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Subito dopo la fine del “set” trasgressivo e bizzarro dei Ray Daytona, una “garage band” originaria di Siena davvero sorprendente e capace di mescolare con gusto e ironia il rockabilly, il surf e la psichedelia, salgono sul palco gli australiani Radio Birdman, molto attesi, tornati insieme dopo essersi sciolti nel 1978 con appena due dischi all’attivo, gli imperdibili “Radios Appear” e l’altrettanto valido “Living Eyes”. Successive esperienze con i New Race di Ron Asheton (ex Stooges) prima e con i New Christ poi, facevano credere che il sentiero originario fosse stato ormai accantonato ma, fortunatamente per noi, non è stato così. Rob Younger, il vocalist della band, ha ripreso il suo posto, accanto al talentuoso Deniz Tek, chitarra solista, e a Chris Masuak, chitarra ritmica, mentre Warwick Gilbert è stato sostituito al basso elettrico da Jim Dickson (ex Barracudas e New Christ). Pip Hoyle é alle tastiere, là dove lo ricordavamo, così come ritroviamo Ron Keeley alla batteria, anche se con qualche chilo di troppo. E’ quasi mezzanotte quando i Radio Birdman infiammano il manipolo di affezionati che, in qualche caso, ha attraversato la penisola esclusivamente per loro. L’esordio è di quelli che lasciano senza fiato: “Burn My Eye”, subito, senza preavviso, seguita da “Do The Pop” e da “Non Stop Girls” che danno il via a delle notevoli accelerazioni sul piano del ritmo. Le chitarre tornano a graffiare, lancinanti e sofferte su “Love Kills” interpretata al meglio da un Rob Younger in buona forma, malgrado gli anni. Sembra il ragazzo di sempre invece Deniz Tek, cattivo quanto basta nell’arte di strofinare e percuotere la sua chitarra sul palco, dolcissimo poi quando si concederà ai fans nel “backstage”, assetati di foto ricordo e dediche autografate. Una bellissima versione di “Alone In The Endzone” a cui fa seguito “What Gives?” precede le note distorte di “Hanging On” dalle liriche tristemente profetiche che raccontano di “un cielo lacerato, un sole impazzito, il suolo che brucia, una casa in fiamme, una bandiera perduta, lo spirito che resiste ancora, ma la notte si avvicina”.La fine delle illusioni di libertà degli anni settanta, la sensazione che il mondo cominciasse a girare in un'altra maniera, pessima, vomitevole, e che il suono delle chitarre fosse l’ultimo rimedio, l’ unico mezzo per frenare un destino avverso. E allora “Crying Sun”, altro brano manifesto di tutta la produzione della band, e il rock and roll mellifluo di “Murder City Nights” , prima di una stupenda “Living World” tratta dalle ultime esperienze di Rob Younger e Deniz Tek con i New Race. Cinquanta minuti tirati per la prima parte di uno “show” che vede i Radio Birdman perfettamente in grado di rispolverare il mito dell’ “acid rock” e del periodo migliore di un “garage rock” a tinte forti, con spiccate tendenze verso il punk. Dopo una breve pausa la band si ripresenta con “Man With Golden Helmet” una ballata lenta e sofferta, per pianoforte e chitarra, con un notevole crescendo, in uno stile che ricorda i primi Doors di Jim Morrison. Arriva poi la sorpresa: quando tutti si aspettano una “cover” di Iggy & The Stooges (gruppo al quale sono legati da sempre a doppio filo) Deniz Tek e Chris Masuak accennano gli accordi di “I’m Waiting For My Man” dei Velvet Underground di Lou Reed, altro classico del rock decadente. E ancora, sospinti da un vociare sempre più intenso e coinvolgente, lasciano che sia Jim Dickson, con un fantastico giro di basso, ad innescare la miccia per una versione corrosiva e straniata di “Cold Turkey”, il singolo portato al successo da John Lennon molti anni fa. Nel frastuono generale che ne consegue spuntano gli accordi di “New Race”, bella, potente e corale, come la ricordavamo, e come si conviene. Ma nessuno vuole andare via, la serata è troppo bella per sentirsi appagati e allora i Radio Birdman tornano ancora (questa volta però è davvero l’ultima) e vanno a pescare da non non si sa bene dove una pepita d’oro incastonata nell’album dei nostri ricordi più belli della prima era psichedelica, quella “You’re Gonna Miss Me” dei Thirteenth Floor Elevators (se non sapete dove trovarla, procuratevi una copia di “Nuggets” vinile doppio antologico curato da Lenny Kaye, il chitarrista di Patti Smith). E’ il tripudio finale, nessuno ha voglia di andare a dormire o di riprendere la strada verso casa. E’ il rock and roll che spinge le auto su per la collina e che ci terrà svegli con scariche di adrenalina tutta la notte. A voi.
Articolo del
07/09/2003 -
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