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Mixtapes & Cellmates
"Shoegaze" alla riscossa, ma il pubblico dov'è?
9/11/2007
di
Morrisensei <
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Ne abbiamo parlato molte volte. Spesso. Soprattutto negli ultimi mesi. Di come la "parola" shoegaze abbia ormai re-invaso le tastiere dei media specializzati. Le biografie dei più disparati gruppi. Gli scaffali delle etichette e delle distribuzioni. Tra revival e nuove proposte. Bene. Va benissimo. Un po' come è successo recentemente al kraut rock sdoganato tempo addietro da Julian Cope e ormai sulla bocca di tutti. Belli e brutti. Basta inserire quel o quei termini per gonfiare un curriculum ed un background, così da sembrare più cool. Bene. Benissimo. Lo accettiamo. Quello che NON accettiamo è la NON presenza della gente. Del pubblico. Di una parte della "scena" musicale (suonante e critica) che a determinati concerti non si materializza per niente. Insomma DOVE CAZZO SIETE? Dove vi nascondete quando sulla piazza arriva un artista o una band che risponde ai vostri requisiti precedentemente così tanto chiacchierati e analizzati? Prendiamo ad esempio proprio lo shoegaze. Sul quale moltissimi pseudo-facinorosi-eruditi-intellettualoidi stanno costruendo la propria ragione di esistere. Anche se magari nel 1990 avevano appena terminato l'asilo o a malapena sapevano fare 2+2. C'eravate al concerto di Mark Gardener? Io credo di no. Praticamente ricordo ancora tutti i volti presenti. Le lacrime di commozione di alcuni nel risentire i brani dei Ride. Ma voi non c'eravate. Quanti eravamo allo show degli americani Asobi Seksu? Un sabato che sembrava pre-ferragostano. Eppure la band di Brooklyn sembra essere diventata disperatamente alla moda già da un po'. Ai meravigliosi Low vi siete contati? Dubito. Non vi abbiamo riconosciuto. Siete stati curiosi di assistere al concerto dei new comer svedesi Mixtapes & Cellmates? Neanche per sogno. Avete preferito sgoogolare. Immergervi nella pratica onanista del copia incolla. Stesso dicasi per gli iLiKETRAiNS. L'influenza shoegaze era, miei carissimi saputelli, assai chiara. Definita. Tanto che a fine concerto, mentre i ragazzi di Leeds rimettevano nelle custodie i loro strumenti, un paio di loro annuivano e ticchettavano con le mani nell'ascoltare "Dreams Burn Down" proprio dei Ride. Il tutto torna. Che non busserà mai alla vostra porta. Arrugginiti, seppur giovani, da parole e frasi fatte. Dal sentito dire che vi affosserà definitivamente. State bene così. In un mare di bla bla. Persi chissà dove. Noi però c'eravamo. Sempre.
Vostro "In A Different Place" Sensei
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
09/11/2007 -
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