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Mario Percudani ha sempre avuto le idee molto chiare. Tanti bambini da piccoli sognano di diventare astronauti, pompieri o quant'altro può sembrare divertente ed avventuroso, ma che poi finisce per restare una semplice fantasia infantile. Lui invece voleva fare il musicista. A sette anni prende in mano la chitarra e a dieci inizia regolarmente ad esibirsi in pubblico da allora non ha più smesso. Artista dinamico e produttivo, è impegnato in diversi progetti musicali, tra cui è d'obbligo citare le band Hungry Heart, interessante realtà hard rock nostrana, e Blueville, insieme al compositore, produttore e amico Marco Tansini. E proprio Tansini firma la produzione di ”New Day”, che sancisce l'esordio solista di Percudani. Il disco è pervaso da un'atmosfera intima e accogliente, come quella che si crea durante una serata tra amici quando, dopo cena, c'è qualcuno che inizia a suonare e allora tutti cantano insieme o semplicemente si limitano ad ascoltare e condividere emozioni. Quel qualcuno in questo caso è il nostro songwriter, che ci regala intense melodie pop blues incastonate in dieci brani dove la chitarra, acustica soprattutto ma anche elettrica, lap steel, dobro, gioca un ruolo fondamentale, d'altronde diversamente non poteva essere, mi immagino Mario che con la chitarra praticamente ci dorme! I pezzi sono equilibrati ed immediati, fatti di morbidi arpeggi da cui fanno capolino piccoli e delicati assolo, come gemme a decorare un gioiello già finemente lavorato. Non dimentichiamoci poi che oltre alle notevoli abilità chitarristiche Mario Percudani ha anche una voce, calda e posata, trasmette tranquillità e serenità durante il piacevole ascolto del disco e sembra quasi volerci comunicare esplicitamente quanto il musicista ami quello che fa. Non c'è nessuna voglia di strafare in “New Day”, la qualità tecnica è palese ma velata dall'eleganza e la classe che si addice ad un artista che fa blues, genere passionale, coinvolgente e affascinante. E' un album che va “vissuto”, assaporato appieno in tutti i suoi colori e le sue sfumature, le sue melodie e armonie, un vero toccasana per le vostre orecchie! Lo abbiamo incontrato per farci conoscere meglio la sua esperienza musicale.
Ciao Mario. Prima di iniziare con le domande ti faccio i complimenti per “New Day”, è stato un piacevole ascolto e non è una cosa che capita spesso! Sappiamo che suoni la chitarra e canti in diverse band, alcune anche molto apprezzate. Cosa ti ha spinto a voler incidere un album solista? Sentivi di avere qualcosa di diverso da esprimere rispetto a quando componi insieme ad altri musicisti?
Innanzitutto grazie mille per i complimenti e per lo spazio che mi dedicate. Ciò che mi ha spinto a voler realizzare un album solista è sicuramente il desiderio di esprimere la mia musica e le mie diverse influenze in maniera incondizionata, dando quindi vita ad un album sicuramente diverso da altri miei lavori, più soft ed intimo.
Come nascono i tuoi pezzi? Scrivi prima la musica o i testi?
Il mio modo di scrivere da molto spazio alle melodie, di conseguenza nella maggior parte dei casi scrivo prima la musica. L’unica eccezione nell’album è il brano “All Over”, nato invece da un testo.
Il pezzo del disco a cui sei più affezionato e perché
Sono diversi i brani a cui sono affezionato all’interno dell’album, ma probabilmente quello a cui sono più legato è “You Can Run”, un brano molto intimo che parla di me stesso, della mia vita e dei miei ricordi. Tra l’altro a breve sarà disponibile on line il video ufficiale.
Tu hai iniziato come chitarrista che eri giovanissimo. Una curiosità allora: qual'è la prima canzone che hai imparato a suonare?
Ero talmente piccolo che davvero non riesco a ricordarmi quale è stata la prima canzone che ho imparato! Allora non conoscevo ancora la musica americana dei grandi songwriters e sono stati quindi i cantautori italiani a farmi avvicinare alla musica.
Quali sono i musicisti che più ami e che più ti hanno influenzato? C'è qualcuno con cui ti piacerebbe collaborare?
Uno su tutti: James Taylor. E’ probabilmente l’artista che mi hai influenzato di più e che ha contribuito maggiormente alla mia maturazione artistica. Ma anche altri mostri sacri come Jackson Browne, Eagles, Joni Mitchell e diversi altri artisti della scena country e rock-blues. E tra la nuova generazione di musicisti, ritengo che John Mayer sia uno dei più validi. Sarebbe ovviamente un sogno poter collaborare un giorno con uno qualunque di questi grandi artisti.
La tua musica trova ispirazione diretta dalla scuola blues americana e per questo ti ringrazio perché è sempre un grande piacere trovare artisti validi in un genere non propriamente nostrano. Ma c'è qualche musicista italiano che stimi particolarmente e che ha influito, anche se in minor parte, sulla tua formazione?
Come ti accennavo prima, il mio primo approccio alla musica è avvenuto grazie alle canzoni dei cantautori italiani e sono sicuro che questo abbia influito molto, soprattutto nel mio modo di scrivere molto melodico. Non credo però ci sia un artista italiano in particolare ad avermi ispirato poiché la mia crescita si è basata sulla musica d’oltreoceano e credo che questo sia l’aspetto più evidente ascoltando “New Day”. Sono comunque convinto che in Italia potenzialmente ci siano alcuni tra i musicisti più interessanti al mondo, ma purtroppo è sempre più difficile trovare spazio e stimoli.
Con la tua band Hungry Heart sei apprezzato anche all'estero. Trovi che ci sia un approccio diverso al rock in Italia rispetto ad altri paesi?
Dopo l’uscita di “One Ticket To Paradise”, secondo album degli Hungryheart, abbiamo avuto di nuovo conferma di quanto effettivamente sia diverso l’approccio al rock in altri paesi esteri, anche se rispetto al primo album abbiamo notato un maggior interesse da parte di alcune riviste italiane. Fortunatamente abbiamo un ottimo seguito anche in Italia e ne approfitto per ringraziare il nostro fan club e tutti gli afecionados che fanno spesso centinaia di chilometri per venirci a vedere live. Delle nostre esperienze estere, posso dire di aver notato una propensione a dar spazio alla musica originale ed una maggior apertura verso band emergenti.
Pensi di pubblicare un altro album solista in futuro?
Certamente! Ti anticipo che il successore di New Day uscirà l’anno prossimo e sarà co-prodotto da me e Marco Tansini.
E per concludere, dicci tre album che per te sono fondamentali.
Sceglierne solamente tre non è per niente facile! Ma restringendo il campo agli artisti che hanno più influenzato la realizzazione di New Day, direi: 1) James Taylor “Hourglass” 2) Jackson Browne “Late for the sky” 3) Carole King “Tapestry” Ma ce ne sono davvero tanti tanti altri….
Grazie e alla prossima!
Grazie mille a voi! A presto!
Articolo del
10/03/2011 -
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