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Coldplay
Roma 23 giugno 2003 - Cornetto Free Music Festival: Coldplay – Turin Brakes – The Coral
23/06/2003
di
Claudio Biffi
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ore 18,30 circa un migliaio di persone sono in attesa dell’apertura dei cancelli al centralino del Foro Italico di Roma per l’atteso concerto dei Coldplay, uno degli eventi del Cornetto Free Music Festival di quest’estate. La serata si prospetta calda sotto tutti gli aspetti ma l’atmosfera è rilassata tra i giovanissimi fan e i meno giovani amanti del pop britannico che si presenta a Roma con tre gruppi musicalmente ben diversi tra loro ma con alle spalle ottime referenze di critica. Sono le 19.45 quando salgono sul palco i giovanissimi The Coral gruppo di Liverpool che ha suscitato clamore con il suo omonimo disco d’esordio. Il set è un ammasso di strumenti e di cavi ma nonostante lo spazio limitato i sei giovanissimi Coral riescono ad animare per 40 minuti un viaggio musicale che spazia dal rock psichedelico, allo ska con venature caraibiche, al folk cosacco e all’acid rock di una potenza trascinante che lascia positivamente impressionata e divertita gran parte della platea. Nonostante l’unico Cd prodotto da cui eseguono “Spanish Main”, “I Remember When” e “Dreaming of You” i ragazzi hanno il coraggio di proporre alcuni brani del nuovo disco in uscita a settembre dimostrando grande padronanza e energia sul palco che si conclude con un interminabile session di 10 minuti “Calenders and Clocks” dove riassumono tutte le loro influenze musicali dai Doors a Frank Zappa. Ore 21.00 è ancora in piena luce serale quando salgono sul palco i Turin Brakes dei giovani dal volto pulito Olly Knight e Gale Paridjanian leader di quel new acoustic movement che purtroppo dal vivo mostra i suoi limiti e che fatica a carburare con evidenti carenze negli altri componenti della band nonostante le notevoli qualità vocali del cantante. Passando da brani tratti da The Optimistic LP come “Mind Over Money”, “Emergency 72” e “State of Things” l’atmosfera si surriscalda con il calare della sera e con i primi fasci di luci colorate sul palco quando il duo passa alle canzoni di Ether Song e il miglioramento si sente tra i riff della chitarra acustica diventata improvvisamente più convinta e più rock fino alla inevitabile ovazione finale sulle note di “Pain Killer (Summer Rain)” con Knight che saluta il pubblico annunciando l’arrivo dei tanto attesi Coldplay. Arrivo che si fa attendere per non meglio precisate cause tecniche fino alle 22.30 quando sul pianoforte comincia a risuonare il martellante refrain di “Politik” aggressiva quanto basta per far capire che Chris Martin e soci fanno sul serio. Si capisce subito che il feeling tra il cantante ed il pubblico è l’anima della serata e Roma è una piazza magica che lascia il segno e le parole (in italiano!) di Chris Martin lo confermano durante tutta la durata del concerto. Il set del palco è essenziale con i quattro video giganti alle spalle che trasmettono immagini in bianco e nero o in negativo dei componenti della band ripresi da diverse angolature durante l’esibizione ma la vera forza trainante della band è lui, il cantante a dimenarsi tra pianoforte, chitarra e microfono con il resto della band piazzato quasi ai margini a fare da supporto ma sostanziale per la riuscita dell’intera performance. Le luci ben distribuite sostengono l’emozione creata da brani come “God Put A Smile Upon Your Face” “A Rush Of Blood To The Head” tratti dall’ultimo CD o da “Trouble” e “Yellow” del primo Parachutes cantati a memoria dai diecimila del centralino. Concerto di emozioni e buona musica come forse non se ne vedevano da tempo sul suolo romano ma purtroppo la prima ora scorre via tra “One I Love” b-side di “In My Place” e “Don’t Panic” in cui si sentono le influenze dei primi U2 più di quelle dei Radiohead a cui i Coldplay erano stati accostati al loro esordio. Il set si chiude con la bellissima e intima “The Scientist” per riaprirsi 5 minuti dopo con la potente “Clocks” e con la hit “In My Place” cantata quasi interamente dal pubblico. Il secondo bis “obbligato” Chris Martin lo fa sulle note di “Amsterdam” a cui accoda una versione da solo al piano di “What A Wonderful World” di Louis Armstrong ma i Coldplay che poco prima avevano ammesso che stare Roma era come trovarsi a casa propria devono uscire per un ultimo pezzo “Lips Like Sugar” cover di un brano degli Echo and the Bunnyman loro carissimi amici. In definitiva una serata da ricordare per le emozioni vissute e per la buona riuscita che può essere riassunta dalle parole di Chris Martin “Cantiamo insieme e riempiremo il cielo con la musica”.
Articolo del
24/06/2003 -
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