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La storia che vi stiamo per raccontare non e` fantamusica, ma realtà. Anzi peggio, Pop. I protagonisti sono tre. Il primo e` all’unanimità considerato uno dei principali innovatori (se non inventori) del linguaggio rock. Un archetipo più che un musicista. Non a caso e` stato il primo cantante pop ad essere stato oggetto di corsi di universitari, il primo, ancora, ad aver avuto l’onore di figurare, ante mortem, nelle prestigiose antologie di poesia del secolo ormai scorso. Non ricordiamo chi, dove e quando, ma si e` parlato persino di Nobel. Insomma gente, Bob Dylan. Il secondo protagonista e` uno scrittore giapponese che molto probabilmente al Nobel non ci ha mai pensato. Il suo nome, questo per il momento basta sapere, è Junichi Saga. Terzo e ultimo protagonista, un ragazzone di ventinove anni del Minnesota, che insegna inglese in Giappone, tal Chris Johnson. E la storia ha inizio proprio con il nostro Chris. Il quale, un giorno, passeggiando per i negozietti di Fukuoka, alla ricerca di libri sui gangsters giapponesi, s’imbatte in uno tradotto inglese, il cui titolo evidentemente lo interessa: “Confessions of a Yakuza”. L’autore, manco a dirlo, il suddetto Junichi Saga. In realtà il professor Johnson finisce per incuriosirsi al libro per motivi molto diversi dalla sua ricerca. Sulla prima pagina della traduzione, di John Bester, infatti, e` riportato il seguente verso: <>. C…o, si dice il professor Johnson, io questi versi li ho gia` sentiti, ma dove. Ma dove? Ma come dove: <. Bob Dylan, “Floater”, “Love and Thieft”, 2001. Del resto questa coincidenza non poteva sfuggire a chi come lui non solo è un fan di Dylan, ma al proprio idolo ha pure dedicato un sito intero: dylanchords.com. Magia, universalità della poesia o semplice caso? Roba per Borges o per il nostro Tommaso Landolfi. Ma quale magia, quale universalità, quale casualità, quale Borges, quale Landolfi. Dylan questo libro lo ha letto. E a quanto pare gli è al tal punto piaciuto che si e` concesso per cosi` dire la licenza di ricopiare paro paro qualche verso, dimenticando pero` di citare la fonte. Chris a questo punto poteva tre cose: 1) Ammazzarsi 2) Ammazzare Dylan 3) Farsi i c…i suoi e salvare la faccia del proprio idolo. E invece no. Il bravo Chris si e` letto tutto il libro, si e` segnato tutte le coincidenze tra i versi di Saga e quelli di Dylan e li ha pubblicati sul suo sito. La notizia, naturalmente, ci ha messo meno di zero per diffondersi, arrivando nei giorni scorsi sulla prima pagina del “Walla Street Journal”. Interpellato, Junichi non ha fatto una piega. Perfettamente coerente, come ha fatto notare la cronista del Guardian, con chi scrive versi del tipo <. Anche perché il caro Saga non aveva mai sentito parlare di Bob Dylan. Dopo questa storia, ha ascoltato l’album incriminato e questo è il giudizio che ne ha dato: <> Anche merito tuo, caro Junichi. Ah, a proposito, della causa di plagio nemmeno a parlarne. L'unica cosa che il signor Saga vorrebbe ricavare da questa storia è un po’ di pubblicità per il suo libro. Che in effetti in questi giorni, su Amazon, ha visto un aumento di 20.000 ordinazioni. Come dicevamo, non fanatmusica, ma realtà. Anzi peggio, Pop. O no, signor Dylan?
Articolo del
14/07/2003 -
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