|
Il palcoscenico è vuoto. Una piccola piattaforma di legno al centro, l’asta del microfono, e nulla più. Non si sa bene cosa aspettarsi, sono in molti a non conoscere questi Peaches, quasi tutti pensano si tratti di un gruppo, forse rock, oppure punk, ma gli strumenti, dove sono? E quanti dischi hanno all’attivo? Dagli amplificatori intanto un suono metallico e tambureggiante annuncia l’entrata in scena di lei, Merril Nisker, in arte Peaches, canadese che vive a Berlino, ex maestra di scuola materna, ora rapper spregiudicata e assetata di provocazioni. Si presenta in hot pants di vinile rosa, un paio di stivali bianchi fino al ginocchio, e reggiseno nero. C’è un iniziale momento di sconcerto. Chi è ? Cosa vuole? Siamo all’avanspettacolo o al Blue Moon? Ma lei sospinta da una musica che diventa sempre più contagiosa e assordante comincia a cantare, o meglio, ad urlare a squarciagola nel microfono, a contorcersi tutta, a correre come un ossesssa in lungo e in largo, incitando la gente. Dopo pochi minuti sono tutti con lei, a gridare “ I, You, She, come on, baby, let’s go! “ tratta dal suo nuovo album, il seguito ideale di quel “The Teaches Of The Peaches” che aveva destato un ottima impressione un paio di anni fa. E ancora “ You know it, you love it, you got it” da “Set It Off”, mentre lei si rotola sul palco, cade ripetutamente, si rialza, appare indolenzita, macché, riparte come un ossessa, si lancia verso il pubblico e - in piedi sulle transenne – continua nelle sue argomentazioni un tantino perverse. Si tocca dappertutto, è volgare, volutamente sguaiata, indossa un giacchetto bianco, con il colletto rialzato su, e un paio di occhiali a specchio neri: Dio mio! Sembra la contro figura del Lou Reed di “Street Hassle”, ma non è certo a lui che vuole somigliare: troppo raffinato, troppo artistico, troppo snob. Ecco che sale sui tubi Innocenti che sostengono il palco, è sudata, trema tutta, si dimena come un anguilla che cerca di sfuggire alla cattura, grida “Suck And Let Go”, scopre una spalla, si piega su se stessa, ricade, è lei Peaches, una sorta di Iggy Pop al femminile, la nuova lucertola del rock’n’roll!!! Non è infatti un caso che i due si adorino e che Peaches abbia collaborato con Iggy su “Skull Ring” e lui le abbia restituito il favore cantando con lei su “Kick It”. Cavalca l’asta del microfono, mima l’atto sessuale in più riprese, si toglie i pantaloncini rosa, sotto ne ha un paio bianchi, ancora più ridotti, “Kiss Me, baby” lecca il microfono, ripetutamente, con sapienza ed efferatezza, lo punta alla gola, “I don’t Have To Make Choices”, c’è speranza per tutti quindi! Due ragazzi a dir poco esaltati saltano sul palco, si abbassano i pantaloni e fanno vedere le rotondità delle loro natiche, vanamente inseguiti dal servizio d’ordine. Sale l’eccitazione, siamo a metà fra Helzapoppin’ e il Rocky Horror Picture Show, ma c’è molto gioco, molta ironia nei giochini hardcore di Peaches, come quando assume una fiala di un liquido di colore rossastro e, pochi secondi dopo, si gira verso il pubblico e comincia a vomitare sangue. I suoni sono tutti campionati: la batteria elettronica, il turbinio di chitarre che ci sconvolge, lo chiamano “electro-clash”, è una specie di punk rock industriale a tinte forti, e lei ci sguazza dentro a piene mani. Dopo una breve pausa torna sul palco ed esegue la straordinaria “Fuck The Pain Away” e termina il suo “live act” a braccia larghe, come crocifissa, e con il microfono ben piantato in bocca. Un vero sballo, signori!!!
Articolo del
14/09/2003 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|