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The Vines
Botta e risposta
25/09/2002
di
Claudio Biffi
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The Vines potrebbero essere i naturali successori dei Nirvana? Forse. Sono l’ennesimo giovane quartetto pieno di creatività giunto da Sydney e che recentemente ha scalato i vertici del gradimento giovanile in Inghilterra e negli Stati Uniti sull’ondata punk degli ultimi gruppi indie-rock. Come per gli Strokes, i presupposti per un successo ci sono tutti: un look aggressivo, una storia curiosa alle spalle, un senso perenne di instabilità e non per ultimo anche una buona proposta musicale. Che differenza di suono c’e con i citati Nirvana? Di sicuro nei loro recenti singoli “Highly Evolved”, “Get Free” e “Outtathaway” si riconosce la parte più vigorosa del carattere di Kurt Cobain, ma ascoltando tutto il loro album “Highly Evolved” la sensazione è che i Vines possano dare quel qualcosa di diverso, più solare e orientato al pop-psichedelico o meglio ancora al brit-pop degli anni ’90. Una forte influenza la può svolgere Craig Nicholls, che ha le idee ben chiare per mettere assieme sia i contenuti musicali che i risvolti commerciali della loro produzione. Si dice che Nicholls non sia completamente affidabile e un po’ despota all’interno del gruppo? Non come le ripetute voci vorrebbero far credere. I vari gossip inglesi raccontano di un Nicholls preso da attacchi di panico tali da rinchiudersi in bagno per tre ore prima dei concerti. Questo accumunato ad una vaga predisposizione adolescenziale dalle allusioni suicide, ha fatto sì che si dipingesse come un personaggio un po’ fuori di testa molto simile all’atteggiamento esplicito delle canzoni di Cobain. Nicholls è un ragazzo particolare, ma c’è il sospetto che le storie sul suo erratico comportamento siano state create ad arte per farlo sembrare molto più pericoloso e glamour di quanto lo sia in realtà. Il loro disco ha avuto un buon succeso. Ma è tutto oro quel che luccica? In parte sì. I Vines non sono certo i salvatori della musica come qualcuno vorrebbe far credere, ma “Highly Evolved” è un buon disco, prodotto da un buona indie-rock band e le loro esibizioni “live” non sono da perdere perché hanno quella spinta e quell’energia che i loro dischi potrebbero far sembrare un po’ ripetitiva e generica. E’ tutto lasciato alla vena creativa di Nicholls e alla sua chitarra a tal punto che in alcuni momenti passa dall’atteggiamento compulsivo a quello persino irritante. “La musica ti prende fisicamente e così ti trovi o per terra o a strillare dentro il microfono” dice Nicholls “Io non posso strillare quando viaggio in aereo ma sul palco questo è permesso e non so che cosa sta accadendo in quel momento. Noi possiamo fare qualsiasi cosa”. (liberamente tratto da Uncut di settembre 2002)
Articolo del
25/09/2002 -
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