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Lambchop
Punching The Clown
2026
Merge Records / City Slang
di
Giancarlo De Chirico
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Se è vero che “la vita senza musica sarebbe un errore”, anche passare troppo tempo senza una nuova pubblicazione dei Lambchop di Kurt Wagner sarebbe insopportabile. Eccola infatti: si intitola ” Punching The Clown” e corrisponde al diciassettesimo album in studio dei Lambchop, “cult band“ originaria di Nashville, Stati Uniti d’America, e che dal 1986 ci propone un “alternative country” molto particolare, raffinato e sempre di alto livello. In una scena musicale come quella attuale, avere la possibilità di ascoltare brani come “Weakened”, “Punching The Clown”, “The New World Wave”, “A Doctor In The House” o “Stella“ è un dono, un privilegio vero, un’occasione rara, da non consumare in fretta.
Arrangiamenti solo in apparenza semplici, che portano una chitarra acustica, un banjo e un basso a dialogare fra loro e a supportare gli interventi vocali di Kurt Wagner e dei suoi “special guest” che altri non sono poi che gli splendidi cori coordinati da Blake Morgan. L’abbandono del ricorso all’elettronica e l’incremento dell’elemento umano, rappresentato appunto da sezione vocali assolutamente sorprendenti che fanno da contrappunto in quasi tutti i brani inseriti sul disco, sono le novità principali rispetto a “The Bible”, il disco uscito ben quattro anni fa. I Lambchop si sono presi una pausa piuttosto lunga ma, se questi sono i risultati, bisogna riconoscere che era quanto mai necessaria. Il titolo del disco “Punching The Clown” è stato preso in prestito da un film commedia molto divertente del 2009, ma c’è da credere che questa espressione abbia come bersaglio qualcun altro, qualcuno che ha in mano il destino del mondo e che lo usa invece come fosse un giocattolo. Abbiamo a che fare con un disco fatto di ballate “country” meravigliose e di armonie antiche che vengono distribuite in un tessuto armonico di stampo minimalista.
Un incrocio fra passato e presente che ha dato vita ad un album assolutamente pregevole, un disco originale, diverso, quasi un amico con cui passare il tempo, una persona fidata con cui confidarsi e da cui è bello ascoltare. Il disco è stato registrato in soli tre giorni nello studio nel Wisconsin di Justin Vernon. Un lavoro pieno di grazia, ricco di armonia. Ognuna delle dodici tracce presenti sull’album è un racconto e rappresentano tanti piccoli diversi capitoli dell’avventura umana sulla Terra. Vi troverete all’ascolto di un’opera d’arte tanto bella quanto essenziale e di livello altissimo.
Da ascoltare.
Articolo del
02/09/2026 -
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