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Il 21 novembre scorso a Bologna ho incontrato il 61enne David Sancious, il tastierista fondatore della E Street Band attualmente in tour con Peter Gabriel e gli ho posto alcune domande:
Buonasera Mr Sancious; mi piacerebbe partire dall’inizio; ho letto che ha cominciato a suonare molto presto.
Si avevo 6 anni quando ho cominciato a suonare il piano e 9 quando ho cominciato a suonare la chitarra.
I suoi genitori erano musicisti?
No: mia mamma era un insegnate; mio papà un ingegnere elettronico. Lavorava per il governo. Controllava che i missili puntati sulla Russia, sai a quei tempi c’era la guerra fredda, controllava che fossero sempre armati, che fossero programmati con le giuste traiettorie per colpire il bersaglio e allo stesso tempo controllava che fossero in sicurezza, che non partissero per errore. La ragione per cui cominciai a suonare così presto è che quando avevo 6 anni la mia famiglia si trasferì da Asbury Park (NdI, la città di Bruce Springsteen, ricordata anche nel titolo del suo primo disco “Greetings from Asbury Park, N.J.”) a Belmar, New Jersey. Volevano farmi crescere in un ambiente migliore e quindi ci spostammo da una casa bifamiliare ad una villetta unifamiliare molto grande, con un bellissimo giardino dietro la casa, un garage e il campo da basket; in casa c’era anche un pianoforte. Mia mamma quand’era giovane studiò il piano, suonava musica classica; così la vedevo spesso seduta al piano. Nella prima casa non avevamo un piano, così all’improvviso la vidi seduta al piano ed ero affascinato da questa magia. Suonava nel tempo libero e io la guardavo perché ero affascinato; la stavo a guardare per ore. Un giorno, si alzò dal piano e andò in cucina a preparare la cena e io mi sedetti al piano, e cercai di ripetere quello che avevo visto fare a lei: mettevo le mani e le dita dove le aveva messe lei, e avendola guardata per tante ore avevo memorizzato alcune posizioni; ripetei quello che aveva appena suonato; tornò di corsa dalla cucina e mi disse “David, fallo ancora” e io lo feci; così si sedette di fianco a me e cominciò ad insegnarmi come usare entrambi le mani; mi ha insegnato per un anno e poi, visto che miglioravo in fretta, mi ha trovato un vero insegnate di piano, un insegnate di musica classica. Questa è la mia storia; con la musica è stato amore al primo ascolto.
Devo ammettere che amo la musica di Peter Gabriel ma il mio primo vero idolo musicale sono stati Bruce Springsteen and The E street band; nel suo sito c’è questa foto; cosa mi può dire? Tra l’altro Bruce non sembra in forma mentre lei sembra un attore!!!
(Ride). Ero davvero molto in forma; era un posto in New Jersey, sicuramente d’estate; dovrebbe essere stata scattata nel backstage di un concerto.
Oltre ad essere membri di una band, eravate anche amici?
Certo, eravamo tutti grandi amici; eravamo molto giovani ed era tutto nuovo per noi, e in questo periodo eravamo molto concentrati a fare al meglio quello che stavamo facendo; non volevamo essere la band migliore di tutti ma volevamo fare le cose al meglio; mi esercitavo continuamente al piano e alla chitarra; non facevo altro; Bruce stava tutta la notte sul letto a scrivere canzoni; a quei tempi dividevamo la stessa camera; col tempo abbiamo venduto dischi, abbiamo fatto un po’ di soldi e la situazione cambiò, ma durante i primi tour non c’erano abbastanza soldi per permetterci una stanza a testa, così la dividevamo; io stavo con Bruce; sono stati tempi splendidi; ma ricordo che Bruce, dopo gli show, sedeva sul letto e scriveva canzoni e testi tutta la notte; scrisse 3 o 4 libri pieni di testi e tablature; non ho mai visto nessuno lavorare così assiduamente. Era un lavoratore eccezionale. Ecco cosa mi ricorda questa foto.
Il suo storico soprannome è “The boss”. Era davvero “bossy”, autoritario?
No; non è mai stato “bossy”; per niente; Bruce aveva idee molto chiare sulla musica che voleva fare e le esprimeva ma allo stesso tempo era molto aperto alle tue idee, al tuo contributo; non c’è mai stata guerra tra le diverse idee; tu potevi dire cosa pensavi e lui lasciava spazio alla tua interpretazione; ti lasciava essere te stesso.
Quindi lui scriveva le melodie, i testi, le parti di chitarra e le lasciava libertà per le parti di tastiera?
Esattamente; era un bel modo di vivere la musica; quando suoni musica classica hai uno spartito, è tutto scritto e tu devi solo suonare; mentre la musica POP è diversa: la maggior parte non è scritta oppure è scritta in modo “informale”; ci sono gli accordi, non le singole note che devi suonare; c’è una struttura di base, sai come si parte e come si finisce ma nel mezzo c’è tantissimo spazio per l’interpretazione personale; Bruce una volta mi fece sentire una canzone e disse “Il terzo accordo è in Fa maggiore” e suonammo; poi il mio modo di interpretare la canzone poteva non essere il suo, oppure a volte la suonavo come lui avrebbe voluto ma non era riuscito a fare; e quando la ascoltavamo, se funzionava andava bene così; ed era un bellissimo modo di lavorare; Bruce era molto ricettivo e molto aperto.
So che ogni membro della band aveva un soprannome: "Professor" Roy Bittan, “Little” Steven (il chitarrista Steven Van Zandt), "Phantom" Dan Federici. Lei aveva il suo?
No; ma mi chiamavano Davie, che è un diminutivo di David.
Il più divertente era "The Big Man" con cui Bruce presentava al pubblico il sassofonista Clarence Clemmons; cosa mi racconta di lui?
(Si commuove). Guarda, ieri stavo camminando da solo a Torino; quando riesco mi piace uscire dagli stadi dove dobbiamo suonare, uscire dai palazzetti e passeggiare un pò da solo, in relax; ieri a Torino mi è venuto in mente Clarence e mi sono accorto che mi mancava molto e che avrei desiderato potermi sedere e mangiare qualcosa con lui. L’ho incontrato spesso poco prima che morisse ma non siamo mai stati così vicini come a tempi della E Street band; sarebbe stato bello averlo lì con me e fare due chiacchiere; all’inizio ero in stanza con lui; solo per le prime settimane però; sai dopo lo show gli piaceva molto divertirsi, era il protagonista di tutte le feste; dopo qualche settimana abbiamo visto che io e Bruce andavamo a dormire più o meno alla stessa ora, quindi abbiamo cambiato compagni di stanza; io sono andato con Bruce e Clarence con Gary (NdI: Gary Tallent il bassista della band). Era una persona fantastica.
Come impiega il suo tempo libero?
Adoro il tennis; prendo lezioni e gioco con mia moglie; quando sono a casa amo molto curare il mio bellissimo giardino, sempre insieme a mia moglie.
Chi è il suo tennista preferito?
Roger Federer; è il migliore; è una specie di incrocio tra Mozart e John Coltrane con la racchetta.
Ha suonato con i migliori musicisti in circolazione: Sting, Paul Simon, Stanley Clarke, naturalmente Peter Gabriel.
E negli anni ’80 con Santana con il quale sono venuto a Bologna per la prima volta; sono venuto molte volte a Bologna; in seguito sono tornato a registrare con Zucchero; proprio qui a Bologna.
Sono curioso di sapere se ha conosciuto quello che per noi bolognesi è un vero e proprio mito: Lucio Dalla.
Certo; me l’ha presentato Zucchero; penso che fosse una persona deliziosa con un senso musicale incredibile.
Ma di tutti questi musicisti sarei curioso di chiederle di Doug Wimbish e Will Calhoun dei Living Colour, band che adoro.
Ah; anche a me piacciono molto. Io, Will e Doug siamo stati in tour per promuovere il mio disco solista “Cinema”; Will and Doug suonarono qualche traccia del disco e quindi vennero in tour con me a NY, nel Connecticut, in Massachusetts e in Canada; è stato molto divertente.
Com’è Doug Wimbish sul palco?
E’ un musicista molto creativo; cura particolarmente il suono; usa moltissime pedaliere, molti effetti sofisticati. Mi è piaciuto molto suonare con loro.
Veniamo infine a Peter Gabriel.
La cosa speciale di Peter è che ovviamente è un eccezionale song writer; ma soprattutto ha una voce speciale; nessuno ha una voce come lui; dopo tanti anni, la sua voce è ancora magica, ricca; uno dei migliori cantanti che abbia mai ascoltato. Di Peter ammiro molto lo spirito; è una persona estremamente generosa; è sempre stato coinvolto nella lotta per i diritti umani; adesso che è famoso ma anche prima; si è sempre premurato di far conoscere gli abusi di tutto il mondo, di mantenere una luce accesa sulle sofferenze; ha sempre cercato di fare in modo che terminassero; e uno dei modi per combatterle è parlarne e portarle a conoscenza; perché non puoi fermare ciò che non conosci; per questo ha fondato un’organizzazione “Witness”, per far conoscere alla gente cosa succede nel mondo. Peter ha un grande spirito e un grande talento musicale. Lo conosco da più di 30 anni e ne sono onorato; torniamo nel 1975: appena dopo aver lasciato i Genesis mandò un telegramma alla mia casa di produzione, la Epic records, con scritto: “Buongiorno, mi chiamo Peter Gabriel, ho appena lasciato i Genesis e sto lavorando al mio primo album solista; ho ascoltato il disco di un musicista che lavora con voi, David Sancious, e vorrei lavorasse con me”; così volò a New York, venne nella mia casa nel New Jersey; ero emozionato; sapevo chi era perché ero un fan dei Genesis; mi suonò qualche pezzo del suo nuovo disco e l’idea era che io suonassi le tastiere; in quel momento avevo una band che si chiamava Tone ed eravamo in tour, e così ho dovuto rinunciare a lavorare con Peter. Ma rimanemmo in contatto e quando uscì l’album SO, venne in America e mi chiese di suonare nel tour promozionale. Così cominciò la nostra collaborazione musicale; era il 1986.
Grazie per avermi dedicato il suo tempo. Stasera mi godrò un bellissimo concerto.
Articolo del
23/12/2014 -
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