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Vengono da Brooklyn, New York e sono il nome nuovo sulla scena del nuovo rock americano. Si fanno chiamare Tv On The Radio ma in realtà sono una poderosa fucina di suoni, un collettivo musicale di incredibile talento e bravura. Tutto gira intorno alle suggestioni e alle idee musicali di Tunde Adebimpe, Kyp Malone e David Andrei Sitek, il vero nucleo creativo della band, che viene supportata dal vivo da una sezione ritmica di tutto rispetto, quanto mai cupa e martellante. Dopo l’inaspettato successo di “Desperate Youth, Blood Thirsty Babes” del 2004, il brillante disco d’esordio, adesso i Tv On The Radio portano in tour “Return To Cookie Mountain”, il loro secondo album, un lavoro che ha fatto concentrare sul gruppo l’attenzione di tanta stampa specializzata americana. La formula adottata dalla band è quanto mai varia ed originale, con quel tappeto di elettronica dal quale emergono vocalità soul e chitarre rock, sonorità tipicamente blues accanto a “loops” di ottima fattura. Bisogna essere davvero bravi per mettere insieme tutto questo, per dare una unità compositiva a quello che in apparenza sembra uno strano magma, e allora siamo in molti ad aspettare il gruppo dal vivo. L’attesa è ben ricompensata. Si parte subito alla grande con “Wash The Day Away”, un brano impregnato di elettronica, ma anche di forti echi psichedelici, si prosegue poi con “The Wrong Way”, cadenzata, evocativa e pesante. “Dreams” è semplicemente fantastica, con quel suo “beat” ossessivo ed inquietante, dilatato dall’intervento delle chitarre e dal ricorso frequente ai “loops” e all’elettronica. La canzone è una sintesi drammatica, ricca di tensione, sui fallimenti di sogni e di ideali della gioventù americana. Per immaginare “I Was A Lover”, pensate a che effetto può avere una vecchia canzone “soul” infarcita di elettronica e lanciata in pasto ad un pubblico giovane, quanto mai sorpreso ed esterrefatto. Chi si aspettava del puro intrattenimento, stenta a carburare, ma poi si lascia travolgere dal fiume in piena rappresentato da questi giovani musicisti neri (solo il primo chitarrista è un bianco) seri, impenetrabili e determinati. “Wolf Like Me” è un rock and roll in piena regola, spinto a velocità folle, è un brano cupo e decadente, molto aggressivo con un “groove” trascinante che cattura il pubblico, che ondeggia paurosamente verso il palco. Altro che nome nuovo tirato fuori dalla critica in assenza di altro, questi Tv On The Radio sono una vera e propria forza della natura! Sono epici ed esaltanti, sanno essere drammaticamente melodici e commoventi, sono uno sballo!!! Sappiamo che i Tv On The Radio sono il gruppo preferito da David Bowie ed in effetti la melodia di “Hours” sembra presa in prestito da qualche brano del Duca Bianco, e l’accompagnamento strumentale invece sembra regolato dai Tin Machine! “Province” è una ballata elettronica molto ispirata, impreziosita da un’esecuzione impeccabile da parte del gigantesco “vocalist” della band. Arriva poi “Bomb Yourself”, una denuncia letale ed implacabile della tendenza guerrafondaia del popolo americano che ufficialmente detesta la guerra poi invece si siede sul divano e gode a vederla trasmessa in diretta dalla tv. Segue un tambureggiare frenetico e assurdo, Tunde Adebimpe che impugna un microfono e grida le parole che compongono “Let The Devil In”. Sembra di essere tornati davvero alle manifestazioni di protesta delle Pantere Nere, e Tunde è un novello Malcom X! Poi riconosco nel frastuono più totale una “cover”, quella di “Satellite Of Love” di Lou Reed, ma le note devastanti e bollenti di “Blues From Down Here” coprono ben presto ogni accenno melodico. Si cavalca ancora una volta nel segno delle voci di protesta dei ghetti neri, desiderosi di giustizia sociale e non di guerre mondiali. Nel finale una incredibile versione, intensa e rallentata ad arte, quasi “a cappella” di “Staring At The Sun”, il primo singolo tratto da “Desperate Youth”. Il brano sembra quasi una preghiera laica, un gospel dell’era moderna, così ipnotico e carico di “loops”. Un’emozione forte, che raramente capita di provare, T.O.T.R. è la sigla vincente, è il segno della musica nera che trionfa, che rinuncia all’hip hop (thank you, my sweet Lord) che si impone nel segno di nuovo Soul che trasuda di Rock e di battaglia urbana!
Articolo del
04/09/2006 -
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