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Preceduti dalle note sontuose di Ludwig Van Beethoven, lo stesso pezzo finito poi sulla colonna sonora di “Arancia Meccanica”, il noto film di Stanley Kubrick, fanno tappa a Roma i ritrovati Cult, il gruppo inglese che conobbe un discreto successo giusto a metà degli anni Ottanta, grazie ad una sana miscela fatta di un rock and roll elettrico e roboante, di astute citazioni psichedeliche e di un granitico substrato metal. Dopo il successo di album come “Love”, un disco d’esordio assolutamente fantastico, di “Electric” e di “Sonic Temple”, un susseguirsi nefasto di malesseri esistenziali, di abusi alcolici e droga, misero fuori combattimento quella che era la line up originale della band, che adesso si ripropone attraverso questa reunion basata essenzialmente sul ritrovato feeling fra Ian Astbury, il vocalist (che una volta si riteneva emanazione diretta del Dio Scoiattolo e si agghindava adeguatamente con un tanto di copricapo dotato di coda pelosa) e Billy Duffy, il chitarrista, una fucina inesauribile di riff elettrici e gustosi. Si parte subito alla grande, sulle note di “Nirvana”, lo stesso pezzo con cui i Cult aprirono un loro storico concerto al Marquee di Londra, un brano che è in realtà una cavalcata hard rock, entusiasta ed elettrizzante. Seguono “Spiritwalker” e “In The Crowd”, una canzone nuova che però ricalca fino in fondo gli stilemi espressivi propri della band. Il concerto sale decisamente di tono quando arriva il momento dell’esecuzione di “Sweet Soul Sister”, un brano fragoroso e corale che coinvolge tutti i presenti. E’ il guitar work di Billy Duffy che comanda tutte le operazioni, e i brani che seguono, sia “The Witch” che “Electric Ocean”, sono entrambi ispirati dalle note furenti ma al tempo stesso molto catchy ed intriganti della chitarra elettrica. L’apoteosi, il delirio, la fusione nucleare degli elementi è però qualcosa che riguarda solo e soltanto “Rain”, un pezzo devastante, un brano storico ma ancora carico di una energia tale da far risvegliare i morti!!! Quel “here comes the rain” ripetuto più volte nel refrain è cantato a gran voce da un pubblico felice che danza a piedi nudi sull’erba, secondo la ben nota tradizione dei gloriosi rock concert degli anni Settanta! D’altra parte i suoni sono quelli, l’atmosfera è la stessa, e anche l’esecuzione di “Revolution” ribadisce l’integrità assoluto, quel senso di appartenenza al Rock che i Cult vogliono ancora oggi mostrare. Se però un appunto critico deve essere rilevato, riguarda la sezione vocale della band: è passato del tempo, la convinzione di Ian Astbury è la stessa, la sua voce no, e non regge più i toni alti di una volta. Se poi viene sforzata, allora il risultato è ancora peggiore, meglio allora passare ad un breve set acustico, che vede Ian e Billy, da soli sul palco, eseguire quella “ Edie(Ciao Baby)”, che aveva reso celebre “Sonic Temple”, una metal ballad ispirata ed emozionante. Con il ritorno sul palco della sezione ritmica della band, che Ian si diverte a definire “the americans”, i Cult affrontano la parte finale del concerto che prevede altri diluvi chitarristici e la presentazione di “I Assassin” una canzone che probabilmente sarà il brano guida del nuovo album della band, la cui uscita è prevista per il prossimo mese di settembre. Il volume degli amplificatori, fino ad allora un po’ troppo basso per un concerto di puro Hard Rock, viene finalmente alzato in occasione del brano conclusivo del concerto, quella “She Sells Sanctuary” che riconcilia il pubblico e noi tutti con il mondo intero e ci vede ancora una volta piegati sulle nostre “air guitar” immaginarie per volare lassù dove i riff visionari ed incandescenti della chitarra di Duffy ci conducono! Amen!
Articolo del
18/06/2007 -
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