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I nostri colleghi del popolarissimo - e sempre più influente - magazine americano su Internet "Pitchfork" hanno votato la loro lista dei migliori album usciti durante gli anni '90, pubblicandola in questi giorni come retrospettiva di fine anno . La nuova poll arriva a distanza di 4 anni dalla precedente - sempre relativa ai 90's - ed appare però più meditata rispetto a quella del 1999, visto che a quel tempo il decennio di riferimento era ancora troppo "caldo" per poter esercitare il necessario distacco critico. Miglior album dei '90's risulta "OK Computer" (1997) degli inglesi Radiohead, considerato "un capolavoro di forma e rumore". Al secondo posto "Loveless" (1991) lo storico album dei My Bloody Valentine che quasi mandò in bancarotta la label Creation di Alan McGhee. Il primo album USA è "The Soft Bulletin" (1999) dei Flaming Lips, al n.3; segue il poco conosciuto "In the Aeroplane Over the Sea" (1998) dei Neutral Milk Hotel, al n.4; "Slanted & Enchanted" (1992), il classico indie-rock dei Pavement, è al n.5, seguito da "Nevermind" (1991) dei Nirvana, che è di fatto il disco che inventò il rock alternativo e che forse meritava un piazzamento più alto del n.6. Al n.7 c'è il rivoluzionario "...Endtroducing" (1996) di DJ Shadow, primo album non-rock ad apparire in questa classifica. Ancora i Pavement al n.8 col secondo "Crooked Rain, Crooked Rain" (1994), seguiti al n.9 dalla desolazione folk di "I See a Darkness" (1999) di Bonnie "Prince" Billy. Chiude la Top 10 di Pitchfork il rock low-fi dei Guided by Voices e del loro album del 1994 "Bee Thousand". Nelle succesive posizioni ci sono i Talk Talk, gli Slint, ancora i Nirvana di "In Utero", i Belle & Sebastian di "If You're Feeling Sinister", ancora i Radiohead di "The Bends", i The Dismemberment Plan, i Public Enemy del terzo album "Fear of a Black Planet", gli Smashing Pumpkins, Beck, Bjork, i Built to Spill, The Beta Band, Yo La Tengo, Weezer, i Pixies, i Modest Mouse e Liz Phair. A chi fosse interessato a visionare la classifica dei Top 100 al completo, consigliamo di collegarsi al sito del web magazine americano all'indirizzo www.pitchforkmedia.com
Articolo del
26/11/2003 -
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