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Serata di rock australiano, creativo, sperimentale e selvaggio questa sera al Circolo. L’ambasciata di Australia ha fatto in modo di riempire di gadget pubblicitari le tasche di ogni singolo spettatore, ma la fascinazione esercitata da quella terra lontana, va ben oltre T-shirt e cappelletti. Spetta ai Drones il compito di aprire le danze di fronte ad un pubblico che diventa sempre più numeroso ed attento. La band è piuttosto conosciuta in Australia e con la pubblicazione di “Gala Mill” è al suo terzo disco ufficiale. Adesso Gareth Liddiard, chitarra e voce, Dan Luscombe, chitarra solista, Fiona Kirschin, al basso e Mike Noga, batteria, sono in tour in Europa e riversano dal vivo tutta l’energia di cui sono in possesso. Bisogna dire che rispetto al disco gli arrangiamenti dei brani sono di certo più vivaci e che l’afflato punk dei primi due album torna a farsi sentire. Chitarre esplosive, ritmi serrati con Gareth che si agita come un indemoniato sul palco e ripercorre idealmente le sonorità di altre punk rock band australiane, come Radio Birdman, New Christ o Scientists, gente che ha tracciato il percorso diversi anni fa. Dopo una breve pausa, arriva il momento di Warren Ellis, fino ad allora in giardino in compagnia di una bottiglia di buon vino, e dei suoi Dirty Three, la band australiana nata da una costola dei Bad Seeds di Nick Cave. Warren Ellis, malgrado l’impegno con i Grinderman, la nuova rock band arrabbiata e furente messa su con l’amico Nick, riesce ancora a trovare il tempo per la sua creatura preferita, quei Dirty 3, che gli permettono - a fianco di Mick Turner, chitarra e di J.White, batteria - di dare spazio al suo genio creativo e di liberare nell’aria degli interventi di violino assolutamente superbi, all’insegna di quella “Celestial Music” che non a caso è anche il titolo di una delle sue composizioni. E’ musica da non consumare, non c’è spazio per le chiacchiere di chi viene tanto per passare la serata, sono suoni che impegnano il cuore e la mente , come quando le note di “Sea Above Sky Below”, lancinanti, drammatiche e trascendenti, si propagano in sala. Molto bella anche “Hope”, una luce di speranza su un mondo che sembra aver perso la voglia di comunicare, di cercare di capire. Il concerto è esclusivamente strumentale, a tratti sperimentale e folle, sulla scia di certi musicisti “freak” della San Francisco di fine anni Sessanta, ma il violino di Warren Ellis, da solo, dà un senso al fatto di essere venuti. Non manca l’ironia, talvolta sferzante, nei confronti della tanta ipocrisia che governa il nostro vivere civile e purtroppo anche i destini del mondo, ed è per questo che Warren regala una scellerata “Everything Is Fart” ad un pubblico che sembra non attendere altro e si lascia sedurre dai voli pindarici di quel violino, agitato in aria, maltrattato e strofinato con una passione indicibile.
(la foto di Warren Ellis in concerto al Circolo degli Artisti è dello stesso autore dell'articolo Giancarlo De Chirico)
Articolo del
25/05/2007 -
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