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Parlare dei Soft Machine significa parlare di una delle colonne portanti del jazz rock europeo. Nati nel cuore della Canterbury Scene, coetanei dei primi Pink Floyd di Syd Barrett e della The Jimi Hendrix Experience, il gruppo ha attraversato psichedelia, progressive, free jazz e fusion con una coerenza che non è mai stata stilistica ma concettuale: esplorare senza appartenere definitivamente a nulla.
”Thirteen”, in uscita per DYAD Records DYAD Records (UK) / MoonJune – IAC Music (Japan), raccoglie tredici composizioni inedite e segna un nuovo snodo in una traiettoria lunga sei decenni. Il fulcro resta lo storico chitarrista John Etheridge, in formazione da oltre cinquant’anni, ancora capace di alternare lirismo e tensione elettrica con sorprendente naturalezza. Accanto a lui Theo Travis (sax, flauti, tastiere, elettronica), vero architetto del disco e autore di sei brani, Fred Thelonius Baker al basso fretless e il più recente innesto, il batterista e compositore Asaf Sirkis.
Il disco colpisce per ampiezza espressiva. La suite ’The Longest Night’ (oltre tredici minuti) rappresenta il cuore progressivo del lavoro: sviluppo tematico ampio, dinamiche in evoluzione e interplay serrato tra sax e chitarra. ’Open Road’ mostra invece il versante più elettrico e diretto della band, con assoli incandescenti che riportano il gruppo in territori jazz rock ad alta combustione. Di segno opposto ’Disappear’, che nasce da flauti in loop e si sviluppa come miniatura pianistica priva di batteria, sospesa e quasi cameristica. ’Pens To The Foal Mode’ è improvvisazione collettiva pura, senza rete. ’Turmoil’, firmata da Baker, è una deflagrazione di fuzz bass e tensione quasi febbrile. Momento simbolico dell’album è ‘’Daevid’s Special Cuppa’, costruita attorno a una parte di chitarra glissando registrata nel 2000 da Daevid Allen, membro fondatore: un episodio psichedelico e tribale che unisce sax soprano, duduk e ritmi ipnotici in una sorta di ponte ideale tra passato e presente.
Il batterista storico Robert Wyatt ha definito Asaf Sirkis un musicista capace di unire tecnica e sensibilità compositiva “eterea e inquietante”. Un’investitura non secondaria, che conferma come la dimensione creativa del gruppo resti centrale anche nella sua incarnazione contemporanea. I Soft Machine post-2004 non hanno mai suonato in maniera così avventurosa. “Thirteen” non è nostalgia, non è revival, non è autocelebrazione: è la dimostrazione che la libertà linguistica può ancora essere una pratica concreta. Nel 2026 la band sarà in tour tra Regno Unito ed Europa, pronta a ribadire dal vivo una lezione che attraversa generazioni. ________________________________________ Artista: Soft Machine Titolo: Thirteen Etichetta: DYAD Records (UK) / MoonJune – IAC Music (Japan) Uscita: 13 marzo 2026 (UK/Europa) – 25 febbraio 2026 (Giappone) Formati: CD, LP, UHQCD, digitale (Bandcamp)
Formazione: John Etheridge – chitarra elettrica Theo Travis – sax tenore e soprano, flauti, duduk, Fender Rhodes, Mellotron, elettronica Fred Thelonius Baker – basso fretless Asaf Sirkis – batteria, percussioni
Produzione: Theo Travis Registrato ai Temple Music Studios (Surrey) – aprile 2025 Missato e masterizzato ai Blue Studio, Londra
Articolo del
21/02/2026 -
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