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Le nuove strade del rock australiano non smettono mai di riservare sorprese. E’ il caso dei Drones, una rock band di indubbia levatura, dalle origini punk e con una musicalità aggressiva e forte ma che - con la pubblicazione di “Gala Mill“, il loro terzo album, registrato nel 2005 in Tasmania - ha raggiunto una buona maturità sul piano compositivo. Il disco che ha venduto oltre diecimila copie in Australia, va benissimo in Spagna ed in Olanda e adesso i Drones sono qui in Italia per una serie di concerti dal vivo che si annunciano entusiasmanti e ricchi di significato. Abbiamo incontrato Gareth Lilliard, 32 anni, chitarrista, vocalist nonché principale songwriter della band, poco prima della esibizione romana dei Drones al Circolo degli Artisti.
- Quando e come avete iniziato come gruppo?
G.: “E’ stato quasi dieci anni fa , ma siamo sempre stati nella musica, a cominciare dai giorni del Liceo, quando mi è stato chiesto di sostituire il chitarrista di un gruppo locale. E’ andata bene, e da allora in poi ho migliorato la mia tecnica di base e ho cominciato anche a comporre delle cose.”
- Quali sono state le tue principali influenze musicali?
G.: “Beh, per quanto riguarda l’’Australia, di sicuro i Radio Birdman e gli Scientists, mentre in America mi sono sempre piaciuti molto i Black Flag di Henry Rollins. Ascolto anche tanto jazz comunque, soprattutto i primi dischi di Charlie Parker e di Ornette Coleman! “
- Sapevate dell’esistenza di altri Drones, gruppo punk inglese dei primi anni Ottanta?
G.: “No, non lo sapevamo! Voglio dire, adesso sì, ma allora, quando ci siamo trovati a dare un nome alla band, non ne eravamo proprio a conoscenza! Abbiamo scelto di chiamarci The Drones (i fannulloni, i perditempo) così per gioco, tanto per divertirci un po’.”
- Questo “Gala Mill”, il vostro terzo album, suona in maniera diversa rispetto ai primi due, è più riflessivo, intimista... Sei d’accordo?
G.: “Sì, è proprio così. E’ un album più oscuro , ma meno aggressivo rispetto agli altri due. Ci abbiamo lavorato sopra in modo diverso, direi anche più maturo e sono molto soddisfatto dei risultati che abbiamo ottenuto.”
- Il “guitar work” dell’ultimo album sembra ispirato al lavoro che Neil Young ha fatto per la colonna sonora di “Dead Man”, brani strumentali di ispirazione desertica...
G.: “Vedi, siamo cresciuti nella città di Port Hedland, un luogo sperduto nel Nord Ovest dell’Australia, nel bel mezzo di niente, un posto libero, sconfinato e desertico che ci è rimasto dentro e che ci ha offerto molti motivi di ispirazione per la nostra musica.”
- Abitate ancora da quelle parti?
G.: "No, non più. Ci siamo trasferiti a Perth e da lì a Melbourne, dove viviamo ancora adesso. Melbourne è la città giusta per chi vuol fare musica, ti offre tanti stimoli e molte opportunità.”
- Sei tu che ti occupi delle liriche e delle musiche dei brani?
G.: “Sì, sono io che scrivo le musiche e anche i testi delle canzoni, anche se poi tutto quanto deve passare la supervisione del resto della band. Finora è andata bene...”
- Te lo chiedo perché all’interno di “Gala Mill” si possono trovare canzoni d’amore tristi e sconsolate accanto ad un paio di brani che raccontano fatti storici molto estremi, molto violenti come evasioni, omicidi e cannibalismo Sono cose realmente accadute in Australia?
G.: “Beh, le canzoni d’amore tristi e sconsolate sono dichiaratamente autobiografiche, mentre il resto dipende dal fatto che la storia dell’Australia è sempre stata oscura e violenta. Va ricordato che l’Australia era usata dagli Inglesi come una prigione. Aggiungi a tutto questo il genocidio degli Aborigeni e ti trovi a dover fare i conti con quello che sembra essere un film dell’orrore. Nelle nostre canzoni il passato si mescola con il presente, e puoi trovare anche qualcosa sulla guerra in Iraq, sulle esecuzioni in diretta tv ed altre porcherie del genere. Purtroppo oggi viviamo in una condizione di guerra permanente e non c’è via di scampo all’orrore.”
- Dove si trova esattamente la “Gala Mill” del titolo , fotografata anche sulla copertina dell’album? Sembra un posto affascinante...
G.: “E’ il luogo dove abbiamo registrato l’ultimo album. Si tratta della Gala Farm di Cranbrook, non lontano da Swansea, a circa 300 km a Nord di Habart, la capitale della Tasmania. Siamo rimasti lì per una settimana. Abbiamo registrato dal vivo in studio. Pensa che la città più vicina era lontanissima! Sei in mezzo al nulla e devo confessarti che di notte, senza luce alcuna, con il vento che soffiava forte e con degli ululati di animali, il posto faceva anche paura. Sai, la Tasmania è un po’ come l’Alaska, ci sono poche persone in giro, è uno dei posti più solitari del mondo e nel 1800 era anche essa una prigione a cielo aperto.
- Prima di avere fortuna con i Drones cosa facevi per mantenerti?
G.: “Sono sempre stato nella musica, non ho mai pensato di fare altro dopo la scuola, e quando non avevo i soldi per andare avanti facevo il “roadie” per altre rock band.
- Sono passati quasi due anni da “Gala Mill”. Siete pronti per un nuovo album?
G.: “Beh, i tempi sarebbero giusti, ma non riusciamo mai a fermarci, ad andare in studio per registrare. Il fatto è che siamo sempre in tour, quello di questa sera sarà il nostro concerto n. 29, e ne abbiamo altri 24 da fare!!! Per adesso ci sta bene così, sai è il modo migliore per far conoscere la nostra musica in tutto il mondo.”
- Quali sono le caratteristiche della musica australiana, e in che cosa si distingue dal pop-rock inglese e americano?
G.: “Il pop inglese è molto conservatore, molto tradizionale, mentre da noi fare musica significa esprimersi anche in modo selvaggio, talvolta brutale. Noi dei Drones troviamo diversi punti di contatti con certo rock libero e visionario della West Coast americana, mi riferisco a certe vecchie cose dei Kyuss, per esempio, una band fantastica che ci ha ispirato molto.”
Articolo del
02/06/2007 -
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