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Francesco De Gregori
De Gregori: Mussolini? Un uomo senza scrupoli ma intelligente
Roma
7/12/2003
di
Modernist
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Mussolini, uomo privo di scrupoli ma di straordinaria intelligenza e doppiezza. Si esprime così il cantautore Francesco De Gregari, simbolo da sempre di un’opposizione di sinistra che ha poco a che fare con i compromessi o le mezze misure. In un'intervista al “Corriere della sera” De Gregori ripercorre i suoi anni universitari e non è un caso se, parlando di Mussolini, emerge anche una notevole conoscenza. La sua tesi di laurea è stata preparata con Renzo De Felice, tema “Le biblioteche popolari del fascismo”. Studiare con De Felice –ha dichiarato De Gregori- mi ha reso familiare la figura di Mussolini, mi ha trasmesso una sorta di affettuosità verso il Duce è come se mi fossi abituato a quest'uomo, dalla straordinaria intelligenza e dalla straordinaria capacità di doppiezza………Sono consapevole di quanto fosse privo di scrupoli morali, non lo sento né amico né consonante. E' un personaggio dalle diecimila sfaccettature, che in certi momenti appare come un eroe shakespeariano''. Inevitabile, nel corso dell’intervista, un richiamo al “Cuoco di Salo'', la canzone molto discussa dove si racconta la storia di un protagonista della Repubblica Sociale: “E' una canzone sull'innocenza, racconta un dramma''. Le dichiarazioni di De Gregori rivelano anche lati sconosciuti della vita privata del musicista romano: lo zio Francesco, partigiano della brigata Osoppo fu ucciso dai gappisti a Porzus assieme al fratello di Pier Paolo Pisolini. Sorprendenti, ma non così inattesi, i suoi giudizi sul sessantotto e la partecipazione alla vita politica attiva: “nel Sessantotto mi trovai scavalcato a sinistra da gran parte dei miei coetanei”. Negli anni della contestazione De Gregori ricorda di non aver molto amato l’attivismo e i cortei (andai ad un corteo solo un paio di volte, mi imbarazzava il rituale, i pugni chiusi, il canto di Bandiera Rossa). E infine una laconica precisazione: “Non mi direi di sinistra così come dico che sono della Roma, non si può mettere un timbro su una sensibilità. Non è un'appartenenza ma una scelta continua. Finora mi sono riconosciuto nelle posizioni della sinistra. Non escludo di farlo in quelle della destra anche se finché ci sarà Berlusconi sarà difficile. ..quando ho suonato per una causa politica mi sono sempre pentito, alla fine ci si sente usati. Ad un certo punto i socialisti si appropriarono di “Viva l'Italia” per uno spot elettorale, pregai un amico di farli smettere: però non avrei mai fatto causa al PSI era pur sempre il partito di Nenni, Lombardi e Brodolini''.
Articolo del
07/12/2003 -
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