sonoro dove l'indie rock incontra le spigolosità del post-punk, intersecando le strutture emotive del midwest emo con le atmosfere dilatate dello shoegaze.
La loro miscela sonora riesce benissimo a fare da sfondo a testi che sono una istantanea del disagio giovanile contemporaneo: dall'isolamento sociale nel mondo reale alla dipendenza pressoché totale dai social media, il tutto circondato da un senso di impotenza generazionale, vera e propria prigione morale.
Nel complesso sette brani dove l’introspezione psicologica si alterna alla critica sociale.
L’apertura dell’album è affidata a un brano che usando la metafora dell'allunaggio esprime il desiderio di fuga dalla competizione frenetica della vita moderna: Take me to the Moon.
Si ricerca una distanza emotiva, basata su un cambio di prospettiva, così da poter osservare il mondo dall’esterno, quasi fosse una roccia fluttuante.
Mentre il secondo pezzo, Craving, entra in modo dirompente nel parallelismo fra dipendenza affettiva dipendenza da sostanze, con strutture armoniche che ricordano alcuni pezzi dei The Cranberries, Goodbye, terzo brano, ben scandito dal racconta dell’addio di due persone che evolvendosi si allontanano, rendendo così vane le reciproche promesse.
Rockstar è il pezzo centrale, non solo per la posizione all’interno dell’album ma perché è, se si vuole, il brano più graffiante, sia musicalmente che per il contenuto, estremamente critico verso chi, nel mondo della musica, vive di autocelebrazione, un pezzo veramente e profondamente rock.
L’album prosegue verso la fine con Useless pezzo fresco e spontaneo, Nothing, con sonorità più cupe ma più delicate, che suscitano immagini forti nell’ascoltatore, e infine Ten Years, nostalgica riflessione sul troppo rapido scorrere del tempo, il cui corollario è la nostalgia per ciò che è stato e che non si è saputo apprezzare a fondo.
<>b“Afterglow” non è una semplice raccolta di brani, ma un vero e proprio concept album con un’estetica artistica ben marcata.
Al di là di quel che ogni pezzo rappresenta, l’album ha una valida omogeneità e costituisce una pietra miliare del percorso artistico degli All You Can Hate che con esso hanno raggiunto sia piena consapevolezza dei propri mezzi musicali, che una propria maturità artistica.
TRACKLIST 1. Take Me To The Moon 2. Craving 3. Goodbye 4. Rockstar 5. Useless 6. Nothing 7. Ten Years
Etichetta: Vinarecords Anno di pubblicazione: 2026 Genere: indie rock
Articolo del
21/04/2026 -
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