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Sorto tra la fine degli anni '80 e l'inizio dei 90's, il genere musicale etichettato come SHOEGAZE, deve i suoi natali alla stampa britannica che descrisse le performance on stage delle band indie del periodo. La posizione pressochè immobile dei musicisti con la testa china a fissare il pavimento (e dunque le proprie scarpe) divenne una caratteristica distintiva per l'epoca. Non fu però solo un movimento estetico sia chiaro! La musica sprigionata infatti era potente, con lunghi catatonici riff, onde di distorsione e pure cascate di feedback. Le melodie e la voce scomparivano nel muro eretto dalle chitarre, a creare un sound dove nessuno strumento veniva distinto tra gli altri. Su tutti indubbiamente si fa presto a citare i My Bloody Valentine, con chiare influenze derivative ai Dinosaur Jr., Jesus & Mary Chain e Cocteau Twins mentre a ruota della band irlandese vanno assolutamente menzionati Ride, Lush, Chapterhouse e The Boo Radleys. E ancora i primi Verve di Richard Ashcroft, i poco conosciuti The Swirlies, i primi Spiritualized (provenienti dall'esperienza Spaceman 3), Slowdive, Moose e Th' Faith Healers. Vedremo però come il limite tra lo shoegazer ed il dream pop, piuttosto che un certo noise pop sia davvero flebile, andando ad allentare un genere rimasto nella nicchia del culto più totale. Attivi tra il 1986 ed il 1992 i dublinesi My Bloody Valentine sono tra le band più influenti degli ultimi quindici anni, tre album all'attivo ed il terzo ("Loveless" 1991) che viene annoverato giustamente come uno dei capolavori seminali dell'intera decade dei 90's. I primi lavori della band sono la quintessenza dell'indie pop, mentre successivamente la produzione assume i tratti di qualcosa di tremendamente fantastico, ridefinendo la musica noise all'interno della canzone pop d'autore. Tra i pionieri del genere anche i Ride provenienti da quella Oxford che qualche anno dopo avrà nei Radiohead la formazione per la quale andare fiera. Tremende distorsioni con un deciso approccio melodico, nelle vene del quartetto guidato da Andy Bell, che esordisce con un ep omonimo nel 1989 prima di ripetersi l'anno dopo con "Play". L'esordio avviene però con "Nowhere" (1990) che raggiunge la 14esima posizione della chart UK ed è ancora oggi considerato (dopo "Loveless") il secondo miglior album dell'era shoegazer. Uno zenith ipnotico difficile da raggiungere, attraverso undici tracce che non debbono mancare in nessuna discografia che si rispetti. Ancora tre album ("Going Blank Again" del 1992, "Carnival of Light" del 1994 e "Tarantula" del 1996) prima dello scioglimento firmato agli inizi del '96. Dal Berkshire invece arrivavano i Chapterhouse, una breve esistenza racchiusa in tanti singoli e due album, con l'apice toccato all'esordio ("Whirlpool" 1991) ed il meglio dato nelle esibizioni live dove il muro di feedback eretto rimane uno dei più alti mai realizzati. Dopo un discreto secondo lavoro nel 1993 a nome "Blood Music" il quintetto lascia le scene. Di casa a Londra invece i Lush, che riuscirono con tre dischi anch'essi a costruirsi un enorme seguito underground sia in patria che in USA. Melodie tra sogno e distorsioni, per una formazione che la critica non accostò mai ai coetanei My Bloody Valentine e Ride, seppur artefici di grandi episodi come i due celebri ep's d'esordio "Mad Love" e "Sweetness And Light" che li portarono in giro nei più importanti festival britannici nell'estate del 1990. Dopo un'altra serie di extended play anche per il mercato americano arriva l'atteso full lenght nel 1992 a nome "Spooky" che entra nella Top Ten vendendo parecchio bene. Il secondo capitolo "Split" esce nel 1994 ma si perde purtroppo nell'ondata post-grunge e nelle prime avvisaglie brit-pop. Poco male perchè il successivo "Lovelife" seppur abbandonando la trance musicale del passato, costruisce l'ideale compilazione di singoli pop per il periodo (1996) con un cameo di Jarvis Cocker dei Pulp. La vita dei Lush viene però funestata dall'improvviso suicidio di Chris Acland che si impicca nella casa dei suoi genitori il 17 Ottobre 1996. E' la fine per la band inglese. (continua nella 2a Parte)
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
22/09/2005 -
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