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Mudhoney
Mudhoney e Pearl Jam tengono vivo il ricordo dell'epopea "grunge"
14/11/2005
di
Morrisensei <
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Se nei primi anni del nuovo millennio sta rivampando il sound a cavallo tra la seconda metà degli anni '70 e la prima metà degli anni '80 (quindi circa 20 anni dopo) - in molti si chiedono quando sarà il momento della riscoperta del sound cupo, allucinato ed aggressivo che impazzò alla fine degli eighties ed ebbe come fulcro nodale Seattle. Conti alla mano nel 2015. Nel frattempo dalla morte di Cobain ad oggi la proverbiale acqua sotto i ponti ha eroso e cambiato la geografia. Quello che maldestramente viene comunque ricordato come grunge rock è stato l'ultimo grande segnale (vitale) della scena musicale planetaria. Dopo solo fuffa derivativa, riciclaggi, depistaggi, blister plasticati di nulla o poco più. Gli Alice In Chains ed i Nirvana hanno terminato la loro corsa senza di fatto scadere nel patetico, loro malgrado lasciando due icone alla pubblica venerazione: Kurt Cobain prima e Layne Staley dopo. Le loro discografie (seppur con qualche riserva particolare) andrebbero archiviate in toto per importanza e sostanza storica. I Soundgarden hanno provato ad allungare il brodo. Il tanto incensato "Superunknown" è realisticamente due spanne inferiore alla produzione selvaggia, devastante e lancinante degli esordi. Nè la prova solista di Cornell, nè i side project dei singoli membri, nè tantomeno la ridicola affermazione degli Audioslave hanno lenito l'assenza della formazione americana. Gli Screaming Trees sono stati "costretti" dall'indifferenza a sciogliersi prima di tutti, donandoci però il grande talento del fuoricalsse Mark Lanegan a discapito degli opulenti Van Conner impegnati nei sufficienti Valis (uno dei tanti progetti). Per i gruppi "minori" (ma solo per quantità di dollari guadagnati) la storia si è fermata da tempo: Tad, Skin Yard, Meat Puppets, Gruntruck e molti altri. Menzione a parte dunque per gli unici superstiti della scena: Pearl Jam e Mudhoney. Molti sostengono che in queste due band sia da sempre concentrata la più alta percentuale di talento disponibile in quell'area ovest degli Stati Uniti. Probabile. Soprattutto tenendo conto del fatto che Gossard e soci hanno alle spalle una genealogia seminale che riporta ai Green River (si legga dunque al capitolo Mudhoney) e Mother Love Bone (ed il ricordo della stella Andrew Wood non può che continuare a far brillare gli occhi). Se si escludono gli ipertrofici Melvins (destrutturati in 156 side project) sono proprio Pearl Jam e Mudhoney a tenere vivo il ricordo di un periodo splendente. I primi sono attesi in primavera da un nuovo album, l'ennesimo per una band divenuta nel frattempo "classica", mentre i secondi usciranno qualche mese prima a sottolineare un'integrità artistica che ha pochi eguali in giro per il globo. E' ovvio che i tempi dell'istinto vigoroso degli esordi per entrambi non torneranno mai più, ma è altresì vero che dal masticato e criticato "grunge movement", sono uscite le ultime formazioni importanti che l'America civilizzata ricordi. Pearl Jam e Mudhoney a difesa di Fort Alamo. Noi sappiamo per chi tifare.
Vostro "Temple Of The Dog" Sensei
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
13/11/2005 -
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