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Nika Roza Danilova cresce nel Wisconsin, in mezzo a cento acri di foresta, un posto che ricorda come terribilmente freddo, selvaggio, senza tv o internet. Il padre cacciatore procurava il cibo per la famiglia, il latte lo prendevano dalla mucca del vicino. E' nella musica, come spesso accade, che Nika troverà un modo per evadere da quel contesto non particolarmente stimolante, muovendo i primi timidi passi studiando l'opera (sì, una ragazzina che canta l'opera!), fino a trasformarsi nell'artista che conosciamo oggi: Zola Jesus. Nonostante la giovane età, la cantautrice russo-americana ha già al suo attivo una manciata di Ep e un paio di full-length, discografia destinata ad arricchirsi con l'imminente uscita del suo terzo album, ”Conatus”. Un lavoro dalle sonorità intense e suggestive, in bilico tra atmosfere cupe e aperture radiose. Che sia elettronica computerizzata, synth-pop o una ballata al piano, il filo conduttore di tutti i brani è l'ipnotica voce di Nika, le armonie vocali, il suo timbro unico, potente e profondo. Abbiamo avuto il piacere di incontrarla a Milano dove, un po' jet laggata e un po' raffreddata, ha scambiato due parole con noi. Ecco cosa è venuto fuori dalla nostra breve chiacchierata.
Mi racconti qualcosa dei tuoi inizi come musicista? Come ti sei avvicinata alla musica?
Sono nata, poi ho imparato a parlare e dopo ho iniziato a cantare. Non ricordo come ho cominciato ma è stato qualcosa di immediato fin dall'inizio.
Il tuo alter ego è Zola Jesus, che nasce dall'unione dei nomi di Émile Zola e Jesus Christ. Perché hai scelto proprio loro due?
C'è una dualità alla base del nome. Émile Zola è un realista, un naturalista, lui non farebbe mai sembrare qualcosa più irreale di quello che è in realtà. Gesù Cristo invece è spirituale, non c'è niente di veramente reale o tangibile su di lui. Mi piace questa dualità.
Qual'è l'ispirazione che ti ha portata alla composizione del nuovo disco, “Conatus”?
E' strano perché ho avuto tutta una serie di ispirazioni per questo disco. Ero ispirata dal fatto di voler fare qualcosa che andasse oltre quello di cui ero capace, del tipo che mi sono seduta e mi sono detta “farò il miglior disco di sempre”. Poi avevo anche un'ispirazione più visuale, volevo creare paesaggi sonori che ricordassero montagne, cime innevate, colline. Volevo farlo sembrare gelido ma allo stesso tempo caldo con la mia voce. Comunque ogni canzone ha la sua ispirazione.
Mi togli una curiosità personale? Il titolo del disco è una parola latina, nell'album c'è poi una canzone che è una delle mie preferite e si chiama ‘Hikikomori’, una parola giapponese. Sei forse appassionata di lingue o sono scelte dettate dal caso?
Penso sia un po' un caso, mi piacciono i titoli a cui posso dare il mio personale significato. ”Hikikomori” in particolare è un titolo dal significato molto forte, che riflette la canzone. Anche “Conatus” definisce alla perfezione l'album, perché per me è come una continuazione e un passo in avanti.
C'è una canzone dell'album alla quale ti senti più legata?
Per ragioni diverse mi sento legata a tutte. ”Avalanche” è la prima che ho scritto... ”Collapse” è la più disperata.
I testi sono personali?
Sì, sono tutti molto personali. Sono probabilmente i più personali che abbia mai scritto e anche se forse non si direbbe, mi ci è voluto molto per riuscire a dire quelle parole.
Come funziona tutto il processo che poi ti porta a scrivere un pezzo? Inizi a sperimentare con drum machines, tastiere o qualsiasi altro strumento fin quando viene fuori qualcosa che ti piace?
Sì, sperimento fin quando non trovo qualcosa che mi sembri possa svilupparsi e diventare una canzone.
Quindi non parti da qualcosa che nasce nella tua testa e che poi concretizzi in musica.
Provo spesso anche così, ma di solito non funziona mai.
Come descriveresti la tua musica in tre parole?
Tre parole... (ci pensa e sorride, ndr)
Se è una domanda troppo difficile non preoccuparti.
No, è che le prime tre parole che mi vengono in mente sono “fucked up shit” (ridiamo, ndr). Scusa! Potrei dire intensa, travolgente, passionale...
Ma questo è più originale, mi piace! Invece quali sono i musicisti che influenzano la tua scrittura?
Non ce ne sono in realtà. Cerco di creare musica partendo da cose che non sono musicali, mi influenza ciò che è visuale e cerco di creare musica in quel senso.
Che musica ascolti?
Ascolto qualsiasi cosa, dallo sperimentale, al noise, all'industrial fino al pop, alla classica, all'avanguardia, alle colonne sonore. Tutto tranne forse per l'indie rock, ecco questo è qualcosa che non ascolto.
Pensi di suonare in Italia in futuro?
Assolutamente, suonerò in Italia a novembre. Quindi molto presto e poi tornerò anche spesso.
Ok, grazie mille!
Grazie a te, ciao!
Articolo del
14/09/2011 -
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