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Per un appassionato di Garage-rock avere un’intervista con Peter Zaremba è un un sogno che si avvera. Solo che stavolta è proprio lui, il cantante di una delle garage band più importanti dell’ultimo secolo, a parlarci di sogni, di felicità e di come è importante per chi suona rendere felici le persone. Vi regalo le risposte sincere di Zaremba come un regalo di Natale inatteso, chicche dei tempi in cui la musica era innanzitutto libertà di espressione e osservazioni sul presente che specialmente per chi suona, ha un gruppo ed è spesso confuso sul da farsi, si trasformano immediatamente in preziosi insegnamenti di vita.
Siete una delle Garage band più importanti di tutti i tempi. Qual è l’ingrediente che vi ha fatto continuare ad andare avanti per tutti questi anni?
Peter Zaremba: Prima di tutto grazie per questa definizione. Amiamo suonare la musica che ci piace. Non siamo mai stati dei puristi in musica, non pretendiamo di essere ancora nel 1966! Ma ricordiamo cosa si provava ascoltando la musica di quegli anni e cerchiamo di applicare lo stesso feeling alla musica che facciamo, anche se è disco music revival. Siamo dei ragazzi simpatici e ci piace suonare insieme!
La musica è soprattutto comunicazione. Cosa vorreste comunicare oggi e cosa pensate di aver avuto bisogno di comunicare in passato?
P.Z: Ci piace riempire la musica di emozioni diverse, credo che le persone nere chiamassero questo ‘Soul’ ma noi eravamo ragazzi bianchi venuti dai sobborghi, per questo dovevamo suonare garage rock, che non era altro che il tentativo di quattro ragazzi bianchi di suonare R&B. Di sicuro vogliamo comunicare divertimento e un senso di liberazione personale dalle inibizioni. Suonare è fare del bene agli altri e a noi stessi!
Quali sono gli artisti che hanno avuto più influenza su di voi e perché?
P.Z: Beh, diciamo che è la solita lista con qualche sorpresa. Di sicuro come tutti i garage rockers amiano i Rolling Stones, i Beatles, gli Yardbirds e i Kinks ma amiamo anche artisti come Alan Vega dei Suicide, Jonathan Richman e anche, andando più indietro nel tempo, i Sun Ra per il loro modo speciale di abbattere il muro immaginario tra musicisti e spettatore, quello che oggi facciamo noi! Ovviamente poi ci togliamo il cappello di fronte ai Ramones, la band che ha cambiato il mondo.
Finalmente il 14 Gennaio uscirà ‘Wheel of Talent’. Ti va di raccontarci la storia di quest’ultimo disco?
P.Z: La cattiva notizia è che dovremo aspettare fino a febbraio per l’uscita dell’album. In verità sarebbe dovuto uscire l’anno scorso ma ci sono stati problemi organizzativi etc. etc. In questo arco di tempo una band degli anni ’60 avrebbe inciso quattro dischi. Di sicuro il mondo del business musicale è diventato molto più lento! Comunque ‘Wheel of Talent’ è nato spontaneamente da brani inventati al momento durante una nostra performance on stage. Ci è piaciuta così tanto l’idea che Keith ha detto: “Ehy, chiamiamo questi pezzi ‘Il nuovo Album’ ”. Ma ci sta volendo così tanto tempo per far uscire questo album che mi verrebbe da dire chiamate questo album “Ricordatevi dei Fleshtones”!
Cosa ti sentiresti di dire a chi vuole fare della musica il proprio mestiere?
P.Z: Beh, quando abbiamo iniziato a suonare non ci pensavamo nemmeno. L’idea di fare dei soldi con la musica faceva parte dei nostri sogni più nascosti. Per noi il solo fatto di riuscire a suonare la musica che ci piaceva ascoltare era abbastanza. Il fatto di essere pagati per questo è semplicemente capitato…sinceramente credo che prima di pensare al successo e al denaro, la cosa più importante sia essere felici mentre si suona e questo si riallaccia alla tua prima domanda! Con questo non voglio scoraggiare nessuno dal diventare un professionista. Se uno pensa di avere la formula musica giusta allora la usi e buona fortuna!
La formazione dei Flashtones è sempre stata molto instabile, specialmente nei primi anni. Pensi che questo abbia influenzato il vostro sound? E se si come?
P.Z: Il nostro sound è influenzato soprattutto dalle persone e dal modo in cui siamo evoluti nel corso degli anni. Voglio dire, Lenny ora scrive canzoni per la band, Billy è migliorato come batterista. Lenny è più interessato al tipo di musica che vogliamo suonare rispetto a prima. Sapevate che il padre di Lenny era un famoso percussionista cubano e che suonò nella famigerata ‘They’re coming to Take me Away Ha Ha?” In ogni caso, credo che le sfumature del nostro suono siano recepite meglio da ascoltatori attenti come te.
Che sensazione ti riporta alla mente il ricordo del tuo primo concerto?
P.Z: Oh! Il desiderio di essere parte della musica! Anche se non ero un grande fan del gruppo del mio primo concerto, ‘The Young Rascals’. Successivamente ho avuto l’occasione di vedere molti concerti garage, alcuni dei quali veramente entusiasmanti. Ho avuto modo di vedere i ‘Mothers of Invention’ che pensavo essere così fighi, invece sono stati una delusione e una grande lezione per me. Il primo gruppo ad avere su di me un grande impatto, sia dal punto di vista musicale che della performance sono stati i Kinks a Filmore East, subito prima dell’uscita di ‘Lola’. Hanno avuto una grande influenza su di me e credo che questo sia ovvio!
Come è cambiata negli anni l’eccitazione di suonare su un palco? Qual è il segreto di continuare a divertirsi suonando, anche dopo tutti questi anni?
P.Z: L’essenza di tutto è il divertimento. Mi riempie ancora il fatto di rendere felici le persone con la nostra musica, di portarle per pochi minuti lontane dai loro problemi, di cambiarle. E’ davvero una sensazione gratificante, è molto di più dei pochi dollari che guadagniamo. In più abbiamo avuto la possibilità di vedere posti e persone interessanti. Questo per noi è una favola. Mi è appena arrivata una mail da ‘Question Mark’in cui si parla di alcuni bei concerti che abbiamo fatto dopo il Festival di Cavestomp* qualche anno fa. Non avrei mai creduto possibile una cosa del genere quando ero un bambino e ascoltavo alla radio ’96 Tears’ . E il fatto importante è che noi non abbiamo mai suonato classici del Garage come ‘Louie, Louie’ o ’96 Tears’. Ho fatto un sogno stanotte: eravamo ad un concerto e stavamo suonando una versione noiosissima di ’96 Tears’ e io continuavo a chiedermi: ‘Perché lo stiamo facendo?’.
Sono rimasta molto colpita la prima volta che ho letto la vostra biografia. Specialmente dalla semplicità e dalla spontaneità con cui tutto ha avuto inizio. Hai voglia di raccontarci qualcosa di quel periodo? Com’era suonare nella New York del 1976?
P.Z: Per noi è stato un sogno che si è realizzato. Abbiamo passato molto tempo alla fine degli anni ’60 e specialmente all’inizio dei ’70 a suonare rock’n’roll ma eravamo confusi dalle idee sbagliate che circondavano il mondo della musica, in particolar modo del business musicale. Anche se sapevamo esattamente il tipo di musica che volevamo ascoltare e suonare. Poi sono arrivati i Ramones e hanno insegnato a tutti come andavano fatte le cose! Noi hai bisogno di una chitarra costosa o di avere tanti soldi o di essere un chitarrista virtuoso o di vestirti da donna né di niente di tutto questo. Devi solo sapere cosa vuoi suonare e poi, suonarlo!
Ti andrebbe di ricordare con noi, un concerto, una session o un momento che ricorderai per il resto della tua vita?
P.Z: Si! Finire il primo concerto al The Palace di Parigi seguiti per le strade da un gruppo di fan urlanti. Sarei potuto morire quella notte e andare in Paradiso, la polizia non fu di nessun aiuto. E invece eccomi ancora qui!
Grazie mille Peter, è stato davvero emozionante avere la possibilità di intervistarti!
P.Z: Grazie a te e mi raccomando dopo il concerto vieni a salutarci e a bere con noi una birra o due!
* Cavestomp è uno dei più importanti Festival R’n’r di New York in cui partecipano artisti storici e band che hanno tratto da loro ispirazione.
Articolo del
09/12/2013 -
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