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The White Stripes
"Seven Nation Army" dei White Stripes: il nuovo inno della AS Roma?
3/03/2006
di
Morrisensei <
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Oggi lasciamo da parte Sanremo. Basta. Abbiamo riso, scherzato, giocato. Dopo tutto chissenefrega di una manifestazione inutile per la musica e per tutti quelli che ci mangiano attorno. Oggi abbiamo a cuore un fenomeno degli ultimi giorni. Uscito fuori dalle curve calcistiche. Sulla Repubblica due giorni fa è stato pubblicato un articolo riguardo il tormentone musicale adottato dai tifosi della squadra della capitale a colori giallo e rossi. Lo stanno canticchiando tutti, lo hanno fatto dall'Ariston, ne stanno parlando anche i TG quelli della risma peggiore ovviamente. Ognuno si diverte come vuole. Ognuno canta ciò che vuole soprattutto in uno stadio. Il problema non sono i tifosi. Sono i media che amplificano, mistificano e sparano cazzate. Leggete questo stralcio finale dell'articolo sopracitato:
"The White Stripes, il gruppo di Detroit, Jack e Meg, chitarrista e batterista hanno due colori dominanti, rosso e bianco, e si sono fatti conoscere in Italia proprio con questo motivo ("Seven Nation Army"), ma il successo di massa è arrivato proprio con la versione remix in locali come il Villaggio Globale, Zoobar, il Circolo degli Artisti e per questo ha la fama di canzone sinistroide-centrosociale-comunista. Il vero successo è però arrivato da Sanremo. Magari non sarà inserito in nessuna compilation e in nessuna hit del momento, e peccato pure che Totti ne abbia stonato un'altra versione. Ma ai tifosi della Roma poco importa: questa è musica per le loro orecchie".
Avete letto bene? Si si testuale così. Basta andare qui.
E' tutto sbagliato. Tutto da rifare come diceva Gino Bartali. Che fossimo in un paese musicalmente terzomondista lo sapevamo già. E qui su queste pagine libere come l'aria lo abbiamo sempre rimarcato. Oggi lo sottolineamo più forte. Con un rosso vivo. Siamo stufi di leggere l'ignoranza. Ripeto. Siamo stufi di leggere l'ignoranza. Di professionisti. Di giornalisti che dovrebbero fare una semplice cosa prima di scrivere: INFORMARSI. In quelle sei righe conclusive la signora Silvia colleziona altrettante cazzate. Inutile dire che i WS non si sono fatti conoscere in Italia con quel pezzo. Magari però lo hanno fatto a casa sua. Nel cortile del portinaio e delle comari. O forse dal parrucchiere tra una rivista di gossip ed un pettegolezzo verso la vicina. Poi la patata si ingrossa (come le nostre palle). Il successo di massa con la versione remix, una puntualizzazione ancor più cafona, triste e banale. Quindi cita tre locali romani confondendo la natura degli stessi (live club). Gli amici del Circolo sono rimasti senza parole, riportiamo solo una frase che mi sembra eloquente in merito: "come scrivere un articolo dal nulla e sul nulla". Il gran finale poi l'amica della Repubblica lo realizza sotto forma di ilare sfondone riportando quei locali alla loro presunta fama politica e associandoci la canzone!!! Da anni non leggevo cazzate simili. Io sottoscritto ne ho pieni i coglioni. Io regolarmente iscritto all'Ordine dei Giornalisti. Io che pago le tasse. Io sono schifato. Di questo tipo di informazione musicale: sciatta, ridicola, che ignora la storia, che non rispetta l'intelligenza. Che vive di canzonette, di playback, di santi, santoni e di nulla. Che Dio (se c'è) vi abbia in gloria. Al più presto.
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
04/03/2006 -
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