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La giornata metallica annunciata ed attesa da tempo memorabile qui a Roma inizia a partire dal primo pomeriggio con le esibizioni piuttosto brevi di Sadist, di Lauren Harris e dei Mastodon, dei gustosi antipasti a quello che si annuncia un pranzo robusto e letale! Arriviamo giusto in tempo per vedere i roadies che sistemano il palco per un nuovo live act, questa volta più consistente e di maggiore durata, quello dei Machine Head, che ci mettono davvero poco ad arroventare le loro chitarre elettriche e a sparare a raffica sul pubblico nel segno di un thrash metal quanto mai puro ed intransigente. Invocazioni di odio e grida di guerra vengono urlate dal palco al calare del sole, ma sul finale la band cede il passo ad espressioni di maggiore intensità drammatica, ed è tutta da ricordare “Hey Lord”, una lunga piece ben strutturata stavolta anche sul piano delle armonie.
Passano pochi minuti e una vera e propria ovazione accoglie l’installazione sul palco di un telone che reca l’immagine del mostro orrorifico, simbolo dei Motorhead. Il devastante rock trio guidato dall’immarcescibile Lemmy Kilmister, è da sempre il punto di incontro fra l’approccio viscerale del punk e le cadenze sonore proprie dell’heavy metal. Questa sera presentano dal palco brani tratti da “Kiss Of Death”, il loro ultimo album, accanto a citazioni storiche di un passato tanto glorioso. E sono proprio le note di “Stay Clean”, di “Metropolis” e di “I Got Mine” (un brano che raramente eseguono dal vivo) ad infiammare il pubblico che risponde al fuoco, ondeggia paurosamente e finalmente gode, in maniera libera e animalesca! Splendido il drum solo di “Sacrifice” e poi tutti giù a rotolarsi sul prato al ritmo di “Killed By Death”, “Ace Of Spades” e “Overkill”, un trittico finale da sballo, coinvolgente e rovente, aspro e roco, come l’ugola di Lemmy, è lui il vero Papa, l’unico e solo capo della Chiesa Metallica! Intorno alle 21,30 tutto è pronto per un nuovo set, quello forse più atteso dalla moltitudine qui convenuta, quello dei ritrovati Iron Maiden, che sono risorti a nuova vita dopo il ritorno nelle loro fila del “figliol prodigo” Bruce Dickinson e che hanno pubblicato di recente “A Matter Of Life And Death”, un album di buona levatura, degno della loro fama. Il guitar work di Adrian Smith e Dave Murray, il pulsare costante del basso di Steve Harris, e il tambureggiare epico e travolgente di Nicko Mc Brain, sostengono a dovere la vocalità poderosa e forte del ritrovato Bruce Dickinson che, dopo aver risolto alcuni problemi di microfono, offre il meglio di se stesso al pubblico romano in una sana e gustosa alternanza fra presente e passato della band. Bruce presenta un vecchio brano, un pezzo che non eseguono quasi mai dal vivo e che regalano a Roma questa sera! Si tratta di “Children Of The Damned”, tratto da “The Number Of The Beast”, album del 1982, una ballata epica di grande spessore che ci fa piacere ripassare con tale maestro! C’è tanta gente, il consumo di birra è elevato, l’atmosfera però è tranquilla, gioiosa e solidale, a dimostrazione che il pubblico metal è affidabile e serio, quanto di meglio si possa sperare di incontrare, anche nella vita di tutti i giorni! Il coro che accompagna “Fear Of The Dark” è impressionante, mentre le chitarre elettriche si rincorrono felici su “Run Of The Hills”, le cui note dilagano fra il pubblico, che si scopre finalmente beato! Gli Iron Maiden suonano per oltre due ore, ben supportati anche da una scenografia curata nei minimi particolari . Al momento dell’esecuzione di “Iron Maiden”, il brano omonimo tratto dal primo album della band, nel 1980, appare sul palco un carro armato con tanto di cingoli rotanti, il cui cannone comincia a fare fuoco al momento in cui Bruce intona “iron maiden gonna get you!” L’effetto è divertente, senza dubbio, ma forse la messa in scena si poteva anche evitare, dato che non si avverte tanto il bisogno di una esibizione di forza, nello stato di guerra permanente in cui ci troviamo oggi nel mondo. Ma la musica è tanta e tale che travolge ben presto anche i nostri pensieri: “Run To The Hills”, “Brave New World” e “2 Minutes To Midnight” ci regalano un finale roboante, una cavalcata metallica che ci riporta ai tempi in cui gli Iron Maiden, allora perfetti sconosciuti, aprirono il concerto dei Kiss a Castel Sant’Angelo. Sono rimasti praticamente gli stessi, legati a quella tradizione hard rock che è propria della working class britannica, fedeli alla linea, solidi e rigorosi , molto professionali e anche generosi, al punto che un Bruce Dickinson sorridente e in grande forma annuncia, prima di salutare un pubblico in festa, il ritorno a Roma degli Iron Maiden il prossimo anno, per eseguire “Powerslave”, “The Rime of the Ancient Mariner” e tutti gli altri vecchi brani rimasti fuori dal concerto di questa sera! Non potevamo sperare di meglio! Thank you, Bruce! Long Live the Maiden! And thank you very fuckin’ much, Lemmy!
Articolo del
21/06/2007 -
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