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Nedo
"Ci vuole iniziativa"
di
Domenico Capitani
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“Se c’è un porto ci sono marinai… mica si può stare sempre stare in mare aperto…” E come incipit di un disco che rompe abitudini e cliché direi che ha quel sapore di contrasto e contraddizione… perché la verità è che l’esordio di Nedo ha quel suono che arriva dagli anni ’70 e non ci sta a fare il verso alla canzone d’autore moderna ma neanche al cliché del folk introspettivo politicamente schierato. “Ci vuole iniziativa” viene dai pomelli dello storico The Cave Studio di Daniele Grasso: siamo a Catania e direi che i presupposti sono di un rock acido e di un suono libero dai confini dell’educazione. E se i The Prodigy fanno capolino dentro la seconda traccia “Quello che farò” con questo ostinato gutturale che nel suo ondeggiare un poco richiama l’atmosfera che faceva un più classico marranzano antico… brano che poi si apre a soluzioni più “normali”… e anche qui, “normale” è una parola che prende derive fuori controllo. Come dentro “Fino al fondo”, il disco spesso richiama circolarità che sembrano tribali soluzioni di riti e di umanità, con l’armonica distorta da buon modo blues, con le distorsioni (credo) anche dentro i bordi delle percussioni… e la psichedelia delle chitarre disordinate com’è disordinata la voce nella sua melodia e nel suo legare le parole dentro “Bandiere” con questa armonica pulita che tanto cita… e se “Bagni di rovi” sembra regalarci nuove rinascite di Ivan Graziani (non penso che lui sia un riferimento da mancare per un disco simile) ci chiama l’attenzione l’ultima traccia “Futuro” più bassa, più “strana” nella produzione, forse una scelta in presa diretta, forse un azzardo coraggioso che va solo applaudito… Insomma, un disco disordinato in senso artistico, in senso di coraggio e di novità: sono quelle cose che vorremmo ascoltare in vinile, tra la psichedelia di un moderno rivoluzionario come Daniele Faraotti e un distorto contestatore del cliché come Johnny Dalbasso…
Articolo del
01/04/2026 -
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