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La morte dell'ex-leader dei Clash Joe Strummer, a 50 anni a causa di un infarto, chiude presumibilmente l'epopea del Punk (circa 20 anni dopo il fatto) un pò come l'omicidio di John Lennon in quel dicembre 1980 aveva chiuso definitivamente l'epoca del Sixties Rock (esattamente 10 anni dopo il fatto) e aperto la porta ad atmosfere, sensazioni e musiche, di fatto, "diverse". Difatti, se Lennon era stato il personaggio più presente, a livello "vocale", tra i pur tanti personaggi di rilievo della scena rock degli anni sessanta, in qualche modo Strummer fu il suo contraltare, volendo ancor più estremo e provocatorio, del periodo immediatamente successivo. Nato ad Ankara nel 1953 come John Mellor, figlio di un alto dipomatico, e persosi nella Londra degli anni settanta fatta di squat, di pubs e miscele razziali, Strummer si fece le ossa in una onesta band di pub-rock chiamata 101-ers, per poi (dopo aver "visto la luce" ad un concerto dei Sex Pistols) formare i Clash insieme al chitarrista Mick Jones, al bassista Paul Simonon e a batteristi di cui il più fisso fu Topper Headon. I Clash non furono mai realmente punk: furono soprattutto una grandissima rock band, di rock suonato in maniera micidiale con una coreografia (indimenticabili gli andirivieni sul palco di Jones, Strummer e Simonon) tanto spontanea quanto precisa come un orologio. I loro testi "impegnati" e le loro provocazioni, talvolta goffe (imperdonabile, da parte di Strummer, un'apparizione con una t-shirt con la scritta "Red Brigades" in un periodo in cui le Brigate Rosse stavano inanguinando l'Italia) non andarono mai a discapito della brillantezza della musica, una miscela di punk, rock'n'roll e reggae che per un breve periodo fece del binomio Strummer/Jones un marchio di qualità paragonabile a Lennon/McCartney o, ancor meglio, "Jagger/Richards". Il primo album, l'omonimo "The Clash" del 1977, è un "must" per ogni appassionato di musica che abbia un pò di rispetto per sè stesso, meglio nella versione USA (uscita ai primi del '79) che contiene, oltre a "Janie Jones", "White Riot", "London's Burning", "Police & Thieves", "Career Opportunities" e "Garageland", anche pezzi del '78 quali "Clash City Rockers", "Complete Control" e "I Fought The Law". Dopo un debutto così implacabile, il successivo "Give Em Enough Rope" del '78 fu un pò un anti-climax, ma tutto passò in secondo piano con l'uscita alla fine del '79 del doppio album "Lndon Calling" (votato da "Rolling Stone" miglior album degli 80's), contenente alcune delle migliori canzoni rock (e reggae) di sempre: la title track, "Rudie Can't Fail", "The Guns Of Brixton", e via dicendo... Vennero anche in Italia in quegli anni, i Clash, e diffusero il verbo del punk come i Pistols non poterono mai fare. Chi li vide in concerto a Bologna nel 1980 e a Firenze nel 1981 non può non considerare oggi quelle performance tra le migliori (o forse "le" migliori) che si siano mai viste su un palco italiano. Il triplo "Sandinista" del 1981 introdusse (quasi sempre con successo) novità funky nel repertorio della band, poi nel 1982 uscì il disco meno riuscito "Combat Rock", che paradossalmente spinse i Clash ai vertici delle classifiche grazie a due brani più accattivanti del solito, "Rock The Casbah" e "Should I Stay Or Should I Go?". Ci furono dissidi tra Strummer e Jones, che si conclusero con la cacciata di quest'ultimo ("L'ho accoltellato alla schiena", ha confessato Strummer di recente). E qui la storia dei Clash poteva chiudersi, in gloria. Ci fu invece l'appendice dei Jones-less Clash di Strummer Simonon e comparse varie, il pessimo "Cut The Crap" del 1985, poi, due anni dopo, lo scioglimento definitivo. Ci si aspettava molto dallo Strummer solista, invece, oggi si può dire, deluse totalmente le aspettative. Due pezzi per il film "Sid & Nancy" del regista Alex Cox, l'intera colonna sonora d "Straight To Hell" dello stesso Cox, il primo album solo "Earthquake Weather" (1989): niente di trascendentale. Ai suoi concerti di quel periodo il pubblico attendeva neanche troppo pazientemente che la vecchia icona punk finisse il suo materiale nuovo, per poi scatenarsi al solo accenno di una "London Calling" o di una "Career Opportunities". Insomma, sembrò che non ci fosse una vita autonoma per Strummer al di fuori dei Clash, a differenza di Mick Jones il cui progetto Big Audio Dynamite riusciva ad affascinare la critica con i suoi azzardati crossover. Dieci anni di silenzio, poi, nel 1999, il ritorno sulle scene con i Mescaleros in coincidenza con la ristampa dei vecchi album dei Clash rimasterizzati. In "Rock Art and the X-Ray Style" (1999) e nel recente "Global A-Go-Go" Strummer sembrava più sicuro di sè e libero di sperimentare in direzione di musiche etniche, latine, asiatiche e quant'altro. Negli ultimi tempi Jones e Strummer si erano definitivamente riconciliati e si era iniziato a parlare di "reunion", che probabilmente sarebbe avvenuta in coincidenza della prevista "induction" dei Clash alla Rock'n'Roll Hall Of Fame di Cleveland Ohio (secondo gruppo punk in ordine di tempo dopo i Ramones). L'inattesa morte di Strummer, in qualche modo, porterà a rivalutare l'opera dei Clash, una delle migliori rock bands di tutti i tempi, le cui scorie sono state presenti per lungo tempo in tanta della musica che abbiamo ascoltato nel'ultimo decennio, vedi per esempio i Rancid e i Mano Negra. E' ora di rivalutare, ma forse è anche ora di voltare pagina.
Articolo del
24/12/2002 -
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