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Noel Gallagher & Gem (Oasis)
Noel Gallagher & Gem (Oasis) live @ Blue Note - Milano, 29 novembre 2006
Milano
29/11/2006
di
Andrea Bagnasco
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Per tutti i fanatics del brit pop è un po’ un dubbio senza soluzione. O forse è proprio il dubbio. Come nel calcio non si finirà mai di cercare di capire chi sia stato il più grande fra Pelè e Maradona, così nel brit pop chiunque ha ottimi motivi per sostenere quale dei due fratelli Gallagher sia essenziale e imprescindibile per gli Oasis e per la storia di questo genere musicale. Il concerto che Noel Gallagher ha tenuto nella intima e raccolta atmosfera tipicamente jazz del Blue Note di Milano sembra però fornire una mezza risposta a questa domanda: forse alla fine saranno davvero essenziali tutti e due, ma sicuramente credo sia impossibile dire, dopo la performance milanese, che si possa fare a meno di Noel. Sul palco salgono in 3: Noel e la sua Gibson acustica, Gem, diviso fra la chitarra elettrica e l’organo hammond, e un batterista con giusto un tamburo, un piatto e poco più. Nell’inevitabile mezz’ora di ritardo si pensa a quali dei grandi classici faranno, ma al primo Mi minore si capisce che non sarà una serata come le altre: l’apertura è infatti per la trascinante “(It’s good) to be free”, seguita dalla splendida semplicità di “Talk tonight”. Una buona metà del pubblico non capisce: sono canzoni nuove? O forse cover? Mai sentite prima… Niente di tutto ciò. In realtà Noel e Gem hanno portato sul palco tutti quei pezzi che è normalmente quasi impossibile sentire ad un concerto degli Oasis: b-sides e ricercatezze tratte dai primi due album come “Half the world away”, “Cast no shadow”, “Fade away”, “Whatever” fino a “Slide away” e alla conclusiva “Married with children”. Intervallate solo qua e là da alcuni dei successi che li hanno resi davvero famosi come “Wonderwall”, “The importance of being idle” e “Don’t look back in anger”. Unendo all’eccezionalità della scaletta l’indiscutibile ispirazione e calore della voce di Noel e i virtuosismi solistici di Gem, già si potrebbe parlare di un “set quasi perfetto”. Aggiungendo poi gli arrangiamenti inediti - fatto questo assolutamente impensabile per chi, come me, aveva già assistito ad altri concerti del gruppo di Manchester - che hanno dato nuove forme e sfumature inaspettate alla maggior parte dei pezzi, aggiungendo una splendida interpretazione della beatlesiana “Strawberry fields forever”, aggiungendo addirittura qualche sorriso dispensato qua e là dal palco e alcune battute quasi divertenti rivolte al pubblico, beh forse allora si è trattato sul serio del concerto perfetto. Certo non è stato trascinante nei ritmi né smisurato nella sua durata, ma è stato comunque capace di emozionare e coinvolgere totalmente l’intero pubblico, anche quella parte che prima di entrare al Blue Note conosceva soltanto 3 o 4 dei pezzi in scaletta. E proprio l’ovazione finale di quella parte di platea è stata la testimonianza più evidente della grandezza e del valore degli artisti sul palco.
Articolo del
08/12/2006 -
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