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C’è più di un motivo per amare “Astral weeks”: uno di questi è proprio Van Morrison, piccolo ma cocciuto irlandese che, partito dal Beat degli esordi nella metà degli anni ’60, di strada ne ha fatta tanta. “Astral weeks” è uno di quei dischi da ascoltare per poi innamorarsene, proprio come in un colpo di fulmine. La repentina promozione ad album cardine per capire l’evoluzione del Pop-rock irlandese non parte solo dall’autore di queste poche righe ma da tutta una schiera di critici ben felici, all’epoca della sua esplosione come autore, di rivedere in Van Morrison un degno erede del maestro Bob Dylan. Il suo talento è comunque uno dei più prolifici di quegli anni: dopo il successo nel 1967 con hit del calibro di “Gloria” e “Brown eyed girl”, dal ’68 al ’72 Van Morrison firma ben 5 album a suo nome, tutti di qualità, nei quali l’accostamento tra musica e poesia è uno dei più interessanti del periodo. ---------- I primi versi della canzone che dà il nome a quest’album, “Astral weeks”, sono una vera sorpresa: “Se io mi avventurassi nella corrente degli errori \ tra i viadotti del tuo sonno \ dove immobili orli d’acciaio s’incrinano \ e una fossa si ferma nelle strade secondarie \ potresti trovarmi? \ Vorresti baciare i miei occhi?”. Viene subito da pensare alla grande tradizione poetica irlandese, quella di James Joyce e W.B.Yeats. ----- Influenze a parte, le atmosfere acustiche sono comunque quelle preferite da Morrison che, per ottenere tale risultato, si avvale di sessionmen illustri come il contrabbassista Richard Davis e il batterista del Modern Jazz Quartet, Connye Kay; completano l’organico John Payne al flauto traverso, Jay Berliner alla chitarra (già partner di Charles Mingus) e Warren Smith Jr. al vibrafono. -------- Tornando alle canzoni, “Beside you” è forse il brano meno orecchiabile ma sicuramente il più sofferto di tutto l’album. E’ la storia della morte di un figlio, e della madre che lo vede scomparire nella pioggia, come in un sogno, sperando ancora di poter stare accanto a lui. Il tutto odora di unica Jam session, di un flusso musicale frutto del lavoro di poche ore di sala di incisione ma sfruttate al meglio, visti gli eccellenti risultati. Pur con piccoli errori di esecuzione, dovuti ad un certo approccio improvvisativo verso la musica e non certo all’inesperienza, i musicisti lavorano su un breve canovaccio melodico dettato da Morrison, sul quale costruiscono poi le atmosfere oniriche che ritroviamo, oltre alla già citata “Beside you”, anche in “Slim slow slider”, dove emerge prepotentemente il contrabbasso, e in “Cyprus Avenue”, con una spinetta che fa intelligentemente da contrappunto alla chitarra e al contrabbasso. ------- A ribadire l’amore di Van Morrison per il Jazz arriva “The way young lovers do”, che ha un buon arrangiamento orchestrale e un andamento decisamente da Big Band, con tanto di ottoni e batteria swingante. Ma una delle perle dell’album sta nella ballad “Madame George”: l’atmosfera è quella di Dublino, con la pioggia e i bambini che collezionano tappi di bottiglie; Madame George è una sorta di cartomante-maitresse che riceve ospiti nel salottino del suo appartamento, pieno di musica e risa, con un treno in sottofondo che continua a passare insistentemente. I richiami all’ “Ulisse” di Joyce sono evidenti, e la critica dell’epoca gridò al talento letterario: senza dubbio il talento c’è, ma il paragone va fatto con tutte le dovute differenze del caso. Richiamando la tradizione del Folk irlandese, “Madame George” è comunque una delle migliori canzoni mai scritte da Morrison e uno dei suoi testi più ispirati. Ad “Astral weeks” seguirono altri importanti lavori solisti come “Moondance”, “St. Dominique prevew”, “Veedon fleece”, nei quali si alternano l’amore per il Blues, la musica irlandese e il Jazz, ma “Astral weeks” sembra avere un fascino tutto suo, il fascino di un’opera imperfetta e, proprio perché tale, ancora più bella.
Articolo del
27/08/2003 -
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