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Tupac Shakur
R.I.P.: il grande business delle rockstar defunte
Londra
19/12/2002
di
Modernist
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Alexis Petridis, in un lungo articolo su The Guardian, analizza il fenomeno dello sfruttamento dell’immagine e degli archivi nascosti delle popstar scomparse. Un fenomeno che, sin dagli albori della storia del rock, ha prodotto grandi utili economici e altrettante contraddizioni artistiche. “La gente ama le rockstar scomparse perché la loro morte permette a qualcosa di confuso e nebuloso, come il rock, di diventare una storia con un principio ed una fine”. E’ questo il commento laconico di Pat Gilbert, direttore della rivista musicale Mojo, sul ricorrente ritorno dei musicisti deceduti tra le classifiche di vendita di dischi e libri. Significativa, e per alcuni versi inquietante, la vicenda del rapper Tupac Shakur. Da quando è scomparso nel 1996 sono usciti sedici album, mentre solo quattro erano i CD prodotti nel periodo in cui Shaker era in vita. Nel 2001 Shakur ha venduto due milioni e 700 mila copie per un introito complessivo di sette milioni di dollari. Nella macabra classifica compilata da Forbes, dedicata agli incassi dei musicisti non più in vita, Shakur è “solo” al decimo posto. Indovinate chi è primo? Elvis Presley (con 37 milioni di dollari), secondo John Lennon (20), segue l’altro Beatle Harrison (17), quarto Bob Marley (10) e buon quinto Jimi Hendrix (8).
Articolo del
19/12/2002 -
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