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Venti anni. Esatti. Dal primo, insuperabile, magnifico, seminale album degli Stone Roses. Con una copertina ormai storica, frutto del lavoro di John Squire ispirato dal grande Jackson Pollock e dai “fatti” riottosi del ‘68 parigino. Disco inserito nelle classifiche di merito di tutti i santissimi magazine specializzati. Votato nel 2006 dai redattori del NME come il più grande album britannico di sempre. O più semplicemente uno degli album più importanti della storia. Venti anni dopo arrivano le celebrazioni. A cavallo delle solite voci di reunion che erano circolate anche all’epoca del decennale. Una nuova edizione con in regalo il CD dei “demo perduti” che include l’inedita ‘Pearl Bastard’. Dettagli. Per maniaci incalliti, affezionati assuefatti, collezionisti della prima ora, completisti con il nome della band tatuato ad altezza cuore. ‘The Stone Roses’ nato immerso nella produzione di un fenomenale produttore di nome John Leckie. Dagli Abbey Road Studios a John Lennon, da Syd Barrett ai Pink Floyd, dai Simple Minds ai P.I.L., dai Magazine ai Fall, dagli XTC ai Cast. Non c’è bisogno di continuare ulteriormente.
Ian Brown e John Squire. I madchester twins, per parafrasare gli storici dualismi del rock, autori esclusivi di tutte le canzoni. Due personalità distinte legate da una profonda amicizia fin dai tempi della scuola. I primi anni ‘80 vissuti come The Patrol, assieme tra gli altri, a quel batterista di nome Simon Wolstencroft che aveva già fondato i Weeds (con il cantante Andrew Berry, amico di Morrissey e Johnny Marr) autori di un solo singolo (’China Dolls’ nel 1986), suonato nei Colourfield (progetto post-Specials) e che sarà membro dei Fall per ben undici anni dal 1986 al 1997. Tra piccoli lavori ed espedienti nascono i Waterfront per mano di Squire, che avranno ben presto come cantante proprio Ian Brown, che nel frattempo aveva trovato “impiego” in un club come frontman di alcune band locali. Cambia il nome che viene scelto dall’ormai celebre crasi dei gruppi English Rose e Rolling Stones. Siamo a metà degli anni ‘80. Un piccolo manipolo di seguaci non molla il gruppo (è un quintetto che include il loro roadie al basso, Alan John Wren aka Reni alla batteria e il chitarrista Andy Couzens). Alcuni pezzi vengono registrati con la leggenda Martin Hannett, ma il suono dei nostri sta cambiando decisamente rotta e si decide per abbandonare la soluzione Hannett. Quei pezzi decisamente a bassa fedeltà verranno poi pubblicati nel 1996 come ‘Garage Flower’ ma senza il permesso del gruppo. La storia seguente è nota a tutti. La line up definitiva, il fragoroso debutto che segna un’epoca, le prime frizioni, il lungo parto del secondo album, l’abbandono di Squire, altri sei mesi di vita, l’ottobre 1996 come data della fine.
Vite soliste. Carriere con alti e bassi inevitabili. Nel marzo 2009 corre la notizia di una reunion per 21 date. Brown e Squire sono costretti a smentire. Anzi Squire fa di più creando una sorta di opera d’arte che reca quanto segue: “I have no desire whatsoever to desecrate the grave of seminal Manchester pop group The Stone Roses 18.3.09?. In questi giorni prende la parola anche Gary Manny Mounfield (aka Mani) che in una pausa dei suoi Primal Scream, trova il tempo di esternare riguardo la musica britannica attuale, composta, secondo il bassista, da un manipolo di gruppi “dull as dishwater” (opachi come una brodaglia). Ma va oltre ricordando i tempi del fantastico debutto degli Stone Roses: “Twenty years on and it ['The Stone Roses'] is still fresh and stands out amidst a torrent of mediocrity, career-orientated, dull as dishwater, safe, unimaginative music that dares to challenge for our crown. We were light years ahead of our time, and The Stone Roses’ album will always remain light years ahead of the new so-called super-groups. Read ‘em and weep guys, you all know who you are! Back to school with you and try harder. Listen and learn from the masters”. Brividi. Vent’anni racchiusi ancora in uno scrigno d’oro. Il tempo non è mai passato. THIS IS THE ONE.
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
23/08/2009 -
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