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(segue dalla 1a Parte) I Boo Radleys sono di casa a Liverpool e avranno un seguito notevole di cultori soprattutto nella seconda metà dei 90's, agli inizi appaiono invece come dei parenti poveri dei soliti My Bloody Valentine, ingurgitati come trance pop dalla famelica stampa anglosassone. Sei album all'attivo tra il 1990 ed il 1998, con il debutto "Ichabod & I" derivativo a Mr. J. Mascis mentre sarà con il seguente "Everything's Alright Forever (1992)" che l'ispirazione al trio dublinese (che ormai non citeremo più) si fa pesante. Dicasi anche per i Swirlies di Boston, che già dagli esordi con il mini "What to Do About Them" (1992) riflettono in pieno la volontà di avvicinarsi ai nostri pionieri, grazie a enormi quantità di feedback che tracimano da ogni solco. Sperimentazione che prosegue anche con il debutto "Blonder Tongue Audio Baton" (1993), noisy guitar a ricamare un sound altamente evocativo e rarefatto. Alcuni movimenti di line-up non inficiano l'attività che va avanti con altri cinque album compreso il recente "Cats Of The Wild, Vol. 2". Tre album ed un pezzo di storia shoegazer anche per i Slowdive britannici di Reading, che esordiscono con un singolo debitorio ai Byrds infarciti di feedback inserendosi in una scena che all'epoca del loro debutto "Just For A Day" (1991) è in agitata evoluzione. Ma è con il secondo "Souvlaki" (1993) che gli Slowdive raggiungono la magnificenza sonora, a definire (badate bene) per la prima volta il termine DREAM POP, grazie a splendide canzoni intrise di vagheggianti e leggere armonie, da collocare di un'inezia al di sotto di "Loveless" dei My Bloody Valentine. Il terzo ed ultimo "Pygmalion" (1995) vede invece la band cimentarsi con trame ancor più sperimentali, di fatto un album solista ambient firmato da Neil Halstead. Quest'ultimo insieme ad altri due ex Slowdive continuerà come Mojave 3 (tre album all'attivo). Passaggio breve per i Moose prima di imbracciare le acustiche magie a là Tim Buckley e la psichedelia a là Byrds, iniziano dunque nel 1990 (c'è anche Russell Yates che prese parte ad una prima incarnazione degli Stereolab) su Hut Records (quella dei Verve e degli Smashing Pumpkins). Tre ep tanto per gradire tutti datati 1991 dove le chitarre si fanno sature di noise e poi il debutto "...XYZ" (1992) che dà spazio già ad un'altra direzione sonora (nell'album per la cronaca viene ospitata anche Dolores dei Cranberries). I tre album successivi non destano interesse per questa esiziale monografia shoegazer. Prima di congedarci con i Verve, andiamo a scoprire i Th'Faith Healers, un quartetto di Hampstead che tronca la E dal proprio articolo per prendersi gioco dei coetanei Thee Hypnotics band psych garage dell'epoca (da riscoprire però!), ed esordisce nel 1992 con "Lido" per la Elektra dopo la solita gavetta costellata da numerosi ep. L'album è un'esperienza viscerale straordinaria, e non sempre tange il territorio shoegazer, preferendo atmosfere più dark e silenziose. Due anni dopo il testamento giunge con "Imaginary Friend", indie pop convenzionale ma pur sempre di valore addirittura superiore all'esordio. Dopo aver supportato le Breeders in USA i Th'Faith Healers si sciolgono nel 1994, generando da una costola i Quickspace. Infine i Verve dall'ormai celebre Wigan (patria anche degli Starsailor) la band più innovativa e talentuosa dell'intera scena pop britannica degli ultimi anni. A parte lo splendido best seller "Urban Hymns" (epitaffio del 1997) i Verve con i primi due album ed un ep, rivisitano la psichedelia dei 60's, trip narcotici e visioni sperimentaliste, in piena atmosfera shoegazer ed ambient. Nel 1992 debuttano con il singolo storico "All In The Mind" per la Hut Records, il primo di una serie di brani che entrano ben presto nel cuore della gente, distinguendosi per le linee vocali di Ashcroft e la chitarra sognante di McCabe. "A Storm In Heaven" del 1993 è il debutto con il botto, magnifico esempio di liquidità sonora, che conquista subito critica, pubblico e desiderio di assistere alle jam lisergiche dei Verve. Partecipano al Lollapalooza ma Peter Salisbury viene arrestato per aver distrutto una camera d'albergo in Kansas mentre Ashcroft causa il gran caldo viene ricoverato per disidratazione. "A Northern Soul" esce nel 1995, registrato per stessa ammissione della band, sotto pesante effetto di ecstasy. Seppur ancora una volta il materiale è assoluto, le scarse vendite inducono Richard Ashcroft ad uscire dai Verve prima di riassemblarli qualche settimana dopo con Simon Tong al posto di McCabe che inizialmente si rifiuta. Nel 1997 la line-up torna quella di sempre ed il masterpiece "Urban Hymns" è alle porte... la storia della formazione del Lancashire però in ambito shoegazer era già stata scritta. Una storia irripetibile.
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
23/09/2005 -
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